Copertina di Beautiful 'n Damned dei Zan/Cody
Recensione Hard Rock · Album

Zan/Cody Beautiful 'n Damned

di Fabio Vellata 27 Luglio 2026 - 10:00
Band
Zan/Cody
Tipologia
Album
Genere
Hard Rock
Nazione
Svezia

Zan/Cody è un progetto che nasce dall’incontro – o meglio, dalla reunion – tra la voce e la chitarra della prima incarnazione degli svedesi Shotgun Messiah, una delle band-cardine della scena sleaze hard rock scandinava a cavallo tra anni ’80 e primi ’90. Dopo decenni di percorsi separati, i due tornano a lavorare insieme sotto un moniker che mette in primo piano i cognomi e quindi il peso specifico delle personalità coinvolte, scegliendo Frontiers Music come casa ideale per un progetto di hard rock graffiante ma attuale.

“Beautiful ’N Damned”, uscito da qualche giorno, viene presentato come un lavoro di sleaze hard rock intriso di oscurità, con una forte attenzione alla produzione, affidata a Chris Laney, già al lavoro con Pretty Maids e Crazy Lixx. Il risultato è un sound che conserva la sporcizia stradaiola, le chitarre taglienti e l’attitudine decadente tipica degli Shotgun Messiah, ma innestata su una cornice sonora massiccia, compressa il giusto, giocata su bassi poderosi e una tessitura di dettagli che accendono una sfumatura quasi gothica in diversi brani.

L’album si muove spesso su coordinate che chi conosce “Shotgun Messiah” e “Second Coming” riconoscerà immediatamente. Riff graffianti, groove nervoso, uso misurato ma efficace di elementi “extra” come armonica disturbata, effetti sulle voci e piccoli inserti elettronici che sporcano il quadro senza snaturarlo. Non è però una sterile operazione nostalgia. La scrittura lavora su ritornelli meno glam e più sinistri, su midtempo che respirano un’aria di disincanto urbano, traducendo l’eredità sleaze in una formula più adulta e consapevole, dove la malinconia pesa quanto l’aggressività.

La scaletta propone dieci pezzi inediti, a partire da “Sever”, primo singolo e biglietto da visita del disco, costruito su un’andatura tesa, quasi marziale, in cui la voce di Zinny gioca tra sussurro velenoso e esplosione del ritornello. “I Am The Shit” porta in primo piano l’anima più provocatoria e auto-distruttiva del progetto, con un coro volutamente arrogante e una base ritmica che picchia dritta, mentre “Ride Or Die” spinge sul lato più anthemico, pur mantenendo una patina di oscurità che impedisce al pezzo di diventare il classico brano da arena. “She Walks With Violence” lavora su immagini quasi cinematografiche e una tensione crescente, complice una chitarra insinuante e un’interpretazione vocale che gioca su ambiguità e pericolo, mentre “Bad Bad Man” e “Tear It All Down” chiudono il cerchio con una combinazione di riff sporchi, groove assassini e un gusto melodico amaro, che lascia addosso la sensazione di aver attraversato un mondo di relazioni tossiche e città notturne senza redenzione.

In più di un passaggio affiorano suggestioni che possono richiamare l’Ozzy Osbourne dell’ultima fase, quella di dischi come “Ordinary Man” e “Patient Number 9”, dove l’icona metal lavora su un immaginario dark, riflessivo e spesso introspettivo, poggiato su produzioni moderne e molto stratificate. Anche in “Beautiful ’N Damned” troviamo quell’equilibrio tra riff pesanti, atmosfere plumbee e una vena melodica crepuscolare, con linee vocali che non cercano la perfezione cristallina, ma valorizzano la fragilità espressiva, trasformandola in carattere. Non siamo di fronte a un clone: Zan e Cody declinano queste coordinate in chiave sleaze, con più strada sotto le scarpe e meno barocco produttivo, ma il parallelo funziona come riferimento utile per inquadrare il mood e la sensibilità generale del lavoro.

Nel complesso “Beautiful ’N Damned” è un album che riesce a tenere insieme la memoria degli Shotgun Messiah e il presente, evitando il doppio rischio della replica calligrafica e della svolta modaiola, presentandosi invece come un lavoro onesto, curato e identitario. La scrittura non è rivoluzionaria ma solida, la produzione mette davvero in risalto il lato dark e cinematografico del progetto, e la performance di Zan e Cody dimostra che la chimica tra i due non si è affatto esaurita, anzi sembra essersi caricata di nuove ombre e consapevolezze.
Qualche passaggio può risultare derivativo per chi frequenta da anni sia lo sleaze scandinavo sia il catalogo recente di Ozzy, ma la qualità complessiva, la personalità e la coerenza d’insieme rendono il disco un ritorno decisamente positivo, consigliato tanto ai nostalgici degli Shotgun Messiah quanto a chi cerca un hard rock scuro, viscerale e molto contemporaneo.

“Beautiful ’N Damned” segna un ritorno davvero notevole per Zinny Zan e Harry Cody. Un album cupo, sleaze e moderno che riprende l’anima più dark degli Shotgun Messiah, filtrandola con una sensibilità contemporanea e qualche eco al compianto Ozzy più recente, risultando nel complesso sorprendentemente convincente e centrato.

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