Copertina di Avrak
Recensione Heavy · Album

Avrak

di Mickey E.vil 7 Ottobre 2026 - 08:00
Tipologia
Album
Etichetta
Peaceville Records
Genere
Heavy
Nazione
Norvegia

Non amo particolarmente scrivere recensioni track-by-track e non lo farò nemmeno in questo caso, però – data la natura multiforme del disco in esame – si rende necessaria almeno la citazione di ognuno dei nove brani che compongono questo interessante mosaico sonoro messo insieme da quel Ted 'Nocturno Culto' Skjellum che tutti noi conosciamo grazie ai Darkthrone. Questo nuovo progetto sarà una sorpresa solo per chi non leggerà la nostra intervista realizzata in occasione dell'uscita del nuovo disco del duo norvegese, durante la quale abbiamo affrontato la genesi di questo neonato progetto musicale che consentirà a Ted di esibirsi dal vivo (a differenza che coi Darkthrone) potendosi contemporaneamente esprimere a livello creativo con maggiore libertà, pur mantenendo una matrice assolutamente scandinava volta a dipingere scenari tra l'onirico e il malinconico. Il nero è ancora una volta il colore dominante, o meglio la riduzione dei colori a due: bianco e nero. Così è per la copertina, così è per le fotografie della band e per il primo lyric video reso pubblico.

La musica, invece, non è assolutamente monocromatica: per tutto il disco veniamo accompagnati nell'esplorazione di territori musicali variegati che rendono evidente l'amore del chitarrista e dei suoi sodali per il doom, il folk, il metal classico, l'elettronica e ovviamente il buon vecchio true norwegian black metal. In sede di intervista è stato puntualizzato il fatto che la track-list segue l'esatta cronologia della genesi dei brani, cosa non comune quando una band decide dove posizionare i brani all'interno di un lavoro.

https://youtu.be/2BIYrOnSzuw?si=yqsaYPIFTtKYZBGH

Il brano di apertura, 'Forever Mountain', è caratterizzato da un riff iniziale (e finale) davvero granitico ed epico nei termini in cui lo avrebbero reso granitico ed epico i migliori Bolt Thrower. Al contrario, il ritornello offre all'ascolto dei melanconici arpeggi di chitarra che ricordano la poesia di Blakkheim nei primi Katatonia. 'Unborn' cattura l'ascoltatore grazie ad una tela armonica tessuta da chitarre tra il true norwegian black metal e l'uso di palm mute. L'uso della voce doppiata ricorda il Nick Holmes di metà anni Novanta e il finale del brano è l'unico esempio di blast-beat di batteria che troverete in tutto il disco degli Avrak. In 'Long May the Lums Reek' (trattasi di un detto scozzese) l'uso di synth suonati da Ted regalano suggestioni dark/ambient, prima di sfociare in un mid-tempo che accoglie gli espressivi vocalizzi di Anders Hegna, tra l'epico e il disperato. 'Rot' è intermezzo di ambient nero che più nero non si può, degno delle produzioni della norvegese Cold Meat Industry dei tempi d'oro. In 'Varde' delle energiche cavalcate di doppia cassa accompagnano riff tipicamente trembling scandinavi, ma poi il brano evolve tra riff sabbathiani e una parte decisamente più groove con richiami quasi crust in stile Amebix (pensiamo alla ripetizione della parola 'Arise'!). 'Cloaks Of Power' inizia con una sezione strumentale ai limiti del funeral doom, dando poi spazio ad un accenno quasi folk (norvegese) nel melodico ritornello mid-tempo sul quale si stagliano linee vocali ultra-melodiche armonizzate e, a chiudere il brano, un assolo in puro stile seventies. 'The Lonely Shadow' esplora territori più marcatamente prossimi al metal classico, con assoli che per la prima volta mostrano una matrice blues e una linea vocale che curiosamente ricorda il Jaz Coleman (Killing Joke) più melodico. Non manca però una sfuriata che sfiora il thrash metal più intransigente. Il riff iniziale di 'The Rift' è mutuato dalla miglior NWOBHM che si fonde mirabilmente e 'naturalmente' col riffing più tipicamente black. Anche qui incontriamo discreti interventi ambient con synth dalle tinte molto oscure. Con 'Hav' la chiusura del debut album degli Avrak è affidata ad un curioso coro folk che ricorda i tempi di progetti paralleli di Fenriz come Isengard o Storm. Tanto per rimarcare: siamo norvegesi! La seconda metà del brano vede la presenza di voci sussurrate, suoni d'ambiente e un delicato arpeggio sognante che accompagnano l'ascoltatore verso il commiato temporaneo, in attesa di un nuovo capitolo firmato Avrak!

Carico il prossimo articolo