Copertina di 30th Anniversary - An Amazing Flight Through Time dei Ayreon
Recensione Progressive · Album

Ayreon 30th Anniversary - An Amazing Flight Through Time

di Roberto Gelmi 9 Luglio 2026 - 12:00
Band
Ayreon
Tipologia
Album
Genere
Progressive
Nazione
Paesi Bassi

30th Anniversary – An Amazing Flight Through Time, pubblicato a inizio giugno, è il terzo e “definitivo” live album del supergruppo Ayreon (quarto se includiamo The Theater Equation). I concerti dello scorso settembre in quel di Tilburg per il trentesimo anniversario della band hanno celebrato l’apoteosi del sound a firma Arjen Lucassen e regalato ai fan una setlist d’applausi. Quello che ci accingiamo a commentare, dunque, è a oggi il miglior live del combo olandese e forse il suo apice assoluto. A differenza dei due precedenti dischi dal vivo (Electric Castle and Other Tales e 01011001 Live Beneath the Waves), questa volta non ci si focalizza su un singolo concept album della discografia, ma si propone un florilegio dall'intera carriera degli Ayreon, con qualche chicca presa anche dagli altri progetti di Lucassen. Parliamo di quasi trenta brani e una line-up stellare con una dozzina di cantanti coordinati da Arjen e dall’immancabile tastierista/produttore Joost van den Broek. Un pensiero, inoltre, va al compianto Edward Reekers, voce indimenticabile in The Final Experiment, venuto mancare nell’ottobre del 2025.

Difficile fare un elenco esaustivo degli highlight del concerto (potete trovare i video sul canale YouTube di Lucassen), proviamo a dare giusto qualche coordinata di massima basandoci sugli interpreti on stage. Tommy Karevik è sempre di una pulizia vocale notevole, è un piacere ascoltare la sua versione di Green and Cream, brano tratto dal progetto Guilt Machine del 2009. Damian Wilson reinterpreta in modo magistrale pezzi come Sea of Machines e Into the Black Hole (originariamente scritta per Bruce Dickinson). Il falsetto di Mike Mills erompe in tutta la sua potenza in Day Sixteen: Loser (nell’originale c’era niente meno che Devin Townsend) e in Everybody Dies. Che dire poi della voce del nuovo Jorn Lande, il grande Dino Jelusick? Il cantante croato offre una delle migliori interpretazioni della serata in Dawn of a Million Souls e in The Year of '41 (pezzo che spicca nell’ultimo album degli Star One). Si aggiunga infine la presenza di Wudstik, cantante troppo sottovalutato che regala invece un’ottima performance. Venendo al comparto femminile, Marcela Bovio e Irene Jansen sono le muse del progetto, senza di loro sarebbe difficile proporre simili scalette; sono versatili, tecnicamente eccelse, averne d’interpreti così. Applausi anche per la sempre graffiante Magali Luyten (addirittura impiegata in un classico come Sail Away to Avalon) e per la magnifica Heather Findlay, chiamata in causa (a sorpresa?) per due pezzi da The human equation e in Valley of the Queens. E non va dimenticata ovviamente Anneke van Giersbergen, quest’anno tornata on the road pure con i The Gathering. Per quanto riguarda i musicisti manca Marcel Coenen, ma è confermata la presenza (accanto alle ritmiche di Ferry Duijsens) di Timo Somers, coinvolto pure nell’ultimo album degli Star One ed ex membro dei Delain. Il resto della  line-up è invariato e tutto funziona a meraviglia.

Consigliamo, dunque, l’ascolto continuativo del live con un’attenzione particolare per i pezzi tratti da The universal Migrator pt I (My House on Mars, Dragon on the Sea, The First Man on Earth) e, perché no?, a quelli estratti da The Theory Of Everything. Il nostro grazie va sempre e comunque al lungagnone Lucassen che questa volta compare in completo rosso per cantare Carried by the Wind e Days of the Knights (pezzo tratto da uno dei suoi primi lavori solisti). Il live per il trentennale è l’ennesimo centro in una carriera che è iniziata miracolosamente a metà anni Novanta e continua a far sognare i fan dello space metal. Non diamo il massimo dei voti semplicemente perché vorremmo prima o poi vedere coinvolti altri grandi ospiti, su tutti Russell Allen e Michael Romeo, e ritrovare qualche altro pezzo in scaletta: si potevano evitare i classici da Into the elctric castle (già celebrato nel 2020) e osare ancora di più. Siamo sicuri che in futuro operazioni come questa verranno riproposte e continueranno a stupire, la discografia degli Ayreon è vasta, le possibilità di rivisitazioni e collaborazioni potenzialmente infinite, chissà cosa s’inventeranno per il prossimo spettacolo.

Ps Segnaliamo tra i vari formati in commercio la versione doppio CD + DVD, triplo LP, l’immancabile Blu-ray e l’edizione Artbook con contenuti extra.

https://www.youtube.com/watch?v=O_C7CsNhgEw

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