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Recensione libro: Golden Eighties, Rock e cultura Pop negli anni Ottanta

Golden Eighties Rock e cultura Pop negli anni Ottanta di Francesco M. Tandoi Pagine: 375 EAN 9788892774643 € 21 Arcana Edizioni Provate a immaginare tutto

Recensione libro: Golden Eighties, Rock e cultura Pop negli anni Ottanta
di Stefano Ricetti 17 Agosto 2026 - 12:22
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Golden Eighties

Rock e cultura Pop negli anni Ottanta

di Francesco M. Tandoi

Pagine: 375

EAN 9788892774643

€ 21

Arcana Edizioni 

Provate a immaginare tutto quello che musicalmente può esserci fra gli U2 e Madonna. Nello spazio fra queste due forti estremità del panorama rock e pop degli anni Ottanta è racchiusa l’identità musicale di quel decennio e l’essenza stessa di questo libro. Raccogliendo l’eredità del soft/yacht rock degli anni Settanta e rielaborandola dopo la breve parentesi del punk, il nuovo decennio propose le sue novità – new wave, synth pop, adult contemporary, new romantic – che si misurarono con quanto storia, cultura, moda e tecnologia offrivano loro come base. Fu rock dal linguaggio semplice e diretto, fatto per piacere alle masse e ai discografici, che si affermò nel cinema, alle sfilate di moda, negli spot pubblicitari, in televisione.

Propose scelte e modelli per aiutare i più poveri (in grandi raduni come il Live Aid e i progetti Band Aid e Usa for Africa), per aprire il mondo dello showbiz alle comunità lgbtq, per abbattere i muri. E in un certo senso ci riuscì, pur a costo della sua reputazione. Nonostante questa flessione, ancora oggi lo ricordiamo per la sua leggerezza e nello stesso tempo per la ricercatezza e l’inclusività espressa attraverso la capacità di tenere insieme generi che piacevano alla gente e di presentarsi esso stesso come un genere unificante.

Se poi non riuscite proprio a vederci niente di tutto questo, allora accontentatevi di sapere che fu dai suoi protagonisti (Phil Collins, Yes, Brian Ferry, ecc.) che una generazione poté ripercorrere a ritroso la via del rock ed essere oggi testimone di una storia che indiscutibilmente è passata attraverso i Golden Eighties.

Questa la presentazione ufficiale di Golden Eighties, Rock e cultura pop negli anni Ottanta, uno degli ultimi libri nati in seno ad Arcana Edizioni.

Un lavoro sfidante, scritto fitto fitto da Francesco M. Tandoi lungo 375 pagine senza uno straccio di foto. Prendersi la briga di analizzare e poi distillare un trattato di cotanta portata significa avere coraggio da vendere e una certa dose di angelica follia, visto quanto accaduto in quel decennio, magico e irripetibile per molti generi ma soprattutto per l’heavy metal. Mettere in fila nomi, avvenimenti, locali, concerti e tutto quanto a corollario per poi saperli incastonare nel tessuto sociale e politico del momento è impresa vera, considerando il rischio di perdersi per strada o lasciare indietro qualcosa. L’autore se l’è assunto e ha confezionato in tre anni un lavoro semplicemente monumentale, ben equilibrato e, compatibilmente con la tematica trattata, dal ritmo di lettura sufficientemente adeguato ma che avrebbe potuto essere migliore con l’aggiunta di un po’ di sana aneddotica, che non guasta mai quando si pesca nel torbido del rock’n’roll.

Fondamentale il concetto espresso a pagina 31, capace di inquadrare un intero decennio e poi quello che seguirà all’interno dell’ecosistema nel momento in cui la musica divenne per davvero business e merce da vendere deprivata di qualsivoglia maschera buonista e romantica:

azzerare il potere contrattuale degli artisti che furono costretti a produrre musica con una frequenza prestabilita piuttosto che in base all’ispirazione o alla loro capacità di scrittura. Intorno a essi si formarono dei veri e propri team di compositori, arrangiatori, produttori con lo scopo di facilitare e promuovere massivamente il loro prodotto

Poi il libro procede di questo passo per analizzare ancor più a fondo il fenomeno, un passaggio epocale, che cambiò le regole del gioco per sempre.

Golden Eighties, Rock e cultura Pop negli anni Ottanta snocciola un florilegio di band e artisti quali Toto, America, Eagles, Bee Gees, Foreigner, Reo Speedwagon, Electric Light Orchestra, Kinks, Steely Dan, Fleetwood Mac, Chicago, Earth Wind & Fire, Prince, solo per citarne qualche manciata, dal momento che non risultano assenze eccellenti, a significare il grandioso lavoro di raccolta e analisi messo in atto dall’autore.

Un capitolo è dedicato al flirt fra band più o meno insospettabili e la disco music e un altro, doverosamente, al Punk, movimento ponte imprescindibile fra gli anni Settanta e gli Ottanta. Quindi i progenitori Ramones seguiti dai quei Sex Pistols inventati da Malcolm McClaren, già manager dei newyorkesi New York Dolls. Poi Clash, Damned, Stranglers. A seguire il post Punk di Talking Heads, Blondie e Devo. Uno spazio, seppur non eccessivo, se lo prende anche l'hard rock, con Kiss, Bon Jovi, Aerosmith, Alice Cooper, Montrose, Van Halen, Guns N' Roses mentre pochissimo riesce a ricavarsi l'heavy metal, con citazioni e non oltre di Black Sabbath, Judas Priest, Motorhead, Iron Maiden. Situazione altamente prevedibile, sia ben chiaro, dal momento che il libro griffato Arcana si intitola per l’appunto Rock e cultura Pop negli anni Ottanta.

Molto viceversa l'Aor e affini presente, come prevedibile sulla base della presentazione a inizio recensione, a siglare il rifiuto degli eccessi identificati dal Punk, dall'hard rock e dall'heavy metal.

Una webzine lo definì come:

il suono morbido che è uscito dagli USA ed è diventato la colonna sonora di milioni di vite in tutto il mondo 

Quindi spazio a Boston, come capostipiti, poi Kansas, Meat Loaf, Foreigner, Styx, Cheap Trick, Journey, Survivor, Asia, Pat Benatar, per citarne alcuni.

Da rimarcare con piacere, nel doveroso excursus dedicato al Nostro Paese, che fra i vari Dalla, Sorrenti, Zucchero e Pino Daniele – solo per riportare quattro dei protagonisti del capitolo - Tandoi abbia sottolineato l’importanza seminale di trasmissioni quali Heavy con Kleever in onda su Video Music e Mister Fantasy sulla Rai.

Fa poi sorridere, oggidì, leggere che Rod Stewart venne accusato di essere un "traditore del rock’n’roll" (?!?) dopo la pubblicazione del pezzo Do Ya Think I'm Sexy…

Refusi ai minimi sindacali.

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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