Dietro i Bizarrekult c’è Roman V., musicista siberiano trapiantato in Norvegia, e una storia che parte dal black metal per cercare, disco dopo disco, la propria direzione. Vi Overlevde (2021) e Den Tapte Krigen (2023) avevano già mostrato una scrittura capace di alternare ruvidità e melodia, ma con Alt Som Finnes il progetto sembra finalmente trovare il punto in cui tutte queste componenti smettono di contendersi spazio e iniziano a funzionare insieme. Black metal alla base, ma attorno crescono atmosfere definite post-metal, con riff più articolati, aperture melodiche e una tensione che non ha bisogno di correre sempre a tutta velocità. È proprio questo continuo gioco fra aggressività e respiro a rendere i Bizarrekult meritevoli di finire sul vostro radar.
Ci si trova così di fronte ad un lavoro artisticamente maturo, nel senso compositivo del termine. C’è una direzione precisa, abilmente sorretta da una produzione che premia la necessità di mantenere il legame con un taglio atmosferico ancora presente, anche se in maniera meno marcata rispetto a prima. C’è spazio per melodia, ma soprattutto per uno spessore che restituisce una sezione ritmica (basso e batteria) che impreziosiscono la visione di Roman, sempre e comunque mastermind del collettivo.
Il disco si apre con calma grazie alla opener Hun, per poi dare all’ascoltatore una perfetta immagine di quanto seguirà nei prossimi tre quarti d’ora circa di musica. Infatti Bikket Hennes mette insieme la brutalità obbligatoria del black metal, con un compendio di quanto promesso da Roman per quanto riguarda questo sforzo discografico. C’è tempo per digressioni (Aversjon), ma anche per gli immancabili brani più veloci (Avmakt e Drøm), a tutto vantaggio di una varietà che offre davvero la possibilità di sentirsi in una terra fredda e lontana, viaggiando verso l’ignoto con questa colonna sonora evocativa quale unica compagnia.
Alt Som Finnes (Tutto ciò che esiste) esalta davvero la vena compositiva del proprio creatore e le possibilità concesse da strumentisti specifici e una produzione curata dalla Season of Mist non fanno altro che permettere alla sua visione di prendere forma in maniera più cristallina. Alcuni parlano di post metal, altri chiamano in causa addirittura paragoni con i Dødheimsgard, ma non bisogna affatto confondere l’Avantgarde e la sperimentazione con un black metal decisamente più tradizionale, tuttavia perfettamente in grado di funzionare e soddisfare di certo una bella fetta di appassionati del genere.