
Perché rivolgere sempre la testa verso Nord quando, altrove, ci sono delle band di black metal assai valide e in ogni caso fedeli agli stilemi scandinavi? Una domanda che, forse, un tempo, aveva la sua ragione d'essere ma che, oggi, è diventata obsoleta. Lo dimostrano i nostrani Adversam, autori di quattro full-length di cui "Daimon" è l'ultimo della serie.
Full-length temporalmente ben distanziati l'uno dall'altro, quasi nove anni d'intervallo, a significare un andamento discografico piuttosto rado ma costante nel tempo, tenuto anche conto che la band si è formata nell'ormai lontano 1995. Coinvolgendo peraltro tematiche lontane dai soliti cliché (morte, Satana, anticristianesimo, ecc.) per concentrarsi su esoterismo, filosofia e psicologia. Costruendo quindi, assieme, un qualcosa di nuovo, i temi, e di più antico, la musica.
La musica. Terribile, violentissima, stravolgente. La produzione offre un sound perfetto, pulito, nel quale è facile discernere i vari strumenti nonché la voce del condottiero Katharos. Quest'ultima allineata al lavoro compiuto dai migliori interpreti del genere, risultando chiara e ben percepibile con il suo disperato screaming che, a volte ma non troppo, s'accosta a rabbiosi growling ("Essence of Existence"). Più che cattiva, insomma, molto indicativa di emozioni profonde. Non si tratta di depressione, di aneliti suicidi ma della triste consapevolezza che l'unico modo per sopravvivere a un Mondo segnato dalla violenza e dall'aggressività sia la misantropia.
Lo stile non è particolarmente originale ma è preciso nel rispetto dei dettami natii di un genere che fonda le radici nella prima metà degli anni ottanta, per evolversi in quello che potrebbe definirsi black metal puro. Che è quello che si ascolta, per esempio, in "The Silent Alignment", spettacolare connubio fra la melodiosità delle tastiere di Essyllt, anima del gruppo, e la devastazione operata dalle ondate di blast-beats che Summum Algor mette sul campo.
Finalmente, come troppo poco spesso accade, si odono le cavalcate ritmiche del basso di The Cardinal, che si rivela essere un grande supporto alla struttura musicale generale, erogando potenza al fine di rendere analogamente possente il suono della formazione torinese. Impressionante l'opera delle chitarre di Tiorad e Asterion, impegnate nella costruzione di enormi riffing fitti e letali come ragnatele, ma anche in rapide fughe verso le note più alte ("Echoes of Pain") sì da movimentare l'insieme.
Ne risulta pertanto uno spaventoso muso di suono, dalla grande imponenza ma anche dalla grande presenza di particolari. Che altri non sono ciò che le singole song contengono al loro interno. Canzoni che scuotono l'etere producendo scintille oscure di antimateria a mò di cascata per una totale immersione, da parte dell'ascoltatore, in un Mondo ove la solitudine regna sovrana, lontana dalle misere vicende del genere umano. La trance da hyper-speed è garantita, necessario stato di deviazione psicotica naturale per assorbire interamente le vibrazioni di una musica totale, senza alcun compromesso, tale da mettere in subbuglio le budella ("Dead Inside, Alive for a Lie").
La presenza della melodia, che comunque non è sufficiente a spostare il black metal dei Nostri nel sottogenere del melodic e/o symphonic, aiuta a comprendere la miriade di note sparate alla velocità della luce; per accompagnare i protoni negli acceleratori di particelle o, se si preferisce, per far coppia con i fotoni che vagano nell'Universo. Realizzando, così, uno stato di solitudine assoluto, in cui è meraviglioso affogare.
Gli Adversam non avranno inventato granché di nuovo, nel metal estremo, tuttavia il loro black metal è uno dei migliori in senso assoluto che si sia potuto avere fra le mani quest'anno. Sia per l'esemplare approccio professionale, sia per qualità dell'esecuzione e sia, ultimo ma non ultimo, per un talento compositivo certamente fuori dal comune.
Daniele "dani66" D'Adamo
https://youtu.be/QrADcNVpE4w?list=RDQrADcNVpE4w