Copertina di All Gates Open (Original Motion Picture Soundtrack) dei Blood Incantation
Recensione Ambient · Album

Blood Incantation All Gates Open (Original Motion Picture Soundtrack)

di Nicola Furlan 28 Settembre 2026 - 03:48
Tipologia
Album
Genere
Ambient
Nazione
Stati Uniti

Con “All Gates Open (Original Motion Picture Soundtrack)”, il quartetto di Denver torna ad esplorare quel lato della propria identità già emerso con “Timewave Zero”, ma lo fa da una prospettiva diversa. Composto nel 2021 e inizialmente incluso nella versione artbook deluxe di “Absolute Elsewhere”, il lavoro viene ora pubblicato autonomamente e si articola in quattro lunghe tracce o movimenti come piace dire a loro: “Balance”, “Flight”, “Dawn” e “Rain”.

La prima parte del disco è quella che rende più evidente questa intenzione. “Balance” e “Flight” lavorano soprattutto sulla dilatazione, sulla ariosità, mentre “Dawn” introduce una leggera componente elettronica che aggiunge ulteriore movimento senza spezzare l’atmosfera. È un ambient che non cerca il disorientamento immediato, ma una forma di apertura, quasi di respiro. Con il procedere dell’ascolto, però, quella luminosità comincia lentamente a incrinarsi. È soprattutto nella parte finale che riaffiora un sottile, ma percepibile alone di smarrimento, lo stesso che in “Timewave Zero” era invece molto più presente fin dall’inizio. In “Rain” tornano echi più oscuri, movimenti più sospesi e una sensazione di inquietudine che non esplode mai del tutto, ma rimane sotto la superficie e lascia alla fine un qualcosa apparentemente incompiuto… forse quel senso di immensità cosmica, ma contemplativa che la band da sempre cerca di dirottare nei brani, siano questi rappresentati dal death metal estremo, siano questi più ambient-oriented.
Ed è proprio questo equilibrio tra luce e ombra a rendere interessante il disco. “All Gates Open...” non è soltanto la versione più chiara e riflettente di “Timewave Zero”, ma il completamento del lato più spirituale dei Blood Incantation. Se il precedente lavoro ambient rappresentava il vuoto, l’ignoto e la vertigine cosmica, qui quella stessa dimensione viene osservata da un’angolazione più contemplativa, quasi interiore. Il disco sembra chiudere un cerchio, dando forma compiuta a una componente della band che ormai va considerata parte integrante della sua identità. L’ambient e l’elettronica non sono deviazioni, ma strumenti attraverso cui i Blood Incantation riescono a esprimere una dimensione diversa, meno fisica e più mentale.

Il qui recensito “All Gates Open...” e “Timewave Zero” finiscono così per apparire come due facce dello stesso universo: oscurità e luce "vs" disorientamento e contemplazione. Ed è proprio in questa complementarità che il nuovo lavoro trova il suo senso più profondo. E ancora una volta, la band stupisce.

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