Ritchie Blackmore: "Suonare dal vivo "Smoke on the Water" con i Purple dopo 35 anni è stato un delirio!"
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Ritchie Blackmore: "Suonare dal vivo "Smoke on the Water" con i Purple dopo 35 anni è stato un delirio!"

Nella prima delle interviste suddivise in 13 parti con Phil Aston, caporedattore della rivista *Now Spinning*, Ritchie Blackmore ha ripercorso la sua

di Daniele D'Adamo 26 Settembre 2026 - 09:38
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Nella prima delle interviste suddivise in 13 parti con Phil Aston, caporedattore della rivista *Now Spinning*, Ritchie Blackmore ha ripercorso la sua reunion con i Deep Purple - avvenuta per la prima volta dopo oltre trent'anni - in occasione del concerto da headliner della band, svoltosi il 12 agosto al Northwell at Jones Beach Theater di Wantagh, New York.

Parlando di come sia andata l'esibizione dal suo punto di vista, Ritchie ha detto:

Sono arrivato al concerto e tutti sono stati disponibilissimi. Quasi eccessivamente premurosi. Erano tutti incredibilmente gentili. Poi siamo saliti sul palco. Sono salito e ho suonato "Smoke on the Water". Non ho fatto il soundcheck, il che mi ha un po' spiazzato, perché di solito mi piace farlo. Ma per fortuna se n'è occupato il mio roadie, così il suono era buono. Ho suonato quei tre o quattro minuti della song e l'accoglienza è stata incredibile, come se avessi appena inventato la cura per il cancro. Il pubblico è andato in delirio, anche se metà della gente era seduta nell'acqua. Per qualche motivo, in certi punti la location si allaga, dato che si trova proprio a ridosso dell'acqua. Così si sono ritrovati tutti seduti nell'acqua, nelle prime tre o quattro file. È stata una bella sensazione, perché era come suonare con dei vecchi amici. Erano tutti gentilissimi ed estremamente efficienti... Beh, erano passati circa 35 anni da quando avevo suonato davvero con la band, eppure nessuno era cambiato. Erano tutti fantastici. Per fortuna è filato tutto liscio, ma sarebbe potuto andare tutto a rotoli molto facilmente, e sarebbe stato imbarazzante. Mi sentivo come un soldato tornato dal fronte occidentale che tutti credevano morto. Ed eccomi lì: ero vivo. È andata davvero alla grande. Per quei quattro minuti sul palco mi sono sentito quasi una celebrità, e io non sono il tipo da celebrità. Suono semplicemente la chitarra: a volte bene, a volte un po' meno bene. Ma ne è valsa davvero la pena. È stata una buona idea:mi è venuta in mente una mattina presto, mentre ero a letto. Ho pensato semplicemente: «Perché no?». Perché non sappiamo mai quando ci rivedremo, il che, in un certo senso, è un po' triste.

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