Copertina di Boom Bang Goodbye dei Sinner
Recensione Heavy · Album

Sinner Boom Bang Goodbye

di Manuel Gregorin 10 Agosto 2026 - 10:00
Band
Sinner
Tipologia
Album
Genere
Heavy
Nazione
Germania

Anche per Sinner è arrivato il momento di giocare il set finale. Ovviamente non stiamo parlando di una nuova impresa sportiva del rosso tennista di San Candido, ma dell’ultimo album della band di Mat Sinner, che con questo "Boom Bang Goodbye" giunge al termine del suo percorso.

Come dichiarato dal musicista tedesco, infatti, questo nuovo capitolo discografico sarà l’atto conclusivo del progetto da lui capitanato, ponendo così fine a una lunga attività iniziata nel 1982 con l’album “Wild 'n' Evil”, quando si faceva accreditare ancora come Mathias Lasch, il vero nome

Edito dalla Reigning Phoenix Music (RPM), il disco è stato registrato presso gli Hansen Studios in Danimarca con la produzione di Mat Sinner stesso, coadiuvato da Alex Scholpp, mentre del mixaggio si è occupata la mano esperta di Jacob Hansen.

La formazione, oltre a Mat Sinner al basso, vede schierati Alex Scholpp (chitarra), Moritz Müller (batteria), Jim Müller (chitarra) e Lisa Müller (tastiere), mentre per le voci ci si è affidati ad una serie di ospiti illustri come Renan Zonta, Michael Bormann, Michael Sadler, Ronnie Romero, Erik Martensson, Björn “Speed” Strid, Sascha Krebs e Magnus Karlsson.

"Boom Bang Goodbye" offre un'ottima selezione di brani, frutto del songwriting di Sinner, del lavoro di squadra della band e del tocco finale dato dai vari ospiti che si alternano lasciando la propria impronta, garantendo così varietà e scorrevolezza al disco. Un lavoro che guarda verso un certo hard rock luminoso di presa immediata, differenziandosi un po' da certe soluzioni più metal degli album passati.

Come anticipato da Sinner stesso, questo disco non deve essere inteso come un addio deprimente, ma un allegro e spensierato galà di chiusura, un gran finale con fuochi d'artificio con cui celebrare quarant'anni passati a tutto volume. Concetto ben espresso già dalla traccia di apertura “Dreams Can Come True”, affidata all’ugola del brasiliano Renan Zonta, voce degli Electric Mob e Brother Against Brother. Il pezzo si presenta come un brano vibrante e solare introdotto da un riff poderoso e che fa da trampolino alla voce graffiante di Zonta.

Si segue con “Wait”, un hard rock con un certo sapore di blues dove spicca la voce di Michael Bormann, che ritroviamo anche su “Road To Remember”, un gustoso pezzo dalle forti tinte anni 80.

Il disco sfoggia un hard rock diretto ed esplosivo, incentrato su melodie immediate e ritornelli trascinanti.

Il tutto funziona alla grande, non solo per la qualità delle canzoni, ma anche per un suono estremamente compatto, frutto dell’ottimo lavoro alla consolle di Jacob Hansen. I vari brani si lasciano ascoltare volentieri, grazie al loro spirito festaiolo, possiamo così deliziarci il palato con il pop/rock di “Turn The Page”, oppure con la radiofonica “Are You Ready”, dove troviamo un Björn Strid in una veste un po’ diversa da quella dei suoi Soilwork.

Non mancano un paio di episodi più riflessivi come “Born To Run”, cantata da Erik Martensson degli Eclipse, o “Leave It All Behind”, interpretata in modo impeccabile da Ronnie Romero, che con la sua impostazione canora ispirata alla scuola Ronnie James Dio si conferma uno degli ospiti più in vista di questo disco. Romero torna ancora protagonista: prima con “All Night Long”, un sensuale hard rock alla Whitesnake, e successivamente con la granitica “Hellbreaker”, sorretta da dei poderosi riff di chitarra.

Non sono da meno gli altri ospiti convocati da Sinner, i quali, ognuno a modo suo, si impegnano nel dare la miglior resa possibile ai brani che gli sono stati assegnati. A Sascha Krebs spetta il compito di lavorarsi “Under The Moonlight”, un galoppante mid-tempo impreziosito da interessanti assoli di chitarra incrociati. La conclusiva “Power” è invece affidata a Magnus Karlsson, già compagno di Sinner nei Primal Fear, che oltre ad occuparsi del microfono, va a dare manforte a Scholpp e Müller con le chitarre. Il risultato è una composizione maestosa dai ritmi cadenzati, dove chitarre vertiginose donano grande enfasi alla traccia.

Mat Sinner si congeda così dal suo pubblico, e lo fa nel migliore dei modi: con un lavoro fresco ed avvincente, che chiude con grande stile una carriera quarantennale. Il disco si piazza fra le migliori uscite della band degli ultimi anni, grazie a un songwriting ispirato e ad una serie di validi cantanti che danno ulteriore slancio a questa release. Un prodotto più maturo rispetto ai sanguigni album degli esordi, che evidenzia l'evoluzione artistica sviluppata dal musicista tedesco nel corso degli anni. Un disco da ascoltare con spensieratezza e serenità, che dimostra come gli addii non debbano per forza trasformarsi in noiosi e retorici polpettoni malinconici. Non quello di Mat Sinner, almeno.


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