Copertina di Euch'mau noir bis dei Galibot
Recensione Black · Album

Galibot Euch'mau noir bis

di Daniele D'Adamo 30 Agosto 2026 - 00:00
Band
Galibot
Tipologia
Album
Genere
Black
Nazione
Francia

"Euch'mau noir bis", secondo full-length pubblicato dai Galibot durante la loro breve carriera, altri non è che la ripubblicazione, da parte delle mani esperte della Les Acteurs de L'Ombre Productions, del debut-album "Euch'mau noir", uscito come autoproduzione nel 2024. La differenza, riscontrabile ovviamente nel miglioramento del prodotto iniziale, insiste anche nell'aggiunta di due brani: "Le Galibot" e "Schlamms". E, inoltre, della presenza esplicita di un batterista, Robin G.

È chiaro che l'impianto di partenza non viene sconvolto da questa evoluzione, se così si può dire, il che consente di godere appieno del sound primigenio di una band dedita al black metal nella sua manifestazione più ortodossa. I francesi, del resto, si applicano piuttosto bene, in questo genere, quasi affiancassero i leggendari act nordeuropei che hanno profondamente segnato la Storia del metallo più nero.

Nel caso in ispecie, si deve segnalare la particolarità dovuta alla presenza di una frontwoman, fattispecie rara in questo ambito, che tuttavia svolge molto bene il proprio compito, affrontando le linee vocali con aggressività e ferocia, grazie all'uso di un aspro incrocio fra screaming e growling, non disdegnando qualche oscuro passaggio in clean ("Barbara"). Insomma, benché apparentemente di poca esperienza (a inizio carriera orchestrava un'omonima one-woman band), Diffamie si dimostra una cantante versatile e molto sicura di sé, dal piglio decisamente professionale.

Perfetta per uno stile rigorosamente adeso ai dettami classici del genere, fondato sulla quella foga misantropica che consente a chi ascolta di isolarsi dal dolore e dalle sofferenze della vita di tutti i giorni. Foga che si tramuta in furore musicale, giacché i Nostri sparano fuori a tutta velocità il loro malessere interiore, offrendo un'esplosione di note e accordi sulle cupe ali di un sempiterno blast beat, anche in questo caso irreprensibilmente eseguito dal già citato Robin G., sì da stordire gli orecchi con delle micidiali, tremende mazzate sulla schiena che rispondono ai titoli dei brani.

Ci mettono però pure del loro Thomas Deffrasnes, chitarra e seconda voce, assieme a Clément Joly al basso. Forse è proprio nel lavoro alla sei corde di Deffrasnes che si misura l'appartenenza della compagine d'oltralpe alle frange più estremiste e allo stesso tempo più legate alla tradizione del black metal. I poderosi riff partoriti dall'ascia da guerra sono rapidi e incessanti, nel loro incedere, alla luce o meglio alle tenebre di un suono che ha il sapore di zanzariero ma che in fondo non lo è. Al contrario, la parte solista è in perenne movimento esattamente come da copione, elaborando ogni tipo di ricamo e orpello riuscendo con precisione nel difficile compito di regalare al mood un tono drammatico, declinante nella tristezza se non nella depressione.

A Joly, infine, la responsabilità di inspessire il più possibile i vuoti lasciati per strada dal riffing di Deffrasnes. Tanto per cambiare, nondimeno in questo frangente si nota un'adesione senza soluzioni di continuità allo sviluppo di un black metal che può tranquillamente dirsi come black metal e basta. Circostanza peraltro rinvenibile nelle canzoni, figlie rispettose della concezione musicale del gruppo tricolore. Il percorso, ben definito, dall'intro "Les galibots" alla ridetta "Schlamms" non presenta difetti ma nemmeno sussulti. Un po' di melodia a spezzare la devastazione a tappeto delle membrane timpaniche c'è, qua e là, ma è davvero poca cosa se paragonata alla distruzione operata dalle canzoni stesse. Le quali offrono la vista di un songwriting adulto, ben lontano da una band alle prime armi, ma anche poco propenso a tirar fuori da cilindro qualche brano che si discosti dal tono imperante.

"Euch'mau noir bis" è un'opera che propone black metal a profusione, ottimo per sfamare tutti i palati del metal estremo versante black. Un poco meno per saltar fuori con decisione i Galibot dalla marea di realtà che popolano il medesimo versante, per via di un modus compositivo non particolarmente raffinato.

Daniele "dani66" D'Adamo

https://youtu.be/Zv-_vgGFrPA?list=RDZv-_vgGFrPA

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