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Recensione libro: 1967, Nato Rocker (Max Bronx)

1967 - NATO ROCKER di Max Bronx 134 pagine ISBN-13: ‎ 979-8322385295 Autoprodotto (Amazon) 15,60 Euro La spontaneità che posseggono i libri autoprodotti

Recensione libro: 1967, Nato Rocker (Max Bronx)
di Stefano Ricetti 25 Agosto 2026 - 08:12
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1967 - NATO ROCKER

di Max Bronx

134 pagine

ISBN-13: ‎ 979-8322385295

Autoprodotto (Amazon) 

15,60 Euro

La spontaneità che posseggono i libri autoprodotti non appartiene alla letteratura ufficiale. A fronte di una narrazione naif, costellata da qualche refuso di troppo e da una linea di sviluppo del pensiero che si sottrae alle rigide regole imposte dalle pubblicazioni griffate da qualche casa editrice affermata spesso ci si può trovare spaesati, ma è senza dubbio impagabile poter assaporare quanta passione senza filtri possa venire emanata pagina dopo pagina, durante la lettura.

Ed è esattamente quanto ha messo nero su bianco Massimiliano Brogi, nato a Firenze il 25 settembre del 1967, nel quartiere Bellariva. Un duro e puro che negli anni, nonostante le grandi soddisfazioni ma anche le mille porte sbattute in faccia e i sogni infranti più e più volte non ha mai mollato di un centimetro e ha affidato al suo libro autobiografico, fatto uscire in regime di autoproduzione - è disponibile su Amazon -, intitolato 1967 Nato Rocker, quanto il suo grande cuore heavy metal rock gli abbia suggerito di riversare su carta.

Già, perché Max Bronx – questo il suo nome di battaglia da sempre – chitarrista e compositore, mai si è rispecchiato appeno nello stereotipo del metallaro, preferendo la più generalista etichetta di rocker, dal momento in cui i suoi ascolti sono divenuti allargati, partendo dagli obbligatori hard rock e heavy metal per approdare al Blues, al Southern, al Country e al semplice Rock.

Massimiliano dentro le 134 pagine del tomo non ha paura di mettersi a nudo, raccontando di quando in età giovanile si sentiva lo sfigato di turno e quello al quale mancava sempre qualcosa fino alla svolta, quando incontrò la musica e se ne innamorò, sebbene agli inizi prima di riuscire a strimpellare qualcosa di passabile con la sua chitarra da poche decine di migliaia di lire di tempo ne sia passato parecchio.

Poi avviene la magia, quella che gli permette di esibirsi dal vivo con le prime band raffazzonate all’interno dei circuiti dell’Oratorio fino a fondare gli Shabby Trick, insieme con Andy 69, il cantante, nel momento in cui la sua tecnica chitarristica si è nettamente evoluta. Il loro disco, Badass, nel 1989, (qui recensione) incarna la risposta italiana allo Sleaze Street Hard Rock americano, per intenderci quello proposto da L.A. Guns e Guns N’ Roses. Seguono parecchi concerti e la speranza di poter vivere di sola musica, dal momento che il loro manager diviene Klaus Byron – purtroppo mancato nel 2020 a soli 58 anni per infarto – e lo stesso Andy 69 si dimostra molto abile nel muoversi all’interno del music business. Poi però il giocattolino dalle belle speranze si rompe, vuoi per la congiuntura negativa vuoi per gli impegni personali di ognuno che portano il cantante ad abbandonare la band.

A quel punto Max, dopo qualche anno passato con ottimi riscontri a cimentarsi come musicista solista e in duo, insieme con il fido Andrea Castelli (basso) decide di resuscitare gli Shabby Trick, pubblicando ulteriori due album, con alterne fortune.

In mezzo alla narrazione della propria vita, fa capolino il romanticismo di una Toscana Rock che non esiste più, fra locali chiusi – il Topsy di Livorno – e l’immagine di due belle coriste, Helena ed Amy, inguainate in abiti sexy sadomaso che a un certo punto mollano gli Shabbies, la constatazione che in Italia sia sempre più difficile suonare musica propria dal vivo e una spietata analisi della situazione odierna per chi, come Massimiliano, non vuole comunque arrendersi, nel solco di un sogno coltivato sin da bambino e che non vede ancora la sua fine.

Caparbietà figlia di una passione smisurata che porta Max Bronx a pubblicare Natural Born Rocker nel 2024 (qui recensione), un album solista nel quale si occupa in prima persona di tutto e che sul finire di quest’anno lo vede impegnato in un nuovo, ambizioso, progetto, che vedrà la luce nel 2027.

Peccato il pochissimo spazio dedicato alla sua importante militanza come chitarrista negli storici Sabotage, che avrebbe meritato sicuramente una maggiore esposizione.

Stefano “Steven Rich” Ricetti       

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