Copertina di Come This Madness dei Europe
Recensione Hard Rock · Album

Europe Come This Madness

di Fabio Vellata 25 Settembre 2026 - 12:15
Band
Europe
Tipologia
Album
Genere
Hard Rock
Nazione
Svezia
Playlist non disponibile

Se gli Europe non hanno certo bisogno di presentazioni, è altrettanto vero che da tempo non basta più evocare "The Final Countdown" per giustificare ogni loro mossa. Quella di Joey Tempest e soci è ormai una band diversa: più adulta, meno immediata, spesso più interessata al peso delle chitarre e a un hard rock classico che alle melodie scintillanti degli anni Ottanta. "Come This Madness", dodicesimo album in studio e primo dopo nove anni, arriva il 25 settembre per Silver Lining Music, con Tom Dalgety alla produzione.

Ed è, senza troppi giri di parole, un buonissimo disco.
Non il ritorno definitivo ai fasti di un tempo, né il lavoro che metterà tutti d’accordo, ma un passo avanti netto rispetto ad alcune uscite recenti che avevano lasciato assai poco su cui entusiasmarci. Qui, almeno nella prima metà, gli Europe sembrano avere finalmente ritrovato una direzione, un’urgenza e soprattutto qualche canzone capace di restare.

L’inizio è davvero convincente. “One On One” , primo singolo uscito, parte con un taglio quasi cinematografico prima di affondare il colpo con un basso robusto e un riff che non gira a vuoto. Accidenti, si rischia di avere il pezzo migliore del cd già al primo vagito.
“The Cult Of Ignorance”, ad ogni modo, è un'altra traccia costruita per funzionare, con un ritornello diretto e una tensione che non viene sacrificata sull’altare della nostalgia. La title track mantiene il livello alto, più scura e battagliera, mentre “This Time Of Year” rallenta il passo senza perdere intensità: Joey Tempest canta con trasporto e becca note sconosciute, John Norum trova finalmente spazio per fraseggi che dicono qualcosa e non servono soltanto a ricordarci quanto sia bravo.

Anche “In A Different World” e “Scandinavian Eyes” ci sono buoni argomenti, pur mostrando il lato più prevedibile della nuova realtà che gli Europe frequentano da un po' di tempo a questa parte. Tastiere, rock settantiano, qualche eco di Deep Purple e Whitesnake, il gusto per un suono corposo e senza troppi fronzoli. “Takin’ It Back” è probabilmente uno dei brani più riusciti del lotto, melodico ma non molle, energico senza diventare artificiosamente aggressivo. Insomma, per una buona fetta del disco gli Europe sembrano di nuovo una band che sa dove andare.

Il problema è che, strada facendo, Come This Madness perde un po’ di smalto. L’interludio “In The Absence Of Grace” spezza il ritmo ma non aggiunge molto, e nella parte conclusiva la qualità resta dignitosa senza toccare più i picchi iniziali. “The Angels Must Have Flown”, “The Devil’s Back” e “Nothing Can Follow This” non sono affatto brutte canzoni, ma faticano a lasciare quella traccia che i primi brani avevano impresso con naturalezza. Se l’intero album avesse mantenuto il livello delle sue aperture, saremmo qui a parlare di un mezzo capolavoro; così, invece, resta la sensazione di un disco riuscito a metà, con ottime intuizioni e qualche tratto meno ispirato.

Gli Europe di oggi non sono quelli di una volta, ed è inutile pretendere che lo siano. Ai vecchi fan, specialmente a quelli innamorati dell’eleganza melodica di "Wings Of Tomorrow", "The Final Countdown" o "Out Of This World", questo lato più ruvido e maturo potrebbe dire meno o lasciare tutt'al più indifferenti. Come già successo in alcune delle loro ultime uscite.
Ma, dopo alcuni capitoli recenti francamente poco esaltanti, Come This Madness è un buonissimo passo per tornare a respirare vera gloria: non un trionfo, non un’operazione nostalgia, ma un album solido, onesto e con abbastanza qualità da meritare ascolti ben più attenti di quanto il suo finale, un po’ in calo, lasci immaginare.

https://www.youtube.com/watch?v=9ap4QXClL3A&t=2s

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