Live Report: Metalitalia.com Festival 2026 Day 2 @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) - 27/09/2026
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Live Report: Metalitalia.com Festival 2026 Day 2 @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) - 27/09/2026

Live Report a cura di Jennifer Carminati – Fotografie di Luna La Chimia. Ultimo atto della tredicesima edizione del Metalitalia.com Festival. Il secondo

di Jennifer Carminati 29 Settembre 2026 - 12:48
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Live Report a cura di Jennifer Carminati – Fotografie di Luna La Chimia.

Ultimo atto della tredicesima edizione del Metalitalia.com Festival.
Il secondo giorno del festival nato nel 2012 e dedicato al più importante portale metal italiano, nonché tra i più noti Oltralpe, prometteva davvero molto bene sulla carta, e come leggerete in questo Live Report, le grandi aspettative di tutti i presenti sono state ampiamente soddisfatte.
La lineup di questa domenica 27 settembre 2026 avrebbe certamente meritato il terzo sold out della storia del festival, ma così non è stato. Un vero peccato non poter aggiungere questo ulteriore suggello ad un’edizione davvero strepitosa, iniziata con la serata di warm-up di venerdì al Bloom di Mezzago, proseguita con la prima giornata di ieri, qui potete leggere il Live Report a cura di Vittorio Cafiero, e che si conclude oggi, nel migliore dei modi.
Andiamo con ordine e vediamo quindi com’è andata.

Schizophrenia

Ad aprire le danze alle 13.20 ci pensano gli Schizophrenia, e devo ammettere che il colpo d’occhio appena si entra nel Live Club non è esattamente quello che mi sarei aspettata. Ancora poca gente, e quella che c’è, è forse più presa a pensare al pranzo o a fare acquisti in giro per il locale, che a dare la giusta attenzione alla band.
Un vero peccato, perché questo connubio di ottimi musicisti tra Italia e Belgio funziona davvero alla grande: propone un death/thrash metal diretto e senza fronzoli, e nella mezz’ora a loro disposizione gli Schizophrenia hanno dato il meglio di sé.
Un nome che non lascia adito a dubbi: nei testi si parla delle varie sfaccettature della pazzia, al giorno d’oggi direi dilagante, e nell’attitudine, le influenze dei Sepultura, si fanno sentire eccome. Ma nella loro proposta troviamo anche un po' di Demolition Hammer, che saranno sul palco tra qualche ora.
Veloci e tecnicamente bravissimi, con quell’attitudine thrash che non guasta mai, pur non inventando certamente nulla, ma rifacendolo in maniera propria e personale, gli Schizophrenia sono una band dal grandissimo potenziale, forse ancora non totalmente espresso, e sono stati un ottimo inizio di giornata.

Halysis

Seguono a ruota gli Halysis, band finlandese nata nel 2015, che nei prossimi trenta minuti ci offre una miscela di progressive e death metal melodico, senza infamia e senza lode, diciamo pure così.
Alternano momenti estremamente malinconici e calmi ad altri decisamente più violenti, riuscendo comunque a mantenere una certa coerenza e una tecnica ineccepibile, aspetto questo che ritroveremo in tutte le band della giornata.
Sul palco il quartetto di Lahti è compatto, con Henry Hämäläinen che alterna un growl profondo al cantato pulito, egregiamente supportato dai due chitarristi che sciorinano riff intricati come se nulla fosse, e una sezione ritmica potente che non lascia adito a dubbi sulla qualità di questa band poco conosciuta nel nostro Paese ma senz’altro meritevole.
La loro proposta orecchiabile trova facilmente appiglio nel pubblico che sta aumentando piano piano per quest’ultima giornata di Metalitalia.com Festival 2026.

Gorod

Il mio personale primo gradimento di oggi arriva ora, con il terzo gruppo in scaletta, i francesi Gorod.
Avevo scoperto questa band nel febbraio 2025 in apertura agli Obscura, e da quel momento non li ho più persi di vista. Questa sera sarà l’occasione per molti altri di conoscerli ed apprezzarli, con i loro lunghi e intrigati brani, come i 7 min abbondanti di “Forgiveness”, dal loro ultimo disco, “The Ember Gone” (2026).
I Gorod, suonano feroci e ipertecnici allo stesso tempo: Julien Deyres con i suoi ruggiti, urla e ringhi, insieme al resto dei componenti della band, visibilmente felici di essere qui, sanno creare e diffondere all’interno del Live Club, una serie di riff e accordi progressive dal groove trascinante, grazie anche alla palese sintonia che hanno nello stare insieme sul palco e alle indubbie doti tecniche di tutti loro.
Il loro progressive/technical death metal è aggressivo e sofisticato in egual misura, snodandosi spesso attraverso passaggi più melodici che lasciano spazio rapidamente ad intricati momenti di puro virtuosismo. Attacchi precisi di chitarra che duellano con il basso fretless, frenetico e implacabile, con arrangiamenti jazz dissonanti che aggiungono alla loro proposta un tocco di raffinatezza che la rende un qualcosa di interessante e pensato che attira l'attenzione anche di chi si sta godendo una birra in compagnia o girando per i numerosi stand presenti all’interno della location.
Band veramente notevole, purtroppo semisconosciuta nel nostro paese, che ho rivisto molto volentieri e che ha trovato il palcoscenico ideale in questo festival nostrano che merita il successo crescente ottenuto negli anni, dato certamente anche dall’ottima scelta nelle lineup proposte ad ogni edizione.
A rivederci presto, spero finalmente in veste di headliner.

Allegaeon

La band che seguirà dopo un rapidissimo cambio palco, gli americani Allegaeon, ammetto essermi totalmente sconosciuta.
Il carismatico frontman Ezra Haynes domina completamente il palco, con un’interpretazione che colpisce nel segno, davvero incisiva la sua performance. Il loro e suono è ulteriormente esaltato dai due chitarristi, il bravissimo membro fondatore Greg Burgess e Michel Stancel, non certo da meno pur destreggiandosi anche nelle voci pulite, che suonano strumenti a 8 o addirittura 9 corde, a cui si aggiunge il basso a 6 corde di Brandon Michael, estremamente incisivo nella resa finale del loro sound, che definirei un melodic technical death metal davvero ben eseguito.
Tra le mura del Live Club finalmente le teste iniziano a scapocciare mentre gli Allegaeon suonano con una velocità folle e una precisione davvero impressionante i 7 brani che compongono il loro set.
La formazione di Colorado, la cui proposta alterna sfuriate in blast beat e parti maggiormente accessibili, trova riscontro in una buona fetta del pubblico presente tra le mura del locale di Trezzo, non credo però sarà sufficiente per farli tornare nel nostro Paese da protagonisti. Concentrano in 40 minuti una potenza ritmica e una cascata di melodia degna dei migliori rappresentanti della scena, senza per questo scimmiottare nessuno, e soprattutto, quello che ho apprezzato maggiormente di loro è che sul palco si vedeva come fossero una band che suonava semplicemente per il puro piacere di farlo, anche di fronte ad un pubblico non certo accorso per loro e che forse, come la sottoscritta, non conoscendoli non li ha saputi apprezzare a dovere.
Mi riprometto di approfondirli su disco, fatelo anche voi, qualcosa mi dice che non ce ne pentiremo.

Fulci

Eccoci finalmente ai miei amici e tanto amati anche dal pubblico, nostrano e non solo, i casertani Fulci.
Potrei stare a scrivere di loro ore ed ore, li conosco dagli esordi, dal 2014 o poco dopo, da quando eravamo una decina di persone a vederli in sede live e li ho adorati da sempre, fino ad ora che raggruppano centinaia di fan adoranti anche nelle loro date da headliner.
Un brutal death metal furioso che omaggia il regista horror italiano Lucio Fulci, nei testi delle loro canzoni e nelle immagini dei suoi film riprodotte alle loro spalle su videowall durante il live. Death metal brutale, diretto, carico di groove che, riproposto dal vivo con questa ormai consolidata formazione, risulta estremamente efficace e l’impatto devastante sul pubblico del Metalitalia.com Festival #13 lo dimostra abbondantemente.
Sono le 16.35 quando i nostri “fanno il loro ingresso sul palco e fu…l’apocalisse”, parafrasando il titolo del loro ultimo EP.
I loro classici come “Apocalypse Zombie, “Tropical Sun”, e “Eye Full of Maggots” o le più recenti “Mutual Tribal Cult”, “Maniac Unleashed“ e “Paura che Uccide“, suonano come una coltellata nello stomaco che ti squarcia in due, con l’ormai stabile Edoardo Nicoloso alla batteria, la coppia di chitarre Domenico Diego e Ando Ferraiuolo, Klem Diglio al basso, e dallo scorso anno, Jason Dahlke alla voce, che dal vivo riescono a essere massicci e coesi, dando luogo ad un set strepitoso. Assistere ad un loro concerto è un'esperienza sonora e visiva unica che consiglio a tutti. Con i numerosi tour da headliner fuori confine oltre che insieme ad altri grandissimi nomi della scena metal mondiale, i Fulci si confermano essere uno dei gruppi di punta della scena contemporanea.
Un successo ampiamente meritato, che avevo (modestamente) preannunciato anni fa in tempi non sospetti a Fiore, uscito dalla formazione per motivi personali, e che ora stanno vivendo nel migliore dei modi.
Null’altro da aggiungere, Bravissimi ragazzi, continuate così.

“Fulci lives”.

Sadist

Dopo la giusta birra di rito e una chiacchiera con gli amici qui ritrovati, arriva il momento dei genovesi Sadist, una band simbolo della scena death metal italiana, capace di distinguersi nel marasma di allora grazie a un album iconico come “Above The Light” (1993).
Nella carriera di ogni band ci sono dischi altrettanto importanti il cui successo però è stato inversamente proporzionale alla loro rilevanza artistica. “Tribe”, a cui sarà completamente dedicata la setlist di questa sera per festeggiarne il 30mo anniversario, è uno di questi.
I nostri si presentano sul palco con “poca scena e massima resa”, come direbbe qualcuno: solo un grande backdrop che riprende il logo della band ed è la musica oltre il carisma di Trevor a riempire tutto il locale.
Il grande Trevor offre come sempre una prestazione magistrale con un impatto scenico devastante, non manca di continue manifestazioni di affetto rivolte ai fan, al popolo del metal in generale qui presente in maniera copiosa. il chitarrista e tastierista Tommy Talamanca è veramente una gioia per gli occhi da vedere su di un palco, per i virtuosi del genere soprattutto.
L’originalità insita nel sound dei Sadist ed un’esecuzione chirurgica dei 10 brani previsti in scaletta, fa sì che la resa finale del concerto sia a tutti gli effetti ineccepibile.
I Sadist con l’album celebrato in quest’occasione possono certamente vantarsi di aver lasciato un segno indelebile nel panorama metal italiano, e riescono a mantenere il pubblico costantemente sotto scacco.
Trevor non manca di sottolineare il suo coinvolgimento emotivo sino alla fine, quando arriva il turno di “Sometimes They Come Back”, un brano che ci accompagna, per un’ultima volta in loro compagnia, in un viaggio fuori dal tempo, un sound raffinato, in una sapiente sovrapposizione di armonie, dinamiche e atmosfere, perfetto come sempre.
Emozioni caro Trevor che oltre ai due bambini che hai tenuto sul palco con te per ben due brani, hai regalato a tutta la tribù del metallo qui presente, ancora una volta, e che porteremo nel cuore per sempre.
E grazie lo dico io a te, a nome di tutti noi con la maglietta nera che affolliamo il Live Club in questa seconda giornata di Metalitalia.com Festival 2026.
I Sadist dimostrano dopo oltre trent'anni di attività di essere uno dei punti di riferimento assoluti del metal italiano anche in dimensione live, dei veri e propri maestri di fronte ai quali mi sento solo di dire un’ultima cosa: chapeau.

Demolition Hammer

E ora, proprio quando la maggior parte della gente si accalca per mettere qualcosa sotto i denti, scegliendo tra la vasta scelta culinaria di ottima qualità e a prezzi onesti che il Metalitalia.com Festival offre nella parte esterna del Live Club, i thrashers più fedeli accorrono sotto il palco per i veterani di New York, Demolition Hammer.
Formatisi nel lontano 1986, due anni dopo con il loro primo demo “Skull Fracturing Nightmare”, attirarono l'attenzione della comunità metal e da allora sono diventati uno dei nomi di spicco della scena thrash della East Coast.
I loro primi due album, “Tortured Existence” (1990) e “Epidemic of Violence” (1992), sono considerati classici di culto nel genere, mentre il terzo e ultimo album, “Time Bomb” (1994), segnò un cambiamento significativo verso uno stile groove-metal più lento e, come sappiamo tutti, poco dopo la sua uscita nel 1995, la band si sciolse.
Dopo più di due decenni, i Demolition Hammer si sono riuniti nel 2016. Anche se non hanno ancora pubblicato un nuovo album in studio dal loro ritorno sulle scene, non si sono risparmiati nei live in giro per il mondo. Di recente, si sono esibiti anche al Brutal Assault 2026 lo scorso agosto in Repubblica Ceca, qui trovate il mio Live Report, ma per una sovrapposizione che non ricordo ma avevo preferito, li ho persi. Cosa che non è successa questa sera, dove mi sono goduta appieno la loro esibizione.
Il concerto di questa sera, alla tredicesima edizione del Metalitalia.com Festival che si sta avviando verso la fine nel migliore dei modi, è stato un più che gradito promemoria sul perché i Demolition Hammer restano una delle band cult del genere, nonostante la decisamente scarna discografia.
Quando "la qualità conta più che la quantità", è proprio il caso di dirlo. Il valore e l’importanza della loro produzione li hanno resi una band storica che mantiene saldo un posto nel cuore dei fedelissimi fan accorsi per dar loro il doveroso tributo.
Durante la setlist proposta, che ha estrapolato circa 3 brani da ogni album, violenta ed intransigente come era lecito aspettarsi, il gruppo ha eseguito anche il nuovo pezzo inedito "Vendetta", dimostrando di essere in ottima forma e carica di energia, mettendo a ferro e fuoco il pubblico del Live Club fino all’ultimo instante dei 60 tiratissimi minuti a loro disposizione.
I mai non troppo considerati Demolition Hammer hanno dimostrato di essere ancora una macchina da guerra perfettamente oliata, e ci auguriamo di sentire presto altri nuovi brani: non deludeteci, le aspettative sono altissime, ed è tutta colpa vostra e di live come quello che ci avete offerto quest’oggi.

Fear Factory

Sono le 20.15 quando un Live Music Club pieno in quasi ogni suo centimetro quadrato si avvicina alla fine del Metalitalia.com Festival con uno dei due eventi principale della seconda giornata, quello che ha fatto muovere tantissima gente da ogni dove, ovvero l’esibizione dei Fear Factory con il nostro Milo Silvestro alla voce.
Accolto sin da subito con grande affetto da parte dei fan, con la sua simpatia travolgente, unita alle notevoli capacità tecniche sue e dei compagni, Dino Cazares in primis, Milo ha saputo creare un’atmosfera festosa e partecipata all’interno di questa splendida kermesse.
Ha fatta sua l’intera discografia dei Fear Factory e la interpreta in una maniera del tutto personale, con uno stile proprio, senza voler scimmiottare l'ex cantante Burton C. Bell che ha lasciato la band nel 2020, come tutti ricordiamo.
Con Dino che guida i riff, Milo prende il controllo del palco, con carisma e presenza scenica degni dei grandi frontmen. Ad ogni esibizione live acquisisce sempre più sicurezza in sé stesso e la trasmette al suo pubblico, italiano e non solo, che lo ha certamente caricato di responsabilità inizialmente, con moltissime aspettative a riguardo, del tutto soddisfatte poi, bisogna ammetterlo.
I Fear Factory nella lunga scaletta proposta ripercorrono le tappe fondamentali della loro storica carriera, lasciando tutti soddisfatti e consapevoli di quanto, allora come oggi band di questo calibro siano importanti nella storia della musica.
La “fabbrica della paura” produce riff tritaossa fino alla fine, con due grandi classici della band, le potenti e deflagranti “Demanufacture” e “Archetype” , e non c’è limite alla devastazione, quando partono le prime note di quest’ultima, iniziano all’unisono anche i cori ripetuti all'unisono di “Open your eyes” urlati a squarciagola da tutto il Live Club colmo e tracotante gioia e coinvolgimento esasperati. In mezzo al pit ho visto abbracci e sorrisi compiaciuti di gente che magari neanche si conosce, ma che la musica come sempre contribuisce ad unire.
Nessun set dei Fear Factory sarebbe completo senza “Replica”, l'inno della band che non ha bisogno di presentazioni. Basta un "HA!" e la stanza letteralmente esplode. Il pavimento ha iniziato a rimbalzare e Milo alla voce ha dimostrato ancora una volta di essere totalmente in grado di portare questo iconico brano in giro per i palchi di tutto il mondo.
Grandi sorrisi e un continuo contatto il pubblico e, soprattutto, il grande orgoglio ostentato più volte in maniera umile, di far parte di un gruppo che è storia. Questo basta e avanza per amare questo giovane frontman con tanta strada davanti a sé ancora da percorrere e un peso sulle spalle non indifferente da portarsi appresso.
Un titolo per il brano finale, “Resurrection”, che pare proprio una vera dichiarazione d’intenti per i Fear Factory che se ne vanno tra gli applausi di un pubblico entusiasta.
La “nuova era” dei Fear Factory è semplicemente devastante, provare per credere.

Coroner

Il Metalitalia.com Festival 2026 come ogni anno chiude in bellezza mettendo in alto nel cartellone un gruppo che negli ultimi 2 anni, dopo l’uscita nel 2025 di un album pazzesco, “Dissonance Theory”, è tornata a far parlare di sé.
Avete capito tutti di chi sto parlando, gli svizzeri Coroner, che troviamo in una forma strepitosa, e sul palco del Live Club riversano tutta la loro devastante energia corrosiva, non sprecando neanche uno dei novanta minuti a loro disposizione.
Si parte subito a raffica con due estratti dall’ultimo capolavoro sfornato dai nostri: “Consequence“ e “Sacrificial Lamb”, per poi proseguire con “Divine Step (Conspectu Mortis)” e “Serpent Moves”, rispettivamente da “Mental Vortex”(1991) e “Grin”(1992), album da cui attingeranno anche in seguito.
Ron Royce al basso e voce, Tommy T. Baron alla chitarra, il batterista italiano Diego Rapacchietti, e il quarto componente in sede live, Daniel Stössel alle tastiere, sono affiatati e uniti nel regalarci una prestazione magistrale: precisione e tecnica vanno di pari passo con potenza e velocità, restando sempre a livelli altissimi, nonostante qualche piccolo problema tecnico iniziale.
Il loro show ha puntato sulla sostanza più che sulla scenografia, offrendo un’esibizione intensa e una resa finale compatta anche se non sempre impeccabile tecnicamente, con una setlist che ha bilanciato efficacemente il vecchio e il nuovo corso dei Coroner, confermandone la longevità.
I veterani svizzeri hanno chiuso lo show in bellezza con “Reborn Through Hate“, ma personalmente devo ammettere che non sono rimasta colpita dalla loro esibizione come mi sarei aspettata, e non sto a dilungarmi troppo sulle motivazioni, ma un po' di amaro in bocca mi resta. Certamente altri usciranno entusiasti dalle mura di questo Live Club che ci lasciano per un’ultima volta alle spalle anche per questa edizione, e va bene così.

Conclusioni

Dopo aver partecipato e vissuto in prima persona a questo evento, col trascorrere degli anni diventato un punto di riferimento per chi ama il metal nelle sue varie sfaccettature, una riflessione conclusiva è d’obbligo.
Raccontarvi questa seconda e ultima giornata di festival, quando tutto ha funzionato alla grande, sia a livello di organizzazione che di pubblico, ma anche per ii “contorno”, stand gastronomici, musicali e tutto quello che vi abbiamo raccontato io e Vittorio in questi Live Report è stato un vero piacere.
Soprattutto spero di essere riuscita nell’intento di trasmettervi un briciolo di positività nel nostro mondo, musicale e non solo, dove molto spesso prevalgono lamentele e sterili polemiche.
Quando si mette al centro di un progetto e dell’organizzazione nel suo insieme i fan, i risultati si vedono eccome.
Il motto che sta alla base di tutto è: “per la gloria del metal”, come ci hanno raccontato, insieme a molto altro, Alessandro Corno e Luca Pessina nella puntata di TrueMetal Talks a cura dei nostri Vittorio Cafiero e Davide Sciaky, che vi invito ad ascoltare per approfondire il dietro le quinte del Metalitalia.com Festival. È disponibile sul nostro canale YouTube e sulle principali piattaforme di podcast, come Spotify, Apple Podcast e Amazon Music.
I nostri amici di Metalitalia.com sono riusciti a creare un festival a cui si desidera tornare ad ogni nuova edizione anche per l’atmosfera che si crea, a prescindere da chi suonerà, sapendo con certezza che la lineup pensata dagli organizzatori sarà certamente di ottimo livello.
Al termine di questi tre giorni di concerti si notano soltanto sorrisi e facce soddisfatte da parte del pubblico di un Live Club di Trezzo sull’Adda sempre pieno e ben felice quindi di aver accolto nuovamente questo festival. Gli orari sono stati rispettati, i suoni pressoché eccellenti, le luci, i fondali e le scenografie in generale, di una qualità superiore alla media, tutte le band in gran forma e con la voglia di essere sul palco di questo evento. Cosa chiedere di più?
Troppo spesso ci lamentiamo della qualità dei concerti e ancor di più dei festival nazionali, scordandoci realtà come questa di cui dovremmo maggiormente andare orgogliosi.
Il Metalitalia.com Festival edizione #13 si chiude qui, con l’ennesima edizione da ricordare.
Complimenti e un grazie di cuore a chi ci crede davvero e porta avanti da anni questo progetto.

Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.
Stay tuned and Stay metal.

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