"Fire & Ice" è il suo nono album, ed è con una sincerità quasi programmatica, il solito buon disco di ISSA.
Al netto delle molte parole spese nel tentativo di definirlo diverso dal solito, il canovaccio non cambia: undici brani di AOR levigato, melodie costruite per restare subito in testa, tastiere importanti, chitarre mai davvero minacciose e una voce che preferisce accarezzare il ritornello piuttosto che forzarlo. Il copione è noto, ma non per questo privo di efficacia.
Magari si percepisce qualche atmosfera leggermente più notturna e levigata, ma la sostanza di cui è composto l'universo di miss Øversveen non può mutare all'improvviso, alterando il mood e lo stile raffinato che da sempre la caratterizzano.
L’album come di consueto edito da Frontiers Music, affida completamente scrittura e produzione ai fratelli Tom e James Martin, con il primo impegnato anche a chitarra e basso e il secondo alle tastiere.
Questa centralizzazione del lavoro spiega molto del risultato. I Martin scrivono con piena consapevolezza del personaggio ISSA: le canzoni non cercano rotture, giocano invece sulla pulizia degli arrangiamenti, sull’alternanza fra strofe e ritornelli, su melodie dal gusto pop che vengono rivestite con il necessario abbigliamento rock. È un songwriting competente, professionale, persino generoso nella quantità di hook disseminati lungo il percorso. Al tempo stesso, raramente si concede quell’imperfezione o quello scarto capace di far sembrare una canzone inevitabile anziché soltanto ben progettata.
"The Call Of Love", "Stranded", la title track e "All Or Nothing" definiscono subito il terreno. AOR patinato, sentimenti in evidenza e ritornelli che si lasciano "prendere" senza opposizione. La scrittura procede per formule collaudate, ma le applica con mano sicura, evitando cadute nel cattivo gusto pur senza sottrarsi del tutto a qualche passaggio già sentito. Non è un disco che pretende di iscriversi alla lista delle novità. Ma sa esattamente dove mettere il ritornello, quando far entrare le tastiere e quanto spazio lasciare alla voce.
Dove i Martin provano a uscire dalla comfort zone, "Fire & Ice" acquista qualche grado in più. "Bullet On The Road" viene indicata come un episodio di impronta Jim Steinmaniana, quindi più teatrale e magniloquente, mentre "Pay The Price" e la mega-ballatona "Sea of Desire" rappresentano il versante più classicamente AOR della proposta. Sono i momenti in cui la scaletta respira meglio, perché il duo non rinnega il proprio linguaggio ma ne cambia leggermente prospettiva, inserendo una tensione narrativa che altrove resta più sullo sfondo.
Da anni Issa Øversveen sembra inseguire, forse senza dichiararlo apertamente, l’idea di diventare una versione dei Roxette leggermente più rock. Il cuore della sua musica batte soprattutto per il pop melodico, per le armonie vocali e per la canzone immediata, mentre le chitarre servono più a irrobustire il quadro che a scuoterlo. Le manca forse una firma autoriale paragonabile a quella di Per Gessle, capace di elevare e talvolta superare i propri modelli di riferimento, ma possiede un’identità riconoscibile e la capacità di rendere credibile questo universo di romanticismo notturno e FM rock.
Il difetto di "Fire & Ice" è dunque anche il suo pregio: non sorprende quasi mai, ma parimenti non tradisce mai il suo pubblico. È un buon disco, ben scritto e ben confezionato, forse troppo disciplinato per lasciare un segno profondo, ma abbastanza solido da confermare ISSA come una presenza affidabile nel melodic rock contemporaneo.
https://www.youtube.com/watch?v=TcqF_GhWuVA