Copertina di Cursum Perficio dei Anthrax
Recensione Thrash · Album

Anthrax Cursum Perficio

di Andrea Bacigalupo 18 Settembre 2026 - 08:30
Band
Anthrax
Tipologia
Album
Etichetta
Nuclear Blast
Genere
Thrash
Nazione
Stati Uniti

Wasting your life / No future's bright

Dancing on your grave / Living like a slave, someone should've said

L’incubo di ogni redattore: l’album che tutti aspettano, compreso lui! Solo per questo, chi scrive sa bene che questa recensione sarà dura da stendere e, soprattutto, priva di qualsiasi oggettività (ma quale recensione lo è davvero?). Questa band ha per lui, così come per molti, un significato intrinseco e preciso. Il rischio, in questi casi, è quello di ritrovarsi a cercare nei meandri delle tracce ogni minimo pretesto per poter dire che quello che si ha tra le mani è un gran lavoro, scartando istintivamente i dettagli che potrebbero far propendere per un giudizio mediocre. Perché, parliamoci chiaro, il critico, per quanto senta la responsabilità di trasmettere le proprie sensazioni, è prima di tutto un fan della band, la conosce da sempre e ha aspettato questa uscita con vera ansia.

Parliamo in generale? Ma anche no! Il redattore incrocia il percorso degli Anthrax nel lontano 1985, l'anno di uscita di “Spreading the Disease”, il loro secondo e seminale album. È con questo bagaglio che ci si approccia all’ascolto del loro ultimo lavoro, “Cursum Perficio” — disponibile dal 18 settembre 2026 via Nuclear Blast Records — affrontando una vera tempesta di emozioni.

Gli Anthrax, del resto, pur proponendo un genere aggressivo e tagliente come il Thrash Metal, nel corso della loro carriera sono riusciti a farsi apprezzare da una platea decisamente trasversale, intercettando anche chi non è strettamente avvezzo alle sonorità estreme, un po' come accaduto a giganti del calibro di Metallica o Iron Maiden. L’appartenenza ai cosiddetti "Big Four", le quattro eccellenze storiche del Thrash mondiale è senz’altro meritata, e questo non solo per l’indubbio valore musicale, ma anche per una spiccata attitudine e una notevole perspicacia.

Inclusi, insieme a Nuclear Assault e Overkill, nella prima ondata dei primi anni '80 radicata a New York, i cinque della Grande Mela hanno dato vita a un Thrash Metal influenzato dalla NWOBHM, ma al contempo strettamente interconnesso con la scena Hardcore locale di Agnostic Front e Cro-Mags. Da quest'ultimo movimento, noto come NYHC, gli Anthrax hanno ereditato l’urgenza espressiva e una sana sfrontatezza.

Non solo, ad un certo punto della loro parabola i musicisti hanno intuito l'importanza di distaccarsi dai cliché tipici del metallaro dell'epoca. Via dunque borchie, catene, anfibi e atteggiamenti ombrosi, per fare spazio a pantaloncini colorati, cappellini da baseball, scarpe da ginnastica alte e tavole da skateboard. Parallelamente, la band ha accantonato pentacoli ed evocazioni oscure in favore di testi diretti, incentrati sulla critica sociale, spesso filtrati attraverso le metafore dei fumetti e conditi con una buona dose di umorismo nero.

Gli Anthrax hanno dimostrato così di essere una realtà giovane, capace di trattare argomenti complessi senza per questo prendersi troppo sul serio. Proprio questa flessibilità, unita a una cultura musicale priva di barriere, li ha spinti a sperimentare e ad aprirsi verso territori inesplorati. Quando nel 1987 venne pubblicato l'EP “I'm the Man” l'operazione sembrò a molti quasi uno scherzo. Eppure, sulla scia del successo ottenuto appena un anno prima dai Run-D.M.C. con il remake di “Walk This Way” degli Aerosmith (brano che aveva dimostrato la potenza dell'unione tra l'Hip-Hop e l'Hard Rock) gli Anthrax decisero di spingersi oltre. Se gli Aerosmith avevano concesso il loro classico per un esperimento altrui, i cinque di New York furono i primi a fondere la violenza del Thrash Metal con le metriche del rap, abbattendo una frontiera culturale apparentemente invalicabile. La successiva e storica collaborazione con i Public Enemy, nel remake di “Bring the Noise” (1991), ha sancito definitivamente l'inizio delle contaminazioni crossover. In questo modo gli Anthrax sono stati tra i primissimi a far uscire il Metal dai propri schemi predefiniti, incarnando il ruolo di veri e propri anticonformisti dell’anticonformismo.

Nonostante questa lungimiranza, le complessità degli anni ’90 hanno colpito duramente anche loro. Nel 1992 la band ha interrotto i rapporti con lo storico cantante Joey Belladonna, orientandosi, in linea con i trend del momento, verso sonorità più vicine al Groove e all’Alternative Metal. Si è trattato di un decennio estremamente complesso, affrontato con forte resilienza tra cambi di formazione, inevitabili confusioni stilistiche e un percorso altalenante. Questa fase di instabilità si è protratta fino al 2010, anno del definitivo rientro in formazione di Joey Belladonna e della trionfale partecipazione ai già citati tour dei Big Four.

Da quel momento il quintetto di New York non si è più fermato. Pur avendo pubblicato soltanto due album in studio nei successivi tre lustri (“Worship Music” nel 2011 e “For All Kings” nel 2016), la band ha scatenato un vero e proprio terremoto di esibizioni dal vivo che ha cementato una stabilità ormai ritrovata, tra le quali si ricorda, giusto per aumentare il tasso emozionale, l’importante partecipazione allo storico festival-evento “Back to the Beginning” di Birmingham, l’ultimo atto live dei riuniti Black Sabbath e purtroppo anche di Ozzy Osbourne, spentosi poche settimane dopo quel memorabile show.

Un traguardo, questo, reso possibile anche grazie ad una lineup che rispecchia quasi fedelmente lo storico nucleo degli anni '80, con il solo Jonathan Donais oggi al posto di Dan Spitz. Il chitarrista degli Shadows Fall, d'altronde, è ormai da tempo parte integrante e imprescindibile della band — e in questo nuovo album gli viene concesso uno spazio solista notevole — avendo cementato definitivamente il proprio ruolo dopo aver sostituito Rob Caggiano ben tredici anni fa.

Perché tutto questo “pistolotto” storico per introdurre “Cursum Perficio”? Perché con questo nuovo album la band sembra voler impacchettare l'intero periodo di attività che va dal 1992 al 2010 (senza per questo rinnegarlo, anche perché John Bush avrebbe tutte le ragioni per risentirsi) per riporlo in un armadio. “Cursum Perficio”, di fatto, annulla quel ventennio, ripartendo da dove il discorso si era interrotto nel 1990, all'epoca della pubblicazione dell’ombroso e meditabondo “Persistence of Time”, l’album con il quale gli Anthrax volevano dimostrare di non essere più dei ragazzini, proponendo testi amari e riflessivi.

Che il quintetto abbia deciso di distaccarsi dalle trame più melodiche e anthemiche del precedente “For All Kings” (2016) per compiere trentasei passi indietro, lo si intuisce ancora prima di premere il tasto play. Titoli come “Persistence of Memory”, “The Long Goodbye” (incentrato sul bilancio di una vita che scorre) o l’eloquente “NYC 93” non lasciano spazio a dubbi. Persino la scelta del titolo dell’opera, traducibile dal latino come “porto a termine il mio viaggio” o “completo il mio percorso” — celebre frase incisa sulle mattonelle di terracotta all'ingresso dell'ultima dimora di Marilyn Monroe — suona come la decisione di riprendere in mano e portare a compimento un qualcosa rimasto in sospeso molti anni fa, così come pure le dichiarazioni dei vari membri della band, volte a raccordare l’oggi con un passato remoto che ancora riempie le loro anime.

Il lancio promozionale dell’album è stato imponente, anche se, probabilmente, il fermento generato dall'attesa di questi anni lo rendeva quasi superfluo. La Nuclear Blast ha comunque messo in campo un investimento notevole, promuovendo il lavoro attraverso tre singoli accompagnati dai relativi videoclip (“The Edge of Perfection”, “It’s for the Kids” e “Everybody’s Got a Plan”) e una serie di cortometraggi volti a presentare i vari personaggi ritratti sull’articolata copertina — quest'ultima oggetto di accese polemiche per via del presunto utilizzo dell’intelligenza artificiale, un dibattito che in questa sede si preferisce non prendere in considerazione.

https://youtu.be/uqbhWhN4F74

In questa recensione si preferisce guardare esclusivamente a ciò che emerge dai solchi di “Cursum Perficio”: nella sua essenzialità si tratta di un sound cupo e pesante, capace di far dimenticare che durante il giorno esistono anche delle ore di luce. Se qualcuno cercasse in questo nuovo album i riff serratissimi e le velocità siderali che dominavano “Among the Living”, pietra miliare che nel biennio 1986-1987 si impose tra i vertici assoluti del Thrash Metal mondiale accanto a “Master of Puppets” dei Metallica e “Reign in Blood” degli Slayer, potrebbe restare deluso. In “Cursum Perficio” di quel periodo storico si recepiscono piuttosto reminiscenze e raccordi sonori, come si avverte nel tiro rapido e ritmato da rock ’n’ roll scavezzacollo di “NYC 93”, nell’aggressività prepotentemente Hardcore di “It’s For The Kids” o nel Groove pressante di “Everybody’s Got a Plan”. Si tratta però di richiami che, per quanto potenti e affilati, creano un contrasto stridente tra la sfrontatezza ribelle di quell’epoca giovanile e la cruda, cupa riflessione figlia degli anni '90.

Una riflessione che guarda al passato per affrontare il presente: la title track, mischiando momenti drammatici con cascate di note impenetrabili e durissime, si rivela un inno alla resistenza, alla forza che si deve tirare fuori per superare gli ostacoli della vita. Non mancano le critiche alla società odierna, dirette verso l’egoismo dimostrato dalle classi dirigenti ed economiche che hanno reso l’uomo paranoico e vulnerabile; critiche che sfociano in una densa rabbia ma anche in una sincera preoccupazione per i propri figli (e nel caso degli Anthrax probabilmente anche per i nipoti). Tali tensioni esplodono attraverso brani quali la già citata e dirompente “It’s For the Kids” e l’abrasiva “T.O.M.B.”, alle quali segue però un atteggiamento positivo rappresentato dalla potente e slanciata “My Victory”, il classico brano di chi non si arrende e alla fine trionfa.

https://youtu.be/Pj5u8OagODo

“Cursum Perficio” si rivela così un disco ragionato, meditativo, assolutamente non istintivo ma studiato nei minimi dettagli; un'opera nera come la notte, ma aggressiva come una colata di lava rovente. Il lotto è colmo di sofferenza avvinghiata a doppio filo con la rabbia e tira fuori anche una consapevole rassegnazione, tutti stati emotivi che, nei passaggi più caldi, vengono trasmessi andando a scavare in profondità, a cercare le radici del Rock, la musica che meglio di ogni altra rappresenta il dolore ma anche la capacità di resistere: il Blues. Di fatto, “Infectious” e “Watch It Go” ne possiedono l’anima, ma, mentre la prima la comprime per riesumare un Groove primordiale e quadrato dal procedere incalzante, la seconda la rende acida, colma di una follia oscura che trasforma il violento alternarsi tra velocità e rallentamenti in puro frastuono sonico. Intendiamoci: non è che gli Anthrax si mettano a copiare Robert Johnson, poiché si parla sempre e rigorosamente di Thrash Metal, ma il tutto appare finemente striato da queste sfumature.

In ultima analisi, non sono soltanto gli Anthrax a compiere simili riflessioni sul tempo e sul destino. È come se, in questo preciso momento storico, una buona parte della comunità dei Thrasher cresciuti negli anni '80 abbia preso piena consapevolezza di essere diventata adulta. Di fatto, all’epoca degli esordi non era ancora tempo per un disco come “Cursum Perficio”: l’età anagrafica degli appartenenti al movimento era troppo giovane, la foga era interamente rivolta al presente e guardare indietro era un esercizio semplicemente impensabile.

Oggi, invece, il cerchio si chiude e lo si nota soprattutto sotto i palchi, teatro di uno straordinario passaggio del testimone, dove si assiste a interazioni costantemente positive tra fan di varie generazioni: dai reduci della prima ora fino ai giovanissimi, che all'epoca non erano ancora nati, ma che oggi riscoprono questa musica con la stessa identica urgenza. Questa è la dimostrazione che, sebbene le lancette abbiano continuato a girare, l’avventura intrapresa a New York oltre quarantacinque anni fa da cinque ragazzini terribili non è affatto giunta al capolinea, ma si è evoluta trasformando la rabbia ribelle degli inizi in una profonda, lucida e tagliente saggezza.

https://youtu.be/rr-GVF_Qzdw

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