Ammetto con candore di essermi chiesto, di fronte a questo ennesimo promo: «Chi diavolo sono questi Devil Master?». Terza uscita per la storica Relapse Records, un look sopra le righe per me indecifrabile (si prendono sul serio?) e un moniker apparentemente fin troppo scontato. Ed è proprio l'apparenza a confondere le idee, perchè se ascoltiamo la loro musica il verdetto non può essere che unanime: ci sanno fare e hanno fatto della distanza da ogni cliché il loro verbo. Fanno black metal? Punk rock? Heavy metal? Musica psichedelica? Come direbbero dalle loro parti: all of the above ma anche none of the above!
È dai peggiori vicoli maleodoranti di Philadelphia che questi quattro filibustieri della musica lanciano il loro grido di battaglia contro la (spesso) stantia scena musicale dei tempi nostri. Forti della produzione di un certo Eric Bogacz, loro concittadino addirittura nominato ai Grammy, i Devil Master consegnano ai fan un lavoro breve – a malapena raggiunge la mezzora – ma non per questo meno coinvolgente, anzi. La loro originale formula musicale, forte di un elegante lo-fi sound, ha convinto un maestro delle bizzarrie sonore a prendere parte al disco in veste di prestigioso ospite: parliamo di Mirai Kawashima dei giapponesi Sigh (che agli albori affascinarono il compianto Euronymous), band con la quale di recente i Devil Master hanno condiviso il palco per un intero tour.
Il vulcanico chitarrista Darkest Prince è l'autore di tutta la musica presente su Bloody Dreams, che viene inaugurato dalla breve 'You Worms' Vain Delusions', brano che illustra alla perfezione come i sentieri sonori del punk e del black metal siano facilmente sovrapponibili senza incoerenza alcuna. Le stesse coordinate vengono rispettate da 'Trembling At Dusk', anche se una straniante introduzione psichedelica ed un breve intermezzo strumentale simil-doom donano una veste più personale alla canzone. L'orecchiabile singolo 'Sex With Succubus' vede invece i Devil Master districarsi tra sfuriate thrash-core e trame chitarristiche debitrici alla migliore NWOBHM. Con 'Death Anthem' si ritorna ad assaporare riff di stampo heavy metal classico, nonostante Disembody Through Unparalleled Pleasure (!) continui a vomitare le sue urla convulse. La title-track 'Bloody Dreams' vede i due chitarristi impegnarsi nell'elaborazione di intrecci ritmico-armonici davvero mirabili e l'uso di voci pulite effettate al punto giusto (incluso un macabro recitato femminile) trasportano l'ascoltatore in una dimensione onirica. È il giusto preludio alla conclusiva 'Farewell Waltz to Unfortune's Palace': è qui che le cose si fanno serie, con quasi undici minuti (strumentali) di esplorazioni soniche senza alcun limite. Chitarre acustiche e pulite ma ultra-effettate, flauti, suggestioni folk, una psichedelia nera come la pece e una struttura imprevedibile: è il giusto commiato che i Devil Master riservano all'ascoltatore, chiamato ad assaporare, ascolto dopo ascolto, un "pezzo" sempre più grande del loro bizzarro sound.
https://youtu.be/mgpLH9OQE64?si=PukK4h1aNTbE6kvQ