Copertina di Difficult to cure dei Rainbow
Recensione Past

Rainbow Difficult to cure

di paolinopaperino77 6 Ottobre 2003 - 00:00
Band
Rainbow
Tipologia
Past
Nazione
Regno Unito

Dopo l'esperienza con un cantante dal carattere difficile come Bonnett, il chitarrista in nero decide di cambiare ed assolda un giovane dalla bella voce e dal carattere più malleabile: Joe Lynn Turner. Nel gruppo entrano anche David Rosenthal alle tastiere e Bobby Rondinelli alla batteria.
Questa formazione è sotto il totale controllo musicale e caratteriale di Mr. Blackmore, il che evita la fastidiosa necessità di gestire altre personalità ingombranti e sempre pronte a criticare o metter i bastoni tra le ruote al grande disegno musicale del nostro chitarrista preferito.

Ironie a parte “Dtc” è un disco AOR al 300% e tutto è melodia e suoni patinati. I buoni brani non mancano, e da citare è senza dubbio “Spotlight kid” da cui molti grandi chitarristi emersi qualche anno dopo hanno tratto numerosi spunti. “Spotlight…” è veloce, melodica e con un intreccio chitarra/tastiera che farà, come dicevo, scuola; molto rilevante è anche “Can't happen here” dal riff “acchiappante” e dal ritornello di grande efficacia radiofonica; buona anche “I surrender” che, pur essendo una cover, riuscirà a diventare un grande successo commerciale con la sua facile melodia e la sua struttura da rock Fm; personalmente trovo piacevolissime anche “Magic” che ha una splendida parte vocale ed un feeling più sentito, e lo strumentale “Maybe next time” in cui R.B. suona con trasporto.
La cosa più magniloquente del disco è comunque il brano finale, ovvero “Difficult to cure” che non è altro che un riarrangiamento in chiave pop/rock dell'”Inno alla gioia” della nona sinfonia di Beethoven.
I Rainbow riescono a stupire ancora e un altro colpo va a segno in pieno, convincendo nuovi fans in giro per il mondo.

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