“Consecrated Abysses of Dread” è il gradito ritorno di Bekor Qilish, progetto del batterista di formazione jazz Andrea Bruzzone che giunge al terzo album in studio dopo l’EP del 2022 “Throes of Death from the Dreamed Nihilism” e il full-lenght “The Flesh of a New God” del 2023. Il musicista milanese torna a cimentarsi in tutti gli strumenti a differenza del penultimo album in cui era stato coadiuvato in studio da una band a tutti gli effetti, mentre in quest’ultima fatica si è avvalso solo di qualche ospite, come era accaduto nell'EP di esordio. L’album, come i precedenti, è pubblicato dall’etichetta italiana, molto attiva a livello underground, I, Vodhanger, mentre per la cover si è ricorsi alla grafica di STRX. Dal punto di vista musicale, si tratta di un disco stilisticamente collocabile nell’ambito di un thrash-death metal molto tecnico con sfumature dissonanti e avantgarde-black metal, oltretutto arricchito da varie influenze che fanno parte del notevole bagaglio tecnico di Bruzzone il quale, grazie all’utilizzo soprattutto dei sinth, infarcisce l’album di elementi jazz e progressive calibrati su scale microtonali che rendono ancor più interessante questo lavoro. Lo stesso Bruzzone è interprete di varie sperimentazioni soliste con delle sessioni nominate “Extreme Fusion Microtonal Exp” in cui si esplorano sistemi di accordatura insoliti attraverso l’uso dei sinth (19-TET, 31 TET ecc.) e impossibili da riprodurre con gli strumenti tradizionali.
Si può tranquillamente affermare che il progetto Bekor Qilish si candidi come una delle migliori uscite di musica estrema per questo 2026 ed è un peccato veramente farsi sfuggire questo disco nonostante il nome sia sconosciuto ai più ed essendo tra l'altro un progetto abbastanza recente, sostanzialmente molto sperimentale e quindi pregiudizialmente ostico, consigliato soprattutto per coloro che amano gruppi come Imperial Triumphant, Cynic, Pestilence, Krallice, Cryptic Shift, Atheist, Arkaik, Brain Drill e per gli inconsolabili vedovi dei compianti Necrophagist: musica per palati fini, che si dipana attraverso soluzioni compositive ardite e ricerca di nuovi approcci e sonorità. Caratteristiche principali sono i riff obliqui e le ritmiche complesse, contorte e spiazzanti, che danno adito sì a composizioni lineari ma che allo stesso tempo fanno uso di melodie che vengono ripetute sotto nuova veste, intrise di arrangiamenti sofisticati al limite della comprensione umana e tutto al servizio della musica estrema, con la voce dello stesso Bruzzone che interpreta uno scream minaccioso e gracchiante molto vicino allo stile primordiale di Ihsahn degli Emperor. Il suono delle chitarre appare nitido e cristallino, con sonorità che pescano dal death al thrash metal più tecnico mentre i testi sono oscuri e trattano di filosofia esistenziale e nichilismo legati alla sfera antropica e al destino dell’umanità: lo stesso nome Bekor Qilish in lingua uzbeka significa “annullamento”, “cancellazione”.
Come influenza principale per questo disco bisogna citare i Krallice, il cui chitarrista Mike Barr è ospite nella prima traccia con un assolo di chitarra. Da notare che nell’EP d’esordio Bruzzone si era avvalso della prestazione dell’altro chitarrista della band, Colin Marston: il combo newyorkese è autore di un black metal sperimentale dalle sfumature dissonanti in cui gioca un ruolo preponderante l’influenza di Giacinto Scelsi, compositore italiano del '900 conosciuto ai più per i suoi studi riguardo la musica microtonale. Il loro EP “Ygg Huur” è lo stesso titolo di un’opera per violoncello di Scelsi, in cui il musicista di origine siciliana esplorava i microintervalli e i quarti di tono: ebbene, se confrontiamo la composizione originale di Scelsi con il brano “Untitled” dall’album “Dimensional Bleedthrough” dei Krallice si capisce di cosa stiamo parlando: scopo principale per questi artisti non è creare una melodia ma penetrare all’interno della materia sonora.
Ecco: queste influenze fanno parte del bagaglio tecnico di Bekor Qilish e sono pienamente riscontrabili in “Consecrated Abysses of Dread”. A partire dalle prime tre canzoni del disco, legate musicalmente tra di loro, e cioè “Emptiness-Wrought Cognition”, “No Solace at the Eschaton” e “Fatal Remedy of the Unyielding Plague”, le armonie surreali, i suoni ipnotici e spettrali dei sinth, gli assoli e i cori filtrati dal vocoder (in cui il sound alieno, dissonante e apparentemente atonale è il risultato della ricerca spasmodica delle microtonalità) disegnano delle trame frenetiche, vorticose e quasi allucinanti in cui nulla è lasciato al caso e l’ascoltatore è pienamente trasportato dalla furia degli elementi sonori. Ospiti nella terza traccia sono Gabriele Gramaglia (Cosmic Putrefaction, Vertebra Atlantis) alla voce e Saprovore (Strigiform, Vertebra Atlantis) per le parti di chitarra e gli effetti. Nonostante sia un batterista, Bruzzone si avvale della batteria programmata che risulta pienamente in sintonia con la sua proposta musicale sposandosi in pieno con le divagazioni dei sinth mentre il suono del basso è ben udibile risultando anch'esso ottimamente inserito tra le inestricabili partiture dell'album. A queste seguono altre tre composizioni brevi in cui le sperimentazioni sono ancora più ardite, ossia la breve “Everlasting Advent of Eternal Forms – Part 1”, che risulta essere un breve interludio di chitarra acustica con una sentitissima voce melodica, mentre “Everlasting Advent of Eternal Forms – Part – 2” e “The Harmless Mask of Disembolwement” sono due pezzi in cui si fanno preponderanti i sinth e le dissonanze, con basi ritmiche prepotentemente strutturate dalla drum-machine.
Le ultime quattro composizioni chiudono il cerchio sperimentale iniziato con le prime tre. “Where Horror Fadeth, Error Trascendeth” suona subito diretta e con i suoi giri di accordi si avvicina alle tipiche soluzioni del thrash metal e presenta come ospite Mauro Scarfia alla chitarra ma è sempre il tappeto sonoro microtonale espresso dai sinth a rendere la canzone particolare che sfocia in una parte finale in stile jazz. “None But Nothing Lies Beyond Destiny’s Coils” ripete le stesse soluzioni metriche della prima canzone del disco ma le riveste di una nuovo apparato musicale proprio come nel jazz modale, le cui caratteristiche si basano su una struttura armonica fatta di accordi che non sono legati tra loro dalle leggi dell’armonia funzionale e della tonalità ma sono connessi per aree, chiare o oscure, che passano dalle ritmiche frenetiche della musica death e thrash al sintetizzatore modulato al suono del violoncello. “The Abyss’ Voice Grows Distant” è un altro pezzo strumentale che fa da introduzione all’ultima “The Fall of Mortals in the Appearance of the Unneamable”, che all’inizio poggia su una base ritmica più calma e lenta, quasi doom, per poi dipanarsi in violenti stacchi epilettici a dir poco sorprendenti che dimostrano come la ricerca sperimentale di Bruzzone si adatti alle varie situazioni e in qualsiasi contesto musicale, coadiuvato qui da Lisa Voisard alla voce e alla chitarra e dallo stesso Gramaglia alla voce.
In conclusione ci troviamo di fronte ad un album sì sperimentale e pieno di tecnicismi ma allo stesso tempo si intuisce la volontà di disegnare delle linee melodiche e armoniche che si memorizzano abbastanza facilmente pur non essendo subito immediate e che rendono il tutto più digeribile e non dispersivo come possono risultare alcune composizioni di questo genere. Anche la durata complessiva di 30 minuti si sposa pienamente con il genere proposto. Insomma, “Consecrated Abysses of Dread” è un album che ogni tech-deathster che si rispetti deve possedere.
https://www.youtube.com/watch?v=rBW5JQIZZzE&list=RDrBW5JQIZZzE&start_radio=1