Copertina di As the City Burns dei Serpent
Recensione Heavy · Album

Serpent As the City Burns

di Manuel Gregorin 19 Settembre 2026 - 11:00
Band
Serpent
Tipologia
Album
Etichetta
Stormspell Records
Genere
Heavy
Nazione
Stati Uniti

Andando a scartabellare nel vastissimo macrocosmo della New Wave of Traditional Heavy Metal, questa volta ci siamo imbattuti in questi Serpent provenienti da Los Angeles. Da non confondere con altre formazioni omonime, i Serpent che andremo a scoprire quest'oggi sono attivi dal 2006 e, dopo una gavetta di vent'anni, debuttano finalmente con il qui presente “As the City Burns”. Quaranta minuti di metallo epico e battagliero influenzato da nomi come Omen, Virgin Steele e primi Manowar, con testi ispirati a tematiche fantasy ed alla mitologia, in particolare quella greca, come si intuisce dalla copertina.

La band gioca a carte scoperte già con l'opening track "The Trumpets Have Hailed", una marcia trionfale di un paio di minuti accompagnata dagli urli del vocalist Achilles. Pur fungendo da intro al primo brano vero e proprio, evidenzia già le coordinate principali del gruppo, con suoni potenti ed epici a fare da cornice alle vicende di antichi dèi, eroi e titani. La magniloquenza metallica esplode in tutta la sua carica con la successiva "And The Goddess Weeps", un assalto all'arma bianca con chitarre serrate al servizio di un cantato profondo e corposo, impegnato a narrate storie aediche.

Alternanza di ritmi veloci e passaggi più cadenzati, chitarre taglienti e aggressive, lirismo epico carico di pathos: è questo l'arsenale con cui i Serpent sferrano la loro offensiva. Una formula già sentita, certo, ma che, essendo presentata in modo credibile, riesce facilmente ad andare bersaglio.
La produzione, come immaginabile, è minimale e spartana - termine che in questo caso casca proprio a pennello -, una scelta quasi certamente voluta per dare alle canzoni quel tocco old school che molto si addice ai lavori di questo genere.

"Delirium" è un heavy/power travolgente e sfrontato, con la batteria che tiene un'andatura veloce per tutta la durata del brano. Ritmiche più controllate invece per "Until Dawn", un tempo medio in stile NWOBHM costruito su un riff diretto che fa da colonna portante al pezzo. Ancora in evidenza la voce, che in questo episodio tocca vette significative.

Il cantante Achilles, all'anagrafe Eric Antonio Mejia, ostenta uno stile molto fedele a pilastri come David DeFeis e Bruce Dickinson, con un approccio carico di enfasi molto adatto ai brani eseguiti. Ogni tanto tende a strafare, cercando la prova di forza con le note alte; ciononostante si dimostra un vocalist dalle ottime qualità.
Le chitarre occupano ovviamente il ruolo di protagoniste, con Ray De Leon e Amadeus Mozart - sobrio nome d'arte dietro al quale si cela tale Amadeus Sanchez - che formano un affidabile coppia d'asce in perfetta linea con la tradizione più classica dell'heavy metal. Le trame chitarristiche viaggiano in sintonia facendo largo uso di armonizzazioni ben distribuite fra cavalcate ed assoli. Nell'eseguire i brani viene sempre riservato un occhio di riguardo per la melodia, senza però mai andare a discapito della potenza.

Si prosegue con le maideniane "Tears of a Titan" e "Aegean Sea", una cavalcata che confluisce in un lungo assolo accompagnato dai vocalizzi di un Achilles sempre in evidenza.
Chiude il tutto "Burning Athens", una traccia che avanza in modo deciso con i due axeman impegnati a macinare armonizzazioni e a scambiarsi fraseggi. Una solenne scorribanda con punte drammatiche che vuole essere la degna conclusione di questa epopea metallica.

Nome interessante quello dei californiani Serpent, autori di un lavoro vecchia scuola solido e ben strutturato. Un prodotto derivato e con poche sorprese certo, ma che riesce comunque a tirare fuori gli argomenti giusti. E tutto sommato questo può anche bastare.

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