Copertina di Black Waves dei Svartkonst
Recensione Black · Album

Svartkonst Black Waves

di Tiziano Marasco 12 Aprile 2021 - 08:30
Band
Svartkonst
Tipologia
Album
Etichetta
Trust No One
Genere
Black
Nazione
Svezia

Il black metal che sia svedese o norvegese, è identico per la maggior parte del genere umano. Per gli appassionati invece passa un abisso. Il secondo è più tecnico, più strutturato, più deatheggiante, con un senso della melodia meno spiccato. Tanto che non è infrequente che un amante dei Darkthrone cacci dei robusti sbadigli sui Marduk.  Insomma, avete capito, oggi si parla di black svedese e più precisamente di "Black Waves", album (stranamente) di una one-man-band. One-man band che risponde al nome di Svartkonst, ovvero "arte nera" (per chi mastica la lingua di Goethe, "schwarzkunst"). Titolare del progetto, è Richard Törnqvist, cui vanno ascritti due full-length, il primo dei quali uscito nel 2015.

Il sound è quello tipico della Svezia, a metà tra Watain ed Entombed, ma portati avanti con estrema bravura e anche un po' di farina del proprio sacco.

"Black Waves" è un piccolo compendio del sound di quelle terre, fatto di growl furibondo e tremolo picking. Ci troviamo di tutto. Dall'ottimo black'n'roll di "Death magic" e "World ablaze" fino al memorizzabile ritornello di "I am the Void". Ci troviamo la furia di "Ruins of splendour" ma anche il quasi post black, malato e minimale di "Stray in the dark". Troviamo poi la summa di tutto nei 10 minuti della title track, un pezzo imponente e molto intricato, autentico biglietto da visita di tutto l'album.

Incensato da più parti come nuova alba del suo genere, "Black waves" è in effetti un bell'album che tuttavia non porta molto di nuovo. Certo, come si suol dire in campo black, non porta nulla di nuovo ma lo fa molto bene. Svarkonst è tutto quello che ci si aspetta possa provenire dal gelo della Scandinavia. Da tenere d'occhio, nella Speranza che, magari, il disco di rottura arrivi davvero.

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