Live Report: Helloween + Wind Rose + Visions of Atlantis @ Ferrara Summer Festival, 18/07/2026
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Live Report: Helloween + Wind Rose + Visions of Atlantis @ Ferrara Summer Festival, 18/07/2026

Live Report: Helloween + Wind Rose + Visions of Atlantis @ Ferrara Summer Festival, 18/07/2026 In questo 2026 il Ferrara Summer Festival ha regalato

di Marco Donè 22 Luglio 2026 - 11:00
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Live Report: Helloween + Wind Rose + Visions of Atlantis @ Ferrara Summer Festival, 18/07/2026

In questo 2026 il Ferrara Summer Festival ha regalato emozioni memorabili agli appassionati di musica dura: il tour d’addio dei Megadeth, il ritorno in Italia degli A Perfect Circle, lo show al fulmicotone di Marilyn Manson. Eventi destinati a restare impressi a lungo nella memoria di chi li ha vissuti. E il calendario del festival ferrarese non smette di stupire. Sabato 18 luglio tocca infatti alle Zucche più amate del globo terracqueo salire sul palco (qui il nostro photo report, n.d.a.). Gli Helloween tornano in Italia per celebrare i quarant’anni di carriera, festeggiando il traguardo con una scaletta d’eccezione. La compagine tedesca decide di omaggiare i propri fan proponendo una serie di brani che da tempo non trovano spazio in tour. Una data imperdibile, a cui noi di Truemetal.it non potevamo certo mancare. Eccovi quindi il racconto della serata vissuta nella città estense.

Live report a cura di Marco Donè

Arriviamo a Ferrara poco dopo le 17:00. Sbrigate le formalità in cassa, entriamo nell’area concerti attorno alle 18:00. L’affluenza è più contenuta rispetto alle date citate poco sopra. Lo capiamo dall’entità dei fan in coda all’ingresso e, soprattutto, dalle dimensioni del golden pit, ridotto rispetto agli altri eventi. L’atmosfera è più intima e ci permette di incrociare con facilità un sacco di facce note. Tra una birra e l’altra, inganniamo l’attesa chiacchierando sulle aspettative della serata, che risultano altissime per tutti. Il tempo vola e l’inizio dei concerti è sempre più vicino. Iniziamo quindi a prendere posizione, pronti a gustarci gli show di Visions of Atlantis e Wind Rose, le due band che accompagnano gli Helloween in questa serata ferrarese.

Visions of Atlantis

Sono le 18:58 quando dalle casse dell’impianto parte l’intro ‘Jack Sparrow’, nella versione unplugged, interpretata da Michael Bolton. È l’inizio della tempesta. I Visions of Atlantis entrano in scena sulle note introduttive di ‘Master of the Hurricane’, lasciando esplodere tutta la potenza del brano. Un’apertura al cardiopalma, che scalda subito il Ferrara Summer Festival. All’appello mancano solo i due cantanti, Clémentine Delauney e Michele Guaitoli, che compaiono sul palco quando arriva il loro turno al microfono. La compagine austriaca è carica e aggredisce lo stage con grande adrenalina, incendiando l’atmosfera. Il look della band è curatissimo, tutto incentrato sull’estetica piratesca. La più appariscente è Clémentine, avvolta in un vestito rosso sangue, impreziosito da una gonna lunghissima che, grazie a movenze eleganti e teatrali, diventa parte integrante dell’impatto scenico della cantante. E quando fa capolino una lieve brezza, la gonna si apre a ventaglio, avvolgendo tutto lo stage in una nube rossa: un momento semplicemente emozionante. I Visions of Atlantis pescano a piene mani da “Pirates”, il loro disco di maggior successo. E se puoi contare su pezzi enfatici e trascinanti come la già citata ‘Master of the Hurricane’, ‘Clocks’, ‘Legion of the Seas’ e ‘Pirates Will Return’ hai già vinto a mani basse. La prova dei singoli è davvero degna di nota: spiccano Clémentine – stasera in vero stato di grazia – Michele – sempre preciso e aggressivo – e Thomas Caser alla batteria. I suoni, dopo un inizio zoppicante, migliorano repentinamente, rendendo giustizia alla prova del quintetto. I Visions of Atlantis dimostrano di saper tenere il palco con esperienza, divertendosi e facendo divertire. Semplicemente fantastico quando Michele fa sedere la folla durante ‘Pirates Will Return’, chiedendo all’intera platea di vogare assieme, per spingere il più lontano possibile il vascello. I presenti rispondono alla richiesta, con tanto di urlo durante la voga. Durante ‘Legion of the Seas’, bellissimo lo sketch tra Michele e Christian Douscha, dove il chitarrista fa cadere il cappello al cantante che, in risposta, simula una zuffa sul palco. Ci stiamo avvicinando alle battute conclusive dello show. Michele dice che poter suonare in Italia, in apertura agli Helloween, è il sogno di un bambino che diventa realtà. Chiede quanti dei presenti non conoscano i Visions of Atlantis. Dalla platea si alzano varie mani. Il cantante si dice entusiasta: è questo il miglior modo per promuovere la propria musica. Invita tutti ad approfondire chi siano i Visions of Atlantis, a capire il perché si presentino con un look piratesco. Una scelta simbolica, per dire che la vita deve essere vissuta come si vuole, senza seguire schemi dettati da altri. Arriva poi la conclusiva ‘Armada’, con il pubblico pronto a far sentire la propria voce nei cori. Sono le 19:40 quando i Visions of Atlantis salutano e ricevono il meritato applauso da un Ferrara Summer Festival caldissimo. Quaranta minuti di show, quaranta minuti intrisi di qualità ed emozioni. Che inizio di serata!

Setlist:

Master the Hurricane
Clocks
Legion of the Seas
Hellfire
Pirates Will Return
Melancholy Angel
Armada

Wind Rose

La seconda band a scendere in campo sono gli italianissimi Wind Rose, formazione in forte ascesa, pronta a occupare i posti che contano del metallo europeo. La scenografia è imponente: sulla pedana rialzata campeggia un enorme teschio con corna, affiancato da batteria e tastiere. Ai lati della pedana compaiono le iniziali della band, in caratteri runici, e sul grande schermo svetta la copertina dell’ultimo disco, “Trollslayer”. Nell’area concerti, intanto, fa irruzione un gruppo che festeggia un addio al celibato, con il futuro sposo vestito in maniera davvero impresentabile. Sono le 20:05 quando dalle casse dell’impianto escono le note di ‘Of Ice and Blood’, l’intro scelto dai Wind Rose. La band si presenta sul palco un componente alla volta, venendo accolta dal boato del pubblico. Si parte forte con ‘Dance of the Axes’, che mette subito a ferro e fuoco il Ferrara Summer Festival. La folla è fuori di sé, segno evidente di quanti consensi siano riusciti a ottenere i Wind Rose. Il look è curatissimo, ispirato all’estetica nanesca del mondo fantasy di Tolkien e Warhammer. In platea sbucano un sacco di giovani metalhead – accompagnati dai genitori – che sfoderano spade e asce gonfiabili. L’effetto Wind Rose è proprio questo. Il gruppo toscano incarna alla perfezione l’evoluzione del metallo pesante: immagine accattivante, un universo di riferimento che crea appartenenza, brani semplici, melodie catchy e ritornelli immediati. Lo show dei Wind Rose è l’esaltazione di tutti questi aspetti, che trovano una risposta energica del pubblico, pronto a supportare con enfasi i propri beniamini. E così, in ‘Mine Mine Mine!’ dalla folla si alzano una miriade di picconi gonfiabili, con l’intero Ferrara Summer Festival pronto a far sentire la propria voce. Sul palco, intanto, i Wind Rose sfoggiano una presenza scenica divertente, muovendosi a tempo. Non mancano cryojet e gerb, usati in abbondanza per amplificare l’impatto visivo. I suoni risultano curati e potenti sin dalle prime battute e la scaletta verte soprattutto su “Trollslayer”, da cui vengono proposti ben quattro brani. Ci stiamo avvicinando alle battute conclusive dello show: è il momento dei classici. Arrivano infatti ‘Diggy Diggy Hole’, con Francesco Cavalieri che si diverte a simulare l’uso del piccone e della pala, e poi ‘Rock and Stone’, con cui i Wind Rose salutano il Ferrara Summer Festival. Cavalieri presenta l’ultima canzone come un brano che, quasi all'improvviso, è diventato un classico del dwarf metal. La partecipazione del pubblico è incredibile, generando grandi emozioni. Il pezzo è talmente di tendenza che i Wind Rose ne hanno fatto anche una versione remixata, usata come outro, in un tripudio di cryojet e gerb. Sul palco intanto alcuni membri dei Wind Rose si dilettano nel classico dos-à-dos, con presa al gomito. Cavalieri ringrazia l’organizzazione del Ferrara Summer Festival, la propria crew e tutti i fan, il cui supporto rende possibile ogni cosa. Il saluto finale è affidato alla classica foto dal palco, con il pubblico che alza i picconi al cielo.

Setlist:

Dance of the Axes
The Great Feast Underground
Army of Stone
Mine Mine Mine!
Trollslayer
Together We Rise
Diggy Diggy Hole
Rock and Stone

Helloween

Iniziano i preparativi per il main event della serata. Viene smontata la seconda batteria, liberando il palco in tutta la sua ampiezza. Il telo che celava lo strumento di Dani Löble scompare e il drum kit emerge in tutta la sua imponenza: quattro casse, una serie infinita di piatti, tre tom-tom e due timpani laterali, che completano la configurazione. Il kit è un custom Pearl rifinito di nero, mentre i piatti – neri anch’essi – sono Paiste. C’è poco da fare: puoi averla vista decine di volte, ma dal vivo la batteria di Dani fa sempre impressione. Compaiono una moltitudine di schermi che trasformano i lati del palco in un puzzle elettronico dal forte richiamo ottantiano. Subito dopo viene issato un sipario nero, con il classico logo della band, che nasconde il prosieguo dei lavori. L’attesa inizia a farsi insopportabile e il pubblico rompe gli indugi, lanciando il primo dei molti “Happy Happy Helloween” che domineranno la serata. Sono circa le 21:25 quando dalle casse del Ferrara Summer Festival irrompe ‘Let Me Entertain You’, l’intro scelto dagli Helloween in questo tour. La folla esplode in un boato e impazzisce all’istante. C’è chi canta il brano di Robbie Williams, chi accompagna con un battito di mani ritmato, chi intona un coro, altri sfoderano il telefonino per riprendere l’imminente ingresso in scena. Il sipario viene lasciato cadere e in sottofondo fa capolino un sound atmosferico. Lo schermo inizia a colorarsi di rosso, formando i classici occhi e il naso della zucca degli Helloween. Veniamo poi proiettati in un pianeta alieno, dove una alla volta piovono le copertine dei dischi di Michael Weikath e compagni, conficcandosi al suolo. L’adrenalina è alle stelle. La band fa il suo ingresso in scena e sfodera una ‘March of Time’ assassina. Il pubblico è completamente fuori controllo e canta il ritornello all’unisono con Andi Deris e Michael Kiske: un inizio da pelle d’oca. Gli Helloween dimostrano di essere in uno stato di forma eccezionale. Siamo solo all’inizio, è vero, ma quando una band del livello delle Zucche sale sul palco con così tanta fame, è facile intuire come sarà il prosieguo della serata. Ultimato il brano, il combo teutonico si ritira nel backstage, le luci si spengono e sullo schermo compare il Protettore delle Sette Chiavi. Il Negromante parla del traguardo dei quarant’anni di carriera e nel finale introduce ‘The King for a 1000 Years’. Il pezzo miete vittime tra le prime file, con il pubblico che intona il ritornello e accompagna con un coro ritmato la parte cadenzata prima dell’assolo. Sul palco, intanto, le Zucche si muovono con grande esperienza e affiatamento. Si cercano l’un l’altro, si spostano sulla pedana sopraelevata per poi tornare nella parte bassa dello stage, a contatto con il pubblico. Negli assoli le chitarre si scambiano ripetutamente le posizioni, esaltando lo stile di ciascun musicista. Bellissimi i twin solo, con le chitarre una accanto all’altra. Markus Grosskopf è il solito animale da palco: sempre sorridente, si sposta a destra e sinistra, non sta fermo un attimo. Per lui gli anni sembrano non passare mai. A impressionare più di tutti è però Dani Löble: il suo drumming è potente, preciso, dinamico. L’intensità della sua performance è sbalorditiva. Lo show prosegue con gli Helloween che macinano classici su classici: ‘Future World’, ‘This Is Tokyo’, ‘We Burn’ – con tanto di fuochi durante il ritornello – e ‘Twilight of the Gods’ – con scenografie in stile videogame anni Ottanta. La folla accompagna la band con clamore, cantando ogni refrain e facendosi sentire con ripetuti cori tra una canzone e l’altra. Dopo un nuovo intervento del Protettore delle Sette Chiavi, gli Helloween rientrano in scena come quintetto, senza Deris e Kiske. È Kai Hansen a impossessarsi del microfono. Arriva infatti una ‘Ride the Sky’ sparatissima, cantata all’unisono con i fan. Dopo tanto picchiare, Löble deve rifiatare un attimo. Ecco che ‘Into the Sun’ viene in suo soccorso, seguita da ‘Hey Lord’, il cui ritornello è intonato dall’intera Ferrara. Löble si riprende la scena con un assolo di batteria trascinante, in cui cerca e ottiene l’interazione del pubblico. E subito dopo gli Helloween lanciano il manifesto del power metal per antonomasia: ‘I Want Out’. Lo show raggiunge vette elevatissime, con una band che si diverte e fa divertire. Ci stiamo avvicinando alla fine della serata. Le Zucche si ritirano nel backstage e sul palco viene allestito un set acustico: una struttura che si illumina di fucsia fa da cornice ai due microfoni e agli sgabelli. Entrano in scena Deris e Kiske. Michael imbraccia una chitarra classica e dice che suoneranno trentacinque canzoni di Simon and Garfunkel, facendo esplodere in una risata Andi e la piazza. I due si guardano e danno il via a una sentita ‘In the Middle of a Heartbeat’, cantata da Deris e, a gran voce, dalla folla. Finita la canzone, la chitarra passa ad Andi, che chiede alla Piazza Ariostea se voglia sentire Kiske interpretare un brano di Elvis Presley. Michael intona qualche frase del Re, ma subito dopo i due sfoderano ‘A Tale Wasn’t Right’, questa volta affidata alla voce di Kiske. Il pezzo rimane acustico fino all’assolo: qui Weikath rientra in scena, seguito dal resto della band, e scolpisce un fraseggio carico di pathos. Il set acustico viene smontato: sul palco restano solo Löble e Hansen, che inizia a giocare con il pubblico, coinvolgendolo in una serie di cori. Sempre più eccitato, Kai chiede al Ferrara Summer Festival se sia pronto a ricevere la legge. Dice a Dani di partire: sul palco irrompono Markus e Weikath e le Zucche regalano una ‘Heavy Metal Is the Law’ da paura. La suonano in quartetto, come agli esordi. Dopo un rapido intervento del Protettore delle Sette Chiavi, le Zucche chiudono il proprio set con la leggendaria ‘Halloween’. Nell’assolo, le tre chitarre salgono in cattedra, supportate da una sezione ritmica disarmante: si va fuori scala: nel genere pochissime band possono reggere il confronto. Siamo arrivati alla fine, le Zucche salutano il pubblico e si ritirano nel backstage. La folla non ci sta e inizia a chiamare a gran voce i propri beniamini. Dalle casse parte ‘Invitation’ e gli Helloween ritornano sul palco con ‘Eagle Fly Free’. Sullo schermo compare un’aquila di metallo, che accompagna la band durante l’esecuzione. Deris rimane dietro le quinte, è solo Kiske a cantare il brano. O meglio: è solo Kiske ad avere il microfono. A cantare, però, è l’intera Piazza Ariostea. La stessa dinamica si ripete con la successiva ‘Power’, questa volta con Deris alla voce. All’appello manca ancora un classico, ‘Dr. Stein’, che è proprio la canzone con cui gli Helloween salutano Ferrara. Lo show si trasforma in un’autentica festa: la band si diverte sul palco e il pubblico risponde con entusiasmo assoluto. Vengono lanciati sulla folla una quantità enorme di palloni gonfiabili con il numero quaranta, dove lo zero è ovviamente la zucca degli Helloween. Immancabile il balletto tra Markus e Andi durante l’assolo, segno di una coesione e amicizia imperitura. È l’apoteosi. La piazza è fuori di sé e quando nel finale gli Helloween propongono l’ultimo ritornello di ‘Keeper of the Seven Keys’, a più di qualcuno scende una lacrima per l’emozione. Sulla pedana sopraelevata compare una gigantesca zucca gonfiabile, mentre la band saluta il pubblico con il classico finale cadenzato, scandito dal coro ritmato dei presenti. Dalla parte superiore del palco scendono fontane luminose, e gli Helloween omaggiano i fan lanciando plettri, bacchette e le pelli della batteria. Il Ferrara Summer Festival risponde con clamore e saluta entusiasta una formazione che continua a stupire per la qualità e intensità delle proprie performance. Quarant’anni di carriera e non sentirli. Chapeau.

Setlist:

Let Me Entertain You (intro)
March of Time
The Keeper (interludio)
The King for a 1000 Years
Future World
This Is Tokyo
We Burn
Twilight of the Gods
The Keeper (interludio)
Ride the Sky
Into the Sun
Hey Lord!
Universe (Gravity for Hearts)
Drum Solo
I Want Out
In the Middle of a Heartbeat (acustica)
A Tale That Wasn't Right (metà acustica e metà in album version)
Heavy Metal (Is the Law)
The Keeper (interludio)
Halloween

Encore:

Invitation
Eagle Fly Free
Power
Dr. Stein
Keeper of the Seven Keys (ultimo ritornello)
The Keeper's Trilogy (outro)

Conclusioni

Concerto pazzesco quello messo a segno dagli Helloween al Ferrara Summer Festival. Qualità dei brani, presenza scenica, interazione con il pubblico, doti tecniche: la compagine tedesca, come se ce ne fosse ancora bisogno, ha ribadito di essere uno dei punti di riferimento della scena internazionale. Chi volesse ambire a sedere nei posti che contano nell’olimpo del metallo pesante, per forza di cose dovrà fare i conti con le Zucche d’Amburgo. Gli Helloween hanno evidenziato grande coesione, hanno suonato divertendosi, con il chiaro intento di trasmettere sensazioni positive al pubblico. Hanno rispettato l’attitudine della vecchia scuola: non si sono limitati al classico compitino, hanno cercato di rendere la serata indimenticabile, di lasciarsi trasportare dalle emozioni. Durante la loro esibizione i suoni non sempre sono stati impeccabili, un aspetto che però non ha inficiato la resa di Weikath e compagni. Un ulteriore elemento che conferma quanto gli Helloween siano stati semplicemente oltre. Le Zucche hanno confermato di essere in uno stato di forma eccezionale, con ancora tanto da dire. La serata ferrarese ha inoltre messo in evidenza la differenza di approccio tra nuova e vecchia scuola: Visions of Atlantis e Wind Rose hanno usato varie basi, mentre gli Helloween – salvo qualche intro e interludio – hanno suonato ogni singola nota. Il salto generazionale è stato evidente. Concludiamo il nostro articolo spendendo due parole per i Vision of Atlantis, che hanno confermato di essere uno dei nomi su cui puntare in previsione futura. Il percorso iniziato con lo splendido “Pirates” ci ha regalato una band di classe. I Wind Rose, come sottolineato in sede di analisi, sono la perfetta espressione del metallo degli anni Venti: un prodotto immediato ma capace di raccogliere consensi su consensi. Per quest’anno il Ferrara Summer Festival si chiude qui. La speranza è che l’evento ferrarese superi le polemiche cittadine e continui a regalare tonnellate di qualità, come fatto in questo superlativo 2026. Horns up!

Marco Donè

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