A distanza di pochi mesi dalla pubblicazione della monografia sui blackster toscani Necromass, Masked Dead Records/Syn Editions replica con i Sadist, nonostante nel 2022 Tsunami Edizioni abbia fatto uscire il libro La Melodia del Male, sempre riguardo la band ligure (qui recensione).
La differenza, però, come ben esplicitato durante la presentazione del prodotto, è sostanziale. L’approccio risulta essere totalmente diverso, mi permetto di asserire in modalità da fanzine evoluta, cioè andando a scavare nel profondo puntando al sodo, senza per questo non curarne la forma ma rifuggendone la schiavitù, costruendo il testo sulla base di oltre venticinque interviste inedite, con flyer e foto del periodo a corollario, condensando il tutto in quaranta pagine.
Il passato, anche nel Nostro Paese, ci ha insegnato che l’informazione proveniente da fanzine rifugge il patinato, i canali ufficiali, il preordinato, talvolta la leziosità e la bellezza estetica – particolarità tipiche delle riviste ufficiali, come è sacrosanto che sia, beninteso! – per ricercare la crudezza dell’informazione, meglio ancora se dal taglio polemico e senza censure di sorta. Esattamente quanto accaduto per l’oggetto della recensione, che più che un libro, nella realtà dei fatti si rivela allestito come una rivista, anche per quanto afferente il generoso formato: 21 cm x 30 cm.
La storia prende inizio nella Genova dei primi anni Novanta, quella dei metallari a bivaccare fra i pressi della Stazione di Brignole e via San Vincenzo, dove c’era il Disco Club, un negozio storico del periodo. Momento nel quale i sufficientemente famosi a livello nazionale Necrodeath – avevano già pubblicato i seminali Into the Macabre (1987) e Fragments of Insanity (1989) - si erano concessi un momento di stop e il loro batterista, Marco “Peso” Pesenti si adopera per allestire un nuovo progetto, inizialmente denominato Necrosadist, che poi diverrà semplicemente Sadist in seguito all’incontro con il chitarrista Tommaso “Tommy” Talamanca, musicista che contemporaneamente riesce a suonare anche le tastiere e da quel momento in poi, negli anni successivi, è un florilegio di concerti, dischi, tour, chilometri su chilometri macinati, soddisfazioni ma anche cocenti delusioni, seguite da litigate furiose, situazioni di tensione palpabile durante le registrazioni e contrasti con le etichette, conditi da numerosi cambi di line-up e l’ingresso in pianta stabile del frontman Trevor, uomo simbolo dei Sadist da lustri.
Spesso, alla base dei vari contenziosi, risiede un motivo economico, che è poi quello che determina, non solo per i deathster liguri ma per un po’ tutti i gruppi, il pomo della discordia che impone di fare determinate scelte, anche di vita. I Sadist, come ben esplicitato da più fonti dirette raccolte appositamente nella Sulphur fanzine e non presenti nel libro Tsunami, si sono dovuti scontrare a un certo punto della loro lunga e travagliata storia con la visione e l’approccio romantico alla musica, che concede leggerezza e spensieratezza ma che di fatto non porta poi a nulla di concreto se non pacche sulle spalle e qualche ospitata qua e là con viceversa il fatto di divenire giocoforza cinici e determinati per renderla un motivo di vera sussistenza. Proprio questi delicati passaggi, con i vari punti divista e le differenti dichiarazioni costituiscono la peculiarità e il vero punto di forza del prodotto griffato Masked Dead Records/Syn Editions, capace di unire l’amore per la musica dimostrata da tutti quanti con i laceranti problemi legati al lavoro, alla famiglia, alla logistica e alle incomprensioni personali.
Ma non di soli Sadist tratta il testo, che infatti spazia anche per il resto dell’Italia underground, soprattutto al Sud fino ad arrivare alle vicende della Nosferatu Records, etichetta siciliana legata a doppio filo con il gruppo ligure, a segnare un rapporto fatto di alti e bassi, abbondantemente sviscerato, peraltro, con interventi ad hoc.
L’artwork della Sulphur fanzine è stato realizzato da Andreas Marschall, già collaboratore di Blind Guardian, Running Wild e Kreator, solo per enumerarne tre.
Stefano “Steven Rich” Ricetti
