Copertina di Anthromorphicide dei Anubis (stati uniti)
Recensione Power · Album

Anubis (stati uniti) Anthromorphicide

di Andrea Bacigalupo 9 Luglio 2026 - 08:30
Tipologia
Album
Etichetta
M-Theory Audio
Genere
Power
Nazione
Stati Uniti

US Power, Power Metal, Power/Thrash… che perenne confusione! Come se poi, tra l’altro, l’Heavy Metal privo dell’attributo “Power” non fosse potente… Vabbè, polemiche inutili a parte, si può riassumere brevemente così: l’US Power è l’alter ego dell’Heavy Metal britannico, con band rappresentative quali Riot, Metal Church e Savatage, tra le tante. Il Power Metal è invece un derivato dello Speed che unisce l’ipervelocità a melodie orecchiabili e cori epici per generare atmosfere trionfali e radiose (padri fondatori gli Helloween), spesso infarcito di orchestrazioni corpose e complesse — il cui uso “esagerato” ha portato a anteporre il termine distintivo Symphonic — dominato da una sempiterna doppia cassa e da estensioni vocali elevatissime. Anche il Power/Thrash deriva dallo Speed: un cugino scontroso del più aperto Power Metal, dove l’epicità resta un elemento fondamentale ma si fa oscura e inquietante perché amalgamata a riff di chitarra muscolari, feroci e aggressivi; qui le orchestrazioni, nella maggior parte dei casi, fanno da sottofondo riempitivo per aumentare la densità di un’atmosfera rovente e oppressiva, appartenente a un mondo dove la vittoria non è sinonimo di felicità. Gli statunitensi Anubis suonano essenzialmente questo. Nati da un’idea di Devin Reiche, bassista della Thrash Metal band Hatchet, hanno pubblicato una marea di singoli ed EP prima del debutto sulla lunga distanza con ‘Dark Paradise’ nel 2024.

La voglia di maturare e, soprattutto, di distinguersi ha portato il frontman (che negli Anubis canta) a modificare più volte la lineup, fino all’importante innesto finale di una co-vocalist femminile, l’eclettica e talentuosa Hanna Preston che, con il nuovo album ‘Anthromorphicide’ disponibile dal 24 aprile 2026 via M-Theory Audio, fa il suo esordio ufficiale nel panorama metal. "’Anthromorphicide’ si traduce con “morte della forma umana”, una parola che indica la trasformazione, l'evoluzione o l'abbandono delle proprie sembianze per abbracciarne altre" spiega Devin, un concetto che fotografa bene l’evoluzione degli Anubis, abili a sgrezzare il Power/Thrash degli esordi sperimentando e contaminandolo con altre sonorità: ora più estreme e viranti al Death (‘Fanged Angel’), ora più flessibili approfittando di una voce pop-oriented (‘My Favorite Cage’, con la cantante Zhariah), oppure tessendo strutture più complesse e sofisticate (‘The Fire Inside’). Il tutto senza mai snaturarsi, ma mantenendo intatti i principi cardine di ferocia e melodia orecchiabile che lasciano trasparire le influenze di band quali Iced Earth o Mystic Prophecy.

Il risultato c'è e la band fa un bel passo in avanti, dimostrando di avere ampi orizzonti visivi e di non voler rimanere incastrata nei confini del proprio genere, senza peraltro creare confusione buttando ingredienti a caso nel calderone. La scrittura è chirurgica, ricca di cambi di tempo, sofisticata ma mai dispersiva, immersa in un clima infernale denso di urgenza e pericolo. Il connubio Reiche/Preston si rivela teatrale e incisivo, con un’ottima prova della cantante quando le viene concesso maggior protagonismo (come il growl ferino espresso nella già citata ‘Fanged Angel’). Gli assoli sono importanti, epici e battaglieri, mentre i riff scaturiscono con una ferocia spropositata. In una sola frase, ’Anthromorphicide’ è un disco violento ma epico, vittorioso ma cupo… particolarmente diabolico.

Oltre a Zhariah, gli ospiti del disco sono Dusty Boisjolie (ex Severed Savior), che canta nella title-track conferendole un aspetto ancora più tenebroso, il chitarrista Jadran "Conan" Gonzalez (Exmortus), che suona in ‘The Fire Inside’, e Alex Nasla, che colora con le sue tastiere ‘Ancient at Birth’ sviluppando un assolo in piena controtendenza rispetto a quanto detto sopra in merito all’uso riempitivo delle orchestrazioni nel Power/Thrash.

https://youtu.be/f1m6MTxbMi4?list=RDf1m6MTxbMi4

La qualità della scaletta è omogenea, priva di filler o brani sottotono. Si elevano comunque la semi-ballad ‘The Fire Inside’, che incastra alla perfezione brevi passaggi malinconici con duri attacchi epici, ‘Reptile Eyes’, dall’anima Thrash veloce e velenosa, e il singolo ‘My Favorite Cage’, un pezzo accessibile ma non scontato, dove lo stile un po' pop e un po' punk di Zhariah si sposa molto bene con le penombre della traccia, fino alla conclusiva ‘Battalion’, spedita, urgente e vero e proprio inno finale del lotto. Qualche dettaglio poteva essere rifinito meglio: ad esempio ‘Celestial’ e la title-track sfumano in un fade-out improvviso, mentre ‘Arcanist’ viene praticamente troncata, lasciando un senso di incompletezza come se la band fosse stata obbligata a chiuderle prima di aver trovato un vero finale. Ogni tanto affiora anche un briciolo di confusione ma va bene così, il disco si ascolta volentieri a patto di farlo con attenzione; sebbene sia zeppo di melodia non significa che sia un ascolto facile e va approcciato con calma.

In conclusione, ’Anthromorphicide’ è un ottimo lavoro che mostra una band che sa il fatto suo, consapevole della direzione da seguire e capace di stupire. Aspettiamo fiduciosi il prossimo capitolo.

https://youtu.be/-meMf6UutfQ?list=RDf1m6MTxbMi4

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