Sono tutti incazzati in Canada. D'altronde c’è qualcuno che sta cercando di portar via loro il lago Ontario, pretendendo pure di cambiargli l’antichissimo nome datogli dagli Irochesi, il popolo nativo di quelle terre.
Polemiche a parte, i W.M.D. erano incazzati già da prima, fin dal 2010 per l’esattezza, anno in cui hanno cominciato a muovere i primi passi come Shrapnal. Nel 2015, quando hanno assunto l’attuale moniker (acronimo di “When Minds Develop”), lo erano ancora e hanno dimostrato di esserlo pure nel 2018 quando hanno esordito con il full-length “Lethal Revenge”. Oggi il loro carattere burrascoso e indomito è rimasto invariato come esprime “Against All Warnings”, il loro secondo e nuovo album, autoprodotto e disponibile dal 5 giugno 2026.
Che dire … rispetto agli inizi la lineup è stata stravolta, con il solo cantante e chitarrista Skyler Mills superstite della formazione originaria. Il bassista Jon Power ed il batterista Ryan Idris, invece, sono entrati nel team entrambi nel 2023. Band praticamente nuova, dunque, ma che, nonostante le varie esperienze dei nuovi musicisti (Aggression, Hyperia, Heathen), rimane ancorata alle idee iniziali. Come già dimostrato in “Lethal Revenge”, magari in modo più grezzo e primordiale, il loro è un Thrash che scorre rovente e impetuoso tra due argini che rappresentano la furia e la ferocia.

I riferimenti sono i Nuclear Assault per le estreme velocità, gli Exodus per gli attacchi a tutto braccio, i Metallica per le iniezioni tecniche ed i sempiterni Slayer per le atmosfere sulfuree e la forza oppressiva. Un po' tutta la Old School in pratica, messa in un calderone, rimescolata bene fino a portarla ad ebollizione ed infine servita con quel tocco di personalizzazione che rende la band molto interessante.
Intendiamoci, sotto il punto di vista compositivo non si sente nulla di nuovo, però il sound riesce ad essere particolarmente ficcante. Il taglio di chitarra è bello rovente, il basso pulsante esce parecchio fuori diventando in più di un’occasione protagonista (come in “The Black Expanse”, ad esempio) e la batteria si rivela temporalesca e frantumante. La voce è pura cartavetro e si percepisce un impegno notevole per rendere tutto perfetto, con stratificazioni sofisticate che su questo disco rendono bene, ma che fanno accendere il solito punto di domanda sulla resa delle canzoni dal vivo, dove i musicisti sono solo tre e non sette o otto.
A parte questo, ce n’è per tutti: attacchi potenti, velocità siderali collegate ad improvvisi stacchi e cambi di scena che schiacciano a terra, spregiudicati inserti Hardcore Punk, assoli melodici… il bignami del buon Thrasher, in pratica, fatto bene e dal sapore genuino, senza arruffianate tipo ballad improprie o cover commerciali. Un album volto a spaccare crani per infilarci dentro, senza mezzi termini, riflessioni sull’avidità dell’uomo, sul caos quotidiano indotto da una pressione psicologica alienante e frustrante (“I've come to realise, everything must die" – “Eyes of a Killer”). “Against All Warnings” è, di fatto, un concept crudo e selvatico il cui filo conduttore è l'incapacità cronica dell'essere umano di darsi dei limiti, con tutto quello che ne consegue.
https://youtu.be/bRSqPPfyCBs?list=RDbRSqPPfyCBs
Tra i brani che emergono spiccano la fulminante “Eyes of a Killer”, la cangiante title track e “The Thin Red Line”, traccia in cui la velocità lascia il posto a un incedere cadenzato, infuriato e granitico. Nota di merito per la complessa “Already Dead”, una sorta di mini-suite dalle mille sfaccettature e dai passaggi imprevedibili, capace di creare un'atmosfera plumbea e carica di tensione, dominata da incastri ritmici al limite della fusion, seguita dalla conclusiva “Painful Vengeance”, un vero attacco sonico. Troppo caotica ed eccessiva, invece, “Post Human Predator”, che rende lo svolgersi del disco stridente e soffocante.
Concludendo, “Against All Warnings” è senz’altro un bel disco, carico e fiammante, nel quale la violenza esprime un disaccordo di fondo con l’andazzo sociale in continua discesa a cui stiamo assistendo. I W.M.D. non stanno a subire in silenzio e resistono urlando la loro rabbia e cercando di infondercela. Un bel passo avanti rispetto agli esordi, sotto il profilo musicale e di crescita personale. Questa è una band che sa dove vuole andare. Se però vuole farsi ascoltare, deve far passare un po' meno di 8 anni tra un disco e l’altro.