Copertina di Eclipse dei Xandria
Recensione Symphonic · Album

Xandria Eclipse

di Paolo Fagioli D'Antona 9 Agosto 2026 - 12:00
Band
Xandria
Tipologia
Album
Etichetta
Napalm Records
Genere
Symphonic
Nazione
Germania

L'iconica band symphonic metal tedesca guidata dal mastermind Marco Heubaum negli anni si è ritagliata un ruolo sempre più importante e credibile nella scena symphonic nonostante i tanti cambi di line-up e soprattutto di lead vocalist che hanno visto la band passare solamente negli utimi dodici anni da Manuela Kraller, a Dianne van Giersbergen, fino ad arrivare con il precedente disco del 2023 The Wonders Still Awaiting ad Ambre Vourvahis.

The Wonders Still Awaiting ce lo ricordiamo come un disco avvincente, stratificato , pomposo, ma anche vario, con un ottimo songwriting e una vocalist che riusciva ad essere estremamente eclettica passando da una timbica più classico ad una più pop ad un'altra ancora più potente, sfociando spesso e volentieri nel growl puro. Sarebbe facile tuttavia quando si parla di questa band limitarsi a soffermarsi sulla magnifica e versatile voce di Ambre o sulle pompose e cinematiche orchestrazioni con tanto di cori. La realtà è che anche la varietà negli stili chitarristici che accompagnano l'album sono notevoli; Marco infatti ci propone riff che vanno dal power al melodeath, passando per l'heavy puro fino addirittura al djent come succede nella traccia Colours, senza contare alcuni assoli di stampo decisamente gilmouriano ! Insomma se si pensa alla staticità chitarristica dei primi album degli Xandria, qui si sono fatti dei notevoli passi avanti e non è un caso che lo stesso Marco sì è sempre dichiarato fan di tante band nel panorama rock/metal. Dai Priest ai Pink Floyd e se vogliamo estendere la questione, un'altra delle sue passioni sono le colonne sonore dei film, dovendo quindi citare Hans Zimmer, Danny Elfman e John Williams tra i suoi preferiti.

Dal punto di vista del titolo, della copertina, della musica e delle liriche, Eclipse è un disco fatto di elemento contrastanti. Ascoltando l'album infatti e guardando la splendida copertina si ha la sensazione che questo sia un album più leggero e meno cupo del suo predecessore. Senz'altro dal punto di vista musicale questo potrebbe essere vero, ma il pessimismo e il lato più dark del platter viene fuori nelle liriche che guardano allo stato attuale del mondo, riflettono su una possibile fine dei tempi, parlano dell'uomo all'interno del proprio universo con temi esistenziali e varie canzoni che portano con sé dei messaggi importanti. The Shannon's Home per esempio si riferisce ad un fiume irlandese e di come il suo corso influenzi e cambi la morfologia del territorio (e viceversa) riflettendo su come noi esseri umani nel percorso della nostra vita facciamo lo stesso in ogni nostra decisione e ogni nostra azione che inevitabilmente va a intersecarsi con quelle delle vite degli altri. Anche noi quindi veniamo influenzati e influenziamo a nostra volta come quello stesso fiume che scorre attraverso una particolare area geografica.

Ed è proprio The Shannon's Home secondo noi, uno dei pezzi più brillanti dell'album. Un brano che potrebbe per certi versi richiamare una I Want My Tears Back dei Nightwish per il suo ritmo up-tempo, le sue atmosfere folk e quel ritornello che ti cattura sin dal primo ascolto " take me home, take me home to the golden fields...."- il pezzo si tramuta improvvisamente in una sezione più granitica prima che un bell'assolo e uno stacco folkloristico con tanto di pianoforte e flauto ci rimandino alla melodia del ritornello.

L'intro iniziale del disco sfocia direttamente nella title-track che subito ci travolge di cori, pomposità e riff granitici e un assolo.di chitarra al fulmicotone. C'è anche spazio per una parte in growl verso la fine del pezzo, elemento che purtroppo viene usato poco in questo disco e quando trapela appare più forzato che altro. Peccato, perché una dei lati forti della voce di Ambre è proprio l'utilizzo di questa tecnica che tanto aveva giovato alla varietà di un disco come il predecessore del 2023, donando quella carica e quell'aggressività ad una band che altrimenti potrebbe risultare a tratti un pochino "stucchevole".

Colours ci regala un incipit inaspettatamente heavy anche grazie a quelle chitarre djent che sono una novità nel sound degli Xandra ma che ormai non sorprendono più dato il loro abuso in quasi ogni sottogenere del metal incluso il Symphonic (anche gli Epica per dire han scelto di includerle nel loro ultimo platter). Interessante lo stacco in pieno stile gotico con dei bei vocalizzi da parte di Ambre, ma in generale la canzone non ci fa gridare al miracolo.

The Grand Delusion invece è un bel pezzo che parte fiero e trionfale,  per un brano che flirta col power metal e ci offre un altro ritornello di spessore e molto catchy.  Il pezzo si irrobustisce verso la fine con tanto di chitarroni e cori gotici e l'ennesimo assolo di chitarra fulmineo. Un brano semplice, che non vuole strafare ma che funziona.

Wave of Tanis parte delicata e ci introduce già dall'incipit al chorus dettato dalla voce di Ambre che si distingue per un l'ennesima prova di livello. "Fire in the sky , now the kings are gone forever" il tutto trasuda di una grande epicità e di un grande pathos e le sinfonie completano al meglio l'opera .

Northstar è un altro pezzo che parte frizzante ma che poi si tramuta in un qualcosa di malinconico per poi riprendere "corpo". Altro ritornello spaziale ed epico che ci ha davvero deliziato ed un singolo perfetto per questo disco, nonostante un pochino di prevedibilità in questi ultimi pezzi. Pregevole lo stacco di pianoforte su cui poi il ritornello viene ripreso.

Masquerade cambia le carte in tavola con dei riff serratissimi tanto che sembra quasi di ascoltare i Primal Fear prima che Ambre riprenda le redini del brano che anche qui si contraddistingue per un bel ritornello armonioso e cantabile. C'è poi uno stacco in pieno stile hollywoodiano accompagnato dallo scream che dona un tocco dark al pezzo per un altro brano riuscito che si arricchisce oltretutto di una bellissima sezione folkloristica con tanto di chitarra acustica prima di esplodere nuovamente.

È da qui in poi che il disco tenta i suoi "esperimenti" con esiti non molto convincenti a partire dalla ballad The Last Generation che viene salvata solo dalla bellissima interpretazione della vocalist. Anche la suite finale da oltre otto minuti Lore, nonostante la tanta carne al fuoco al suo interno tra sonorità esotiche, i riff granitici, le sfuriate power e il ritornello "allegrotto & catchy" non ci convince pienamente. Manca qualcosa, nonostante anche a livello strumentale il pezzo offra per esempio, alcuni dei migliori e più dinamici fill di batteria del disco. Flauti e sonorità vellutate fanno da interludio al pezzo, prima che un'altra sezione folk ci travolge. Non manca nemmeno la voce in growl... insomma sembra che questo pezzo dovesse essere un melting pot di tutte le idee della band.

Diciamo che il limite di questo disco è proprio questo, ossia la mancanza di efficacia nei suoi pezzi più elaborati e una mancanza di varietà rispetto al suo predecessore. Eppure nei brani più diretti gli Xandria continuano a fare un ottimo lavoro regaladoci un disco pomposo, regale, prodotto magistralmente e trainato da una grande prova vocale. Un'ora più che piacevole, ma a conti fatti abbiamo preferito l'ambizione e la varietà del predecessore, senza contare che troppo spesso questo disco può risultare eccessivamente "zuccheroso", iper-pomposo e iper-melodico... quasi una colonna sonora di un film della disney, fattore che alla lunga potrebbe risultare stucchevole. Per questo crediamo che questo sia un classico disco adatto al fan per eccellenza del Symphonic metal ma che difficilmente potrà avere un forte appeal verso gli appassionati più "tradizionalisti" nei gusti.


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