Copertina di Agent Steel dei Crying Steel
Recensione Heavy · Album

Crying Steel Agent Steel

di Stefano Ricetti 30 Giugno 2026 - 07:30
Tipologia
Album
Etichetta
Pride & Joy Music
Genere
Heavy
Nazione
Italia

In Italia, fra i grandi vecchi del Metallo, solo tre band, fra quelle attive – nel novero non sono ricomprese le altre che si limitano a suonare dal vivo la cui discografia è ferma da eoni – Skanners, Crying Steel e Ancillotti – benché non vantino la militanza dei primi due al proprio interno schierano personaggi indiscutibili che hanno fatto la storia dell’HM del nostro Paese - hanno dimostrato sul campo di meritare ampiamente le posizioni di un podio che da tempo pare inscalfibile. Tre gruppi che ancora sfornano con una buona regolarità album di purissimo heavy metal di alta qualità.

Altre compagini, fra i veterani, vantando degli inizi costellati da fuoco e fiamme, per vari motivi hanno poi virato verso l’hard rock. Scelta indiscutibile, ma in questa sede si tratta di ACCIAIO, dal momento che è uscito il nuovo disco dei Crying Steel (qui intervista), il quinto della loro lunga carriera. Esistono infatti sin dal 1982.

Puntualizzando che IL CANTANTE per antonomasia dei Crying Steel permane Luca Bonzagni, presente sui primi due lavori, On the Prowl (1987) e The Steel is Back (2007), nonostante poi dietro al microfono dei bolognesi si siano avvicendati dei frontman di valore, questa nuova incarnazione della band propone per la prima volta Tiziano Sbaragli, ex Etrusgrave e Angel Martyr, con il gruppo già dal 2024.

Ed è proprio la sua presenza a caratterizzare fortemente i tre quarti d’ora scarsi di ascolto di Agent Steel, il nuovo nato, un concept che per la prima volta trova spazio nella discografia dei Crying Steel, declinato lungo dieci pezzi, nove inediti e un ripescaggio dal passato.

L’etichetta è la tedesca Pride & Joy Music, la stessa dei concittadini Danger Zone, non a caso Roberto Priori, il loro chitarrista, si è occupato delle fasi di produzione del disco.

Il Cd si accompagna a un booklet di dodici pagine infarcito dei disegni di Natalia Smiechowicz che richiamano l’immagine di copertina con una foto dei singoli componenti la band nelle due centrali. Curiosamente da nessuna parte è riportata la formazione del gruppo che, accanto agli storici Franco Nipoti (chitarra) e Luca Ferri (batteria) schiera Tiziano Sbaragli (voce), Paolo Nocchi (chitarra) e Marco Zirondelli (basso).

Come si scriveva sopra l’innesto di Sbaragli si sente, eccome. I Crying Steel hanno così ritrovato quella profondità espressiva ed epica che da tempo mancava nel loro repertorio. Ottima la sua prova, a marchiare a fuoco nove delle dieci canzoni presenti. Le basi della loro proposta permangono fortemente saldate nelle radici che hanno dato il via all’heavy metal di stampo robusto e veloce, quindi Judas Priest e Saxon, come ampiamente dimostrato da “The Arrival”, traccia d’apertura, dura e massiccia come da attese ma che palesa aperture melodiche di alto lignaggio, che forniscono al cantante la possibilità di dare fondo alla propria indole eroica. Per lo scriba l’highlight di Agent Steel. A seguire pezzi scritti per detonare in sede live come “You Got the Look”, “My Heart Steel Rocks” e rasoiate quali “To Remember” in piena tradizione Crying Steel.

In chiusura il ripescaggio di un classicone della portata di “No One’s Crying”, tratto dal capolavoro della loro storia, l’ineguagliato On the Prowl. Alla voce nientepopodimeno che Ralf Scheepers dei Primal Fear, una delle migliori ugole heavy metal in circolazione. Grandi attese, quindi. Parzialmente disattese, però. Non che la canzone sia uscita male, tutt’altro. Semplicemente non decolla come ci si poteva immaginare, pagando dazio nei confronti dell’originale.

Stefano “Steven Rich” Ricetti      

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