Copertina di КЭМ dei Hounds Of Bayanay
Recensione Folk - Viking · Autoprodotto

Hounds Of Bayanay КЭМ

di Elisa Tonini 22 Settembre 2026 - 08:30
Tipologia
Autoprodotto
Genere
Folk - Viking
Nazione
Russia

Moltissime volte il nome di una nazione non include la complessità culturali ed etniche al suo interno. Nel caso qui trattato, si parla degli jakuti, popolo turcico a nord est della Siberia russa, da cui i folk metallers Hounds of Bayanay provengono. E sono appunto le radici jakute a legarsi con il metal a più livelli, fin dalla loro fondazione nel 2014.
Qui la nostra opinione di "КЭМ", il secondo full-length della band, uscito a novembre 2025.

Il contesto generale

"КЭМ" segue l'EP "Uhuktuu" e l' album "Legends of the North" (2023), rappresentando un'evoluzione in termini di scrittura e di resa del sound.
Il folk metal dei Nostri verte su una base corposa e moderna di stampo metal-core, ma anche di passaggi dinamici progressivi (affini ai faoresi Týr), il tutto integrati ad atmosfere arcaiche.
A questi elementi si intrecciano i caratteristici kyryympa - strumento ad arco tipico della Yakutia - ed il metallico khomus (scacciapensieri)

Completa il quadro il cantato maschile in lingua jakuta, versatile e vibrante tra passaggi puliti pieni, throath singinging, growl e scream.

La recensione di "КЭМ"

Dietro al titolo "КЭМ" - la cui parola significa simultaneamente “tempo”, “stagione”, “momento” ed “era" - si cela un gioiello dal magnetismo multisfaccettato . Le dieci tracce paiono una danza tra il lato oscuro e quello solare, tra balda giovinezza e aneliti di memorie che si perdono nei tempi remoti.

Anche se il gelo dell'ambiente siberiano ne influenza il mood, le canzoni sono attraversate da un calore vitale che pulsa e ribolle, effetto sottolineato specialmente dal kyryympa. Esso pare avere l'effetto di potenziare gli strumenti elettrici, mentre il metallico khomus sembra scacciare gli spiriti maligni con il suo saltellare mistico. Entrambi - assieme alle percussioni sciamaniche - danno la sensazione di essere ancora più integrati e valorizzati rispetto al passato.
Lascia a bocca aperta l'agilità e la potenza vocale di Vyacheslav Sivtsev, forse comunque più a suo agio nelle tonalità piene e nel throath singing.
Per chi scrive, è impossibile non risuonare in questo esplosivo ma elegante incontro tra sonorità in linea con la  scena kazaka( turcica anch'essa) ed il   folk metal mongolo .


Ci sono però dei brani che emergono in particolare, ovvero le splendide "3ɔl kuta", "Erge qa:rtɯskalar", "Cɯsqa:n" e "Ardaq". La prima si potrebbe definire una sintesi pressoché perfetta delle loro anime, tra scene pastorali, spiritualità profonda e spirito guerriero. Mozzafiato tra l'altro il galoppare black metal, guidato da un'implacabile throath singing e dal frustare nel tamburo sciamanico.

"Erge qa:rtɯskalar" si distingue per un'impostazione drammatica, funerea a tratti, esaltata dal kyryympa e dall'incantevole vibrato delle linee vocali. Assolutamente da menzionare il passaggio percussivo sciamanico che scandisce il tempo in un solido e marziale sincrono con la batteria.
"Cɯsqa:n" conquista con un'aura relativamente più meditativa tra ritmiche gothic doom intrise di un gelo siberiano epico.
"Ardaq" è invece un'incursione diretta ma favolosamente stratificata nella sua espressione. Il lato guerriero ed quello sacro formano un sodalizio invincibile.

Per il resto, è da dire che siamo su livelli generalmente molto alti, da cui menzioniamo pure "3ꭢhꭢgꭢj ajɯ: uhuju:tunan" travolgente nel suo spirito saltellante dal cuore contemplativo ma deciso.

Se dobbiamo proprio dire cosa funziona meno, forse, il prevalere di certe linee vocali altissime rende "Apta:q kihi" e "Mu:s Sꭣrun" meno godibili nel complesso. Nonostante entrambi siano pezzi assolutamente validi (specie la spettrale "Mu:s Sꭣrun") l'animo yakuto risplende al meglio in altre tonalità già esplicate.

Conclusioni

Con "КЭМ" gli Hounds of Bayanay propongono essenzialmente un disco di grande valore qualitativo, inoltre la produzione esalta in modo potente ed equilibrato ogni elemento. L'uso di strumenti tradizionali, idioma e melodie dell'universo jakuto è un tesoro inestimabile nel panorama folk metal e da incoraggiare sempre.
I Nostri meritano un posto degno nella scena folk metal internazionale e si possono affiancare ai nomi della scena mongola ( come Tengger Cavalry), ai turchi Yaşru (dei primi quattro album, turchici nell'impostazione) e, come dicevamo, alla scena kazaka.
Un ascolto obbligato per i fan del folk metal ma anche a chi ama il connubio tra melodia e sonorità potenti.

Elisa "SoulMysteries" Tonini

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