Copertina di Bones dei Shadow of Jupiter
Recensione Doom · Album

Shadow of Jupiter Bones

di Valeria Campagnale 11 Agosto 2026 - 09:00
Tipologia
Album
Etichetta
Ripple Music
Genere
Doom
Nazione
Stati Uniti

Il quartetto statunitense Shadow of Jupiter ha conquistato la scena heavy underground unendo le sonorità del proto-doom all'energia dello stoner rock e dell'heavy blues. Dopo l'ottima accoglienza dell'esordio "Porta Coeli" (2023), che ha portato la band in classifica e su palchi condivisi con grandi nomi internazionali, il gruppo ha firmato con Ripple Music per dare alla luce il secondo disco "Bones". Un full-lenght che mette in luce una trama sonora ben strutturata, fatta di ritmiche dinamiche, riff pesanti ed echi psichedelici e, da non sottovalature, i vocalizzi di John Piotrowski che spazia con facilità da strofe cadenzate a ripartenze di stampo blues.
Ad aprire è la title track "Bones" defininendo già l'impronta del lavoro con quasi due minuti di introduzione sospesa ed effetti ambient, preparando il terreno a un'ossatura ritmica imponente e a chitarre ben scandite. Il disco varia subito registro con la successiva "Rumblestrip", che accantona le dilatazioni doom per puntare su una frequenza accelerata, sostenuta da riff taglienti di matrice desert rock.
Il cuore di maggiore densità concettuale e compositiva si colloca in "Ugly On The Inside", una complessa suite di oltre otto minuti in cui il gruppo decide di abbattere drasticamente i tempi di esecuzione. La traccia costruisce un'impalcatura sonora vischiosa, cupa e deliberatamente inquietante, dove Scott Brakebill  procede in modo solenne e pesante con le linee di basso e Colin Peterson alla chitarra, increspa improvvise raffiche di doppio pedale, creando un punto di contatto ideale tra la solennità  del doom e le sonorità più abrasive del grunge dei primi anni '90. La tensione accumulata fin qui si scioglie parzialmente con la successiva "For Heaven Above", un episodio che rallenta in modo deciso i ritmi per abbracciare un'atmosfera più rarefatta. In questo brano la struttura musicale si prosciuga fino all'essenziale, lasciando ampi spazi di respiro in cui si inserisce un assolo di chitarra pulito, affilato e fortemente espressivo.
Passando alla seconda metà dell'album, l'atmosfera si fa subito più carica grazie a "Echo Chamber" dominata da un riff ipnotico e "Riot Dogs", una traccia diretta e d'impatto. Il gruppo muove le proprie carte con grande sicurezza, bilanciando momenti più melodici e ripartenze furiose in un flusso continuo, in special modo con la batteria di Adam Kazragys che tiene sempre alta l'attenzione.
"Bones" segna il punto di arrivo e di svolta per gli Shadow of Jupiter, grazie a soluzioni musicali sempre varie e continue mutazioni di toni. È un lavoro che rivisita il doom con personalità, un'ottima coesione, grande cura nei dettagli e un'elegante gestione delle dinamiche e dei suoni.

https://www.youtube.com/watch?v=uIlu6hGchgc

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