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Continua la kermesse heavy metal in quel di Cremona. Con la seconda giornata si entra nella giornata dalle tinte più classiche, anche se, soprattutto nella prima fase del running order, ci si addentra in sonorità dark doom decisamente più oscure. Alla faccia del caldo umido sub-tropicale che caratterizzerà tutta la giornata.
L'apertura è affidata ai parmigiani Bölthorn, formazione dedita ad un death metal melodico senza troppi fronzoli: impostati, quadrati e potenti, sfidano il sole cocente delle 15.00 purtroppo davanti ad un pubblico ancora poco numeroso, complice anche il caldo soffocante. I presenti, però, supportano con coinvolgimento la performance. La band coglie inoltre l'occasione per presentare il nuovo album "Primeval Hunt", dal quale propone alcuni estratti.
Sonorità più classiche arrivano dalla Liguria con i Septem, una presenza abbastanza datata per una band attiva da oltre vent'anni. Lo si nota subito da come il vocalist Daniele Armanini domina la scena con l'abilità di chi il palco lo conosce davvero.
Nonostante tre album in attivo la band concentra la breve set list sull'omonimo debut, "Living Storm" ma riescono a trovar e il tempo anche per presentare un nuovo brano.

Septem
Gli ExpiatoriA provengono dalla stessa regione di chi li ha preceduti e proseguono sulla stessa linea, dimostrando personalità e buona presenza scenica soprattutto grazie ai due fratelli Massimo e Giambattista Malachina, fondatori della band, e al frontman AngeleX. Compare anche il primo arredo scenico: due piccole lapidi sovrastate da candelabri. Probabilmente la resa sarebbe stata ancora maggiore al calare della notte, entrando in uno spirito decisamente più in linea con il lato doom della formazione. Il pubblico segue con partecipazione e il festival entra finalmente nel vivo, con il pit che inizia a riempirsi e le prime file sempre più animate.

ExpiatoriA
Con La Menade il livello sale ulteriormente. La band sfrutta bene lo spazio del palco, alternando momenti più aggressivi ad altri maggiormente atmosferici e ricevendo un'accoglienza calorosa da parte dei presenti. A questo punto la sensazione è chiara: il secondo giorno del Luppolo in Rock ha definitivamente trovato il proprio ritmo.

La Menade
I Mayfire raccolgono il testimone offrendo una prestazione solida e convincente. L'affiatamento tra i musicisti emerge in maniera evidente e il pubblico risponde con entusiasmo crescente, ormai completamente immerso nell'atmosfera del festival.

Mayfire
Quando sul palco arriva Pino Scotto, l'atmosfera cambia completamente. Più che un semplice concerto, il suo diventa un dialogo continuo con il pubblico. All'inizio accusa qualche problema audio ma si risove abbastanza rapidamente. Tra un brano e l'altro trovano spazio battute, ricordi e quella spontaneità che da sempre rappresenta uno dei suoi marchi di fabbrica. Non mancano i riferimenti ad uno dei suoi artisti "preferiti", le citazioni della lunga carriera e dell'amicizia con Lemmy, ma anche uno sfogo che dice lunga sul personaggio quando urla: "77 anni a ottobre!". Eppure tiene il palco e il pubblico in pugno come un trentenne, tanto di cappello Pino! La sua esperienza emerge non soltanto nella sicurezza con cui domina la scena, ma soprattutto nella capacità di coinvolgere spettatori di età diverse, trasformando ogni canzone in un momento condiviso. Non importa quante volte lo si sia visto dal vivo: Pino riesce sempre a dare l'impressione di trovarsi perfettamente a suo agio, senza filtri e senza copione. Che lo si ami o lo si odi, questo è lui. Noi ovviamente non possiamo fare altro che alzare le corna al cielo e brindare in suo onore.

Pino Scotto
I Crimson Glory mancavano dall'Italia da quindici anni, avendo suonato l'ultima volta nel nostro paese nel 2011 all'Alcatraz di Milano, il loro ritorno rappresenta uno dei momenti più attesi dagli appassionati dell'heavy metal classico. La band americana dimostra che il tempo ha scalfito ben poco il proprio valore, proponendo una scaletta che pesca con naturalezza da album come "Transcendence" e "Crimson Glory". Brani come "Valhalla", "Lady of Winter" e "Red Sharks" vengono accolti con entusiasmo da un pubblico che conosce ogni passaggio, creando un'atmosfera che profuma di storia del metal senza risultare nostalgica. L'esibizione convince soprattutto per la qualità dell'esecuzione e per un equilibrio che raramente viene meno. Con loro anche le temperature iniziano a diventare più accettabili: il sole cala lentamente, preludio all'arrivo dei due pezzi forti della giornata.

Crimson Glory
Con gli Stratovarius il festival cambia decisamente marcia. L'impatto visivo aumenta, il pubblico si compatta sotto il palco e il power metal dei finlandesi diventa la colonna sonora perfetta della serata ormai inoltrata. La band dimostra una precisione impressionante, con una macchina perfettamente oliata nella quale ogni musicista contribuisce a costruire uno spettacolo coinvolgente. Classici come "Hunting High and Low", "Eagleheart", "Black Diamond" e "Speed of Light" vengono cantati praticamente all'unisono dall'intera platea, facendo diventare Kotipelto, in più occasioni, un semplice supporto umano per il microfono rivolto verso il pubblico. E poi non dimentichiamo il simpatico tastierista Jens Johansson, in forza alla band da oltre 30 anni, anche senza la sua classica paerella di gomma montanta sullo strumento, risulta sempre simpatico con le sue espressioni grottesche ed un attitudine quasi come se si trovasse in una sala prove a suonare piuttosto che on stage davanti a qualche migliaio di persone.

Stratovarius
Quando le luci si abbassano per lasciare spazio ai Dirkschneider, l'impressione è quella di assistere al momento che tutti aspettavano. Udo Dirkschneider, con indosso il classico abbigliamento paramilitare ed un paio di guanti bianchi presi in prestito da Topolino, sale sul palco con la stessa autorevolezza che lo accompagna da decenni e non perde tempo.fin dalle prime note è evidente che il pubblico sta per vivere un autentico viaggio nella storia dell'heavy metal. La scelta di dedicare il tour al repertorio degli Accept ha destato sicuramente l'interesse del grande pubblico, senza nulla togliere a quanto fatto con il suo omonimo progetto. Il Colonnello, in compagnia del vecchio compagno d'avventura Peter Baltes al basso, rimette tutti al proprio posto lui canta, gli altri suonano, mentre il figlio Sven alla batteria rappresenta idealmente il punto d'unione tra le tre generazioni di metallari presenti davanti al palco, intere famiglie con nonni, coetanei del frontman, figli e nipoti, è per questo che l'heavy metal non morirà mai!

Da "Fast as a Shark" a "Living for Tonite", passando per "Metal Heart", "Princess of the Dawn", "Restless and Wild", "Midnight Mover" e l'immancabile "Balls to the Wall". Non è solo la forza di una straordinaria stelist a fare la differenza, ma anche il carisma di Udo, capace ancora oggi di imporsi sul palco con una presenza scenica fuori dal comune anche quando non riesce più a raggiungere i picchi vocali della gioventù, piccoli dettagli trascurabili davanti ad un'esecuzione più che convincente. La sua voce al vetriolo, immediatamente riconoscibile tra mille, continua a rappresentare uno dei simboli del metal teutonico.
Il pubblico accompagna praticamente ogni ritornello, trasformando gli ultimi minuti del festival in un enorme coro collettivo. Quando le ultime note si spengono e le luci si riaccendono, resta la sensazione di aver assistito a uno di quei concerti destinati a rimanere nella memoria di chi c'era.

Con l'esibizione di Udo e compagni termina la seconda giornata. Il bilancio è decisamente positivo e si va finalmente a riposare, perché la domenica, come da tradizione, sarà dedicata alle sonorità più estreme. E, se le premesse sono queste, ci sarà ancora parecchio da divertirsi.
Paolo Manzi