Copertina di Dream Death dei Hanging Garden (USA)
Recensione Death · Album

Hanging Garden (USA) Dream Death

di Giovanni Picchi 29 Settembre 2026 - 10:00
Tipologia
Album
Genere
Death
Nazione
Stati Uniti

Gli Hanging Garden, da non confondere con l’omonima formazione death-doom finlandese, sono il progetto solista di Dylan Cruz, chitarrista e cantante dello Stato di New York, già attivo in band death metal quali Scumbag e Dissonance ed ex membro dei Noxis. Come spesso accade per altre realtà del nutrito roster della laboriosa Transcending Obscurity Records, il musicista si è dedicato interamente alla scrittura dei brani e all'esecuzione di tutti gli strumenti. Non facendosi mancare nulla, si è seduto anche dietro alla consolle per il mixaggio e il mastering: un fattore che, come è capitato anche di recente per altre band, può rivelarsi un’arma a doppio taglio per questo tipo di produzioni. Diciamo subito che “Dream Death”, che segue l’interessante esordio “The God That Made Them Bow” del 2024, possiede degli ottimi presupposti e può essere considerata un’opera riuscita sotto ogni punto di vista seppur non esente da qualche pecca.

Dal punto di vista musicale l’opera è inquadrabile nel sottogenere technical death metal con venature progressive in quanto Dylan Cruz dimostra di essere un grande musicista, virtuoso delle sei corde e con un approccio sonoro avanguardistico anche se l’album in sé è migliorabile su taluni aspetti riguardo il songwriting: infatti emergono qua e là momenti un po’ prolissi o strutture talmente intricate che ai primi ascolti fanno sembrare il tutto troppo omogeneo, con canzoni che possono sembrare uguali l’una all’altra data la predilezione del nostro di creare musica dai connotati fortemente estremi. La furia esecutiva e i costanti cambi di tempo che saturano il disco non sono figli di un assalto cieco, bensì di una lucida follia compositiva. A un orecchio attento, il progetto rivela una stratificazione profonda, capace di coniugare la scuola tecnica nordamericana come Abiotic, Arkaik e Brain Drill con le contorsioni d'avanguardia dei Krallice e l'impatto brutale dei Wormed.

Le sette tracce in scaletta, quasi tutte sopra i sei minuti, mettono in mostra trame intricate che mutano in continuazione a ritmi vorticosi, lasciando inizialmente pochissimo spazio a rallentamenti o a break più distesi. L’ascolto si fa così impegnativo e cerebrale, una vera sfida di resistenza in cui perdersi sarebbe facile se non fosse per la seconda metà del lavoro, dove Cruz decide di allentare la presa per far affiorare un prezioso pizzico di atmosfera, sfumature malinconiche e un approccio decisamente più introspettivo. La distrazione è costantemente dietro l'angolo proprio a causa di queste trame strumentali che mutano in continuazione e si inseguono a velocità folle, inframmezzate solo qua e là da qualche excursus progressivo o da fraseggi chitarristici più lineari.

Prendendo come esempio la traccia d'apertura, “Arete”, l’inizio è travolgente. La velocità la fa da padrona e il growl di Dylan si attesta su frequenze ora cupe, ora più stridule, tali da lambire il black metal. Anche i suoni risultano quasi saturi, amplificati da un basso molto presente e ben udibile che fa da sfondo ai brani arricchendoli di profondità mentre la batteria rappresenta un vero dilemma: tra le note grafiche a mia disposizione non c’è alcun riferimento che chiarisca se si tratti di uno strumento reale o programmato, ma si può propendere ampiamente per la seconda ipotesi, soprattutto ascoltando un brano come “Ondine”, altro pezzo velocissimo e dai continui cambi di tempo, in cui i fill e le battute in doppia cassa virano su lidi quasi “inumani”; inoltre, la resa sonora complessiva – soprattutto quella dei piatti – restituisce frequenze molto enfatizzate che lasciano chiaramente trasparire una natura artificiale. “Dreamwoven” e “Carambola” mostrano geometrie ancora più complesse con la prima che gioca maggiormente su tempi rallentati e stacchi improvvisi, mentre la seconda punta su un lick di chitarra più orecchiabile e riconoscibile. Entrambe le tracce sono alimentate da dissonanze che qui emergono in maniera molto chiara, mentre le sezioni strumentali godono di ampio respiro, strutturate su un riffing frenetico e stratificato in cui gli assoli si ritagliano spazi brevi ma molto coinvolgenti.

La seconda parte dell’album si presenta decisamente più meditativa e introspettiva, lasciando maggiore spazio alla cura delle atmosfere. In questo scenario, “Endymion” – con i suoi quattro minuti di durata – rende più digeribili le strutture contorte e i tempi sincopati delle strofe mentre “Tears of Lustful, Secret Desire”, più ritmata e meno violenta, presenta trame chitarristiche inclini alla melodia e intrise di sfumature malinconiche, molto vicine a sonorità black metal soprattutto nel finale, dove il suono del basso ben udibile amplifica la cupezza del brano. Questa forte componente emotiva si riflette direttamente nei testi di Cruz, che esplorano la vulnerabilità umana nella sua forma più cruda attraverso i temi portanti del conflitto interiore, dell'angoscia psicologica e della dualità mitologica ed esistenziale e la ricerca di un significato profondo attraverso figure allegoriche classiche (come suggeriscono i titoli "Arete", "Ondine" ed "Endymion"). La chiusura è affidata a “Suffering Radiant Memories”: si tratta di una traccia interamente strumentale che si apre con un inaspettato arpeggio acustico, utile ad anticipare un refrain chitarristico immediato che fa capolino lungo tutto il pezzo. È un brano dinamico che non sfocia mai in sfuriate violente, ma scorre via fluido mostrando la capacità di Cruz di saper fondere versatilità tecnica ed espressività.

Complessivamente “Dream Death” è un album assai stimolante ma soprattutto ostico in cui l’indipendenza artistica indubbiamente premia lo sforzo del chitarrista americano anche se i brani fanno i conti con un parziale appiattimento della varietà strutturale; un limite causato da una produzione fin troppo satura e da volumi dei crash della batteria calibrati decisamente troppo alti. Resta comunque un disco denso, suonato con una perizia tecnica invidiabile e impreziosito da un'ottima seconda metà. Un lavoro consigliato agli amanti del death metal più cerebrale e contorto, che getta basi solidissime per il futuro del progetto.

https://www.youtube.com/watch?v=eioesulppIw&list=RDeioesulppIw&start_radio=1

Carico il prossimo articolo