Non si finisce mai d’imparare! Ad esempio, chi scrive ha sempre creduto che il nome del bassista e cantante di origini americane che sostituì Mem V. Stein su “Rising From the Sea” fosse Paul Arakari, come trascritto sul retro della copertina della prima edizione (Disaster Records, 1987), e non invece Paul Arakaki, come comunque riportato nei crediti dell'inserto interno del disco. Poco importa... ma è una questione di precisione, soprattutto considerando che questo secondo lavoro ha sancito la chiusura della prima parte della carriera degli Exumer. Si tratta dell'unico album con Paul alla voce – fatta salva una fugace apparizione nel brano “Fallen Saint” sull'album della reunion “Fire & Damnation” del 2012 – scritturato all'epoca proprio per “americanizzare” la band e avvicinarla alle sonorità degli Slayer e del Thrash di matrice statunitense.
È questa la sostanziale differenza tra le band della prima ondata teutonica (la triade, i Tankard, ecc.), principalmente influenzate da Venom e Motörhead, e la seconda generazione guidata proprio da Exumer, Assassin, Darkness e Paradox, caratterizzata da un approccio più tecnico e decisamente più vicino alla Bay Area.
Come sopra detto, gli Exumer sono tornati nel 2012 per volontà degli storici Mem V. Stein e Ray Mensh e da lì non si sono più fermati, producendo un totale di quattro album fino a oggi, di cui “Death Mask Messiah” è l’ultimo, disponibile dal 28 agosto 2026 tramite Metal Blade Records.

A livello di formazione, c’è da registrare l’importante rinnovamento della sezione ritmica grazie agli ingressi di Alex Voß al basso e Jerome Reil alla batteria—quest'ultimo nientemeno che il figlio di quella vecchia roccia di Ventor dei Kreator.
C’è chi dice che più s’invecchia e più si diventa tranquilli e che il carattere si smorza. Niente di più falso! Chi ha un temperamento sovversivo lo mantiene, oppure agli Exumer qualcuno ha pesantemente pestato i calli, perché questo nuovo album è di un’incazzatura pazzesca, ben più brutale rispetto al precedente “Hostile Defiance” di sette anni prima. Sarà per i nuovi innesti, sarà per la squadra di produttori o sarà la rabbia che nasce spontanea nel raccontare l’attuale sistema politico, una pandemia che non bisogna dimenticare, la generale disinformazione che alimenta l’ignoranza, o ancora episodi storici puntuali come il massacro di Waco in Texas (dove l'assedio delle forze dell’ordine alla sede della setta dei Davidiani di David Koresh si concluse tragicamente con la morte di 76 persone, tra cui donne e bambini). Sta di fatto che questo “Death Mask Messiah” è spinto costantemente al massimo e non ha praticamente freni.
https://youtu.be/yPF8djVEhN4?list=RDyPF8djVEhN4
Lo stesso frontman lo ha descritto con poche parole: “in your face”. C'è molta meno attenzione per le trame melodiche, i cori orecchiabili e i tempi medi rispetto all’album precedente, a favore di un approccio più grezzo e d’impatto, fatto di ritmiche serrate, riff abrasivi e velocità da paura. Tutto viene sparato a raffica: una batteria che inchioda, la voce di Stein isterica e aggressiva più che mai - sempre colma di quella rabbia atavica dall’attitudine eternamente thrasher di chi si sveglia incazzato, vive incazzato e mentre dorme sogna di esserlo - e un’attenzione massima delle chitarre nel forgiare assoli ben strutturati, che rappresentano la vera anima melodica del disco, pur rimanendo roventi e ficcanti.
Però… c’è un però. Tutta questa rabbia intrinseca e questa foga ridotta all’osso hanno portato la band a scrivere canzoni che vanno quasi tutte nella stessa direzione: tracce velocissime e irruenti, strutturate su giri di chitarra sì infernali, ma simili tra loro, con il burrascoso vocalist che tende a cantare tutto nella stessa maniera. A parte un paio di episodi, ben piazzati in scaletta per dare un po’ di discontinuità (le leggermente più duttili, anche se sempre parecchio roventi, “Eradication” e “Serpent”), il resto del lotto risulta un po’ troppo omogeneo.
Per carità, non ci sono dei “copia e incolla”. Canzoni come la title-track, “Blinding Skies” o “Allocated Savagery” piacciono e convincono, scagliando un Thrash crudo, vero e dirompente capace di esaltare l'ascoltatore. Sono dense colate di lava siderurgica che potrebbero incendiare i bacini della Ruhr (anche se gli Exumer, dopotutto, vengono da Francoforte); però, nel suo insieme, il disco manca di quei guizzi strutturali e di quei momenti di spicco che lo renderebbero davvero imprevedibile e, soprattutto, unico.
https://youtu.be/yv5ErP72Dkg?list=RDyv5ErP72Dkg
Pazienza. “Death Mask Messiah” si apprezza comunque: si percepisce la genuinità di una band che ha voglia di rinnovarsi rispettando la propria storia, come dimostra la scelta della cover posta a chiusura, “Unchained Angel” degli americani Nasty Savage (con il loro cantante "Nasty" Ronnie Galletti come ospite), band pioniera e di culto a cui gli Exumer, nel lontano 1988, fecero da supporto in tour.
L’album è stato inciso presso i Level 3 Studios di Essen sotto la guida del produttore Dominic Paraskevopoulos (Kreator, Caliban), per poi essere mixato e masterizzato da Arthur Rizk (Soulfly, King Diamond).