Copertina di ...by the Word… dei Trelldom
Recensione Avantgarde · Album

Trelldom ...by the Word…

di Nicola Furlan 4 Agosto 2026 - 05:52
Band
Trelldom
Tipologia
Album
Genere
Avantgarde
Nazione
Norvegia

Parlare oggi dei Trelldom significa, prima di tutto, accettare una frattura. La band norvegese guidata da Gaahl non è più quella che tra gli anni Novanta e il 2007 aveva contribuito a scrivere una pagina personale dentro il black metal norvegese. “Til Evighet…”, “Til Et Annet…” e “Til Minne…” appartengono a un’altra epoca, a un’altra urgenza, a un’altra idea di suono. Dopo il lungo silenzio seguito a “Til Minne…” del 2007, il ritorno con “…by the Shadows…” nel 2024 aveva già segnato in maniera netta l’apertura di una nuova fase, più obliqua, sperimentale e lontana dalla matrice black metal originaria. “…by the Word…” conferma questa direzione e si presenta come il secondo capitolo di una vera nuova era.
Evoluzione o involuzione? Dipende, come sempre, dal punto di osservazione. Chi cerca nei Trelldom quella spontaneità aspra, quasi istintiva, degli esordi difficilmente troverà qui pane per i propri denti (insomma già col precedente si era capito che la direzione era un'altra...). Chi invece aveva apprezzato la svolta di “…by the Shadows…” troverà un disco che prosegue lungo la stessa traiettoria, ma con una maggiore ricerca di equilibrio interno. La band ha ormai avere abbandonato quasi del tutto la radice black metal più riconoscibile, preferendo muoversi in un territorio avantgarde fatto di tensioni, dissonanze, aperture rituali e stratificazioni sonore.
Il dato interessante è che “…by the Word…” non appare come un semplice esercizio di eccentricità o stile. La presenza di strumenti come sassofono, clarinetto, organo ed elettronica gioca un ruolo determinante nella costruzione dell’atmosfera del disco. Non si tratta di abbellimenti messi lì per “fare strano”, ma di elementi che contribuiscono a dare profondità, spessore e una sorta di "instabilità controllata" al ound complessivo.
Rispetto a “…by the Shadows…”, però, la sensazione è che qui la sperimentazione sia meno esplosiva e meno spiazzante. Il disco precedente partiva quasi “a bomba” sul versante della destrutturazione e conteneva episodi molto particolari, come per esempio la stratosferica e spiazzante “Return the Distance”, capaci di disorientare e affascinare proprio per la loro natura sfuggente. “…by the Word…” sembra invece cercare una maggiore organicità. Il risultato è un lavoro più compatto e, per certi versi, più fruibile, ma anche meno radicale. Ed è qui che nasce il dubbio: questa maggiore quadratura è un passo avanti nella definizione del nuovo linguaggio di Gaahl e soci oppure una lieve perdita di coraggio rispetto alla svolta appena inaugurata?
Beh, la risposta non è così scontata... Da un lato, il disco conferma che i norvegesi non hanno alcun interesse a vivere di rendita sul proprio passato. Dall’altro, proprio perché quel passato aveva una forza così peculiare, il confronto con il più recente passato resta inevitabile. In questo senso “…by the Word…” è un disco che va ascoltato dimenticandosi, almeno in parte, dei vecchi Trelldom ovviamente e va invece comaprato con il precedente. Se lo si affronta aspettandosi una prosecuzione naturale di “Til Minne…”, ovviamente, il rischio è quello di restare fuori dalla porta. Se invece lo si considera come il secondo lavoro di una nuova entità post 2024, allora il quadro diventa più interessante. La band lavora su forme meno immediate, su atmosfere più cerebrali, su un’oscurità che non passa più dalla violenza frontale ma da un senso costante di inquietudine, rarefazione e tensione. Rimane però una leggera ambiguità di fondo. Il disco è sicuramente più organico del precedente, ma forse anche meno sorprendente. Trova una sua quadra, sì, ma proprio questa maggiore stabilità rischia di smussare parte dell’imprevedibilità che aveva reso “…by the Shadows…” così straniante. È un lavoro che conferma un percorso, più che rilanciarlo davvero. Non manca la qualità, non manca la personalità, non manca la capacità di costruire un immaginario sonoro riconoscibile; manca forse quel colpo definitivo capace di trasformare la nuova fase dei Trelldom in qualcosa di pienamente necessario.
Alla fine, “…by the Word…” resta un disco particolare, coraggioso nella scelta di non guardarsi indietro e coerente nel proseguire la svolta avantgarde iniziata nel 2024. Non è un ritorno al passato e non vuole esserlo. È piuttosto un ulteriore passo dentro una dimensione nuova, dove Gaahl e compagni sembrano voler ridefinire un po' il senso nuovo dei Trelldom. Il prossimo capitolo sarà probabilmente decisivo: potrà essere la consacrazione definitiva di questa seconda vita o, al contrario, il punto in cui capiremo se la distanza dalle origini avrà portato la band verso una nuova identità compiuta o verso una progressiva perdita di quella spontaneità che la stava rendendo speciale.
Per ora resta un album interessante, adulto, ben costruito, a tratti affascinante, ma non sempre capace di colpire con la stessa forza del suo predecessore. Un lavoro che chiede ascolto, pazienza e disponibilità ad accettare che i Trelldom del passato, semplicemente, non esistono più e quelli del presente stanno mutando verso un qualcosa che, al momento, non ha ancora una chiara definizione.

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