Report a cura di Davide Sciaky
Guarda il photo report della prima giornata!
Il primo giorno funge da “riscaldamento”: i palchi in attività sono solo due, il Yokhai e il PX3, e tradizionalmente molti dei gruppi del mercoledì sono band di ritorno i cui concerti hanno avuto particolare successo l’anno precedente.
Tra questi troviamo gente come gli Overhead, The Albatross, i Lost in Kyiv, i Dimscûa e i Papangu e capiamo rapidamente perché sono molto amati dal pubblico.
Sono proprio gli Overhead, The Albatross il primo gruppo che mi accoglie al festival sul Yokhai, e con le loro melodie ipnotiche Post Rock è un attimo immergersi nel clima dell’ArcTanGent.
La band irlandese è quasi completamente strumentale, ma non serve la voce per conquistare il pubblico che spesso ad occhi chiusi si lascia trasportare delle incantevoli composizioni, e non è raro vedere di già qualche lacrima.
Sempre sullo stesso palco sono i Lost in Kyiv a spostarsi su coordinate più heavy con un Post Metal di altissima qualità, non per nulla il gruppo francese è sotto contratto con la Pelagic Records, etichetta dei The Ocean sempre abile a reclutare band di alto livello. Suonando tanti brani del recente “We’re All Going To Be Fine”, i Lost in Kyiv confermano come azzeccata la scelta di richiamarli un anno dopo la loro ultima performance al festival, e al termine dell’esibizione c’è già chi li nomina tra i potenziali migliori gruppi dell’evento.
Spostandomi sul PX3 trovo i Dimscûa scelta molto interessante che dimostra la filosofia del festival. La band inglese aveva infatti suonato nel 2025 poco dopo la pubblicazione del debutto, un disco subito molto amato da critica e fan, e ha deciso di richiamarli per il secondo anno consecutivo, per la gioia del pubblico. Insomma, il festival crede nell’underground e spinge gruppi che ritiene meritevoli.
Il mix di Sludge, Doom atmosferico e Post Metal è massiccio e emozionale e il pubblico si raduna in abbondanza per assistere al concerto in cui viene suonato per intero “Dust Eater”, l’unico disco della band ad oggi.

Sullo stesso palco assisto a quello che potrebbe essere tra i concerti più folli che abbia mai visto, palma che finora spettava forse agli Igorrr (che vedremo poi il giorno dopo): i Papangu.
Altra conferma dell’anno precedente, la band brasiliana mischia… tutto. Durante il loro concerto passano da Jazz a Black Metal, da melodie brasiliane a Prog e in qualche modo lo fanno in maniera coerente e che funziona incredibilmente bene.
Suonano strumenti “tradizionali” come chitarra, basso e batteria, ma all’occasione introducono anche triangolo, maracas e un pollo di gomma (sul serio). Il concerto dura appena 45 minuti ma al termine sono conquistato, i brasiliani sono fuori di testa e sono assolutamente geniali.

Torniamo sull’altro palco per i Cardiacs, gruppo di culto inglese fondato nel 1977 che si inserisce alla perfezione nel mood del festival con la loro musica che mischia Prog, Art Rock, psichedelia e non solo. La carriera della band aveva subito una battuta d’arresto quasi 20 anni fa quando il principale songwriter della band Tim Smith era stato colpito da gravi problemi di salute che poi hanno portato alla sua morte.
La band è tornata in attività pochi anni fa guidata da Jim Smith, co-fondatore della band e fratello di Tim, e non posso che essere molto curioso di vedere un gruppo storico che ha ispirato nomi come Mike Patton, i Tool e Mikael Åkerfeldt, solo per citarne qualcuno.
L’ultimo disco “LSD” trova tanto spazio nella setlist, un album uscito l’anno scorso ma composto interamente da Tim Smith e su cui la band ha continuato a lavorare dopo la sua scomparsa. Musica evocativa, elaborata e coinvolgente che scatena tutti i presenti in una celebrazione della band e di Tim Smith.
Concludiamo la serata sempre sul Yokhai con i Sikth, band scelta come headliner di questa prima giornata di festival.
Il gruppo inglese è un’istituzione per il Prog, e nello specifico per quello più elaborato e cerebrale identificato come Mathcore, e il pubblico non può che essere caldissimo per il loro ritorno a tre anni dalla loro ultima esibizione all’ArcTanGent nel 2023.
Personalmente non ho mai capito la necessità di due cantanti, Mike Goodman e Justin Hill, le cui voci trovo molto simili, ma la chimica dei due sul palco è innegabile e lo show sicuramente molto divertente. Il grande numero di persone che si lanciano a fare crowdsurfing testimonia l’entusiasmo del pubblico e l’ora a disposizione per i Sikth vola in un attimo.
Prima che me ne renda conto la giornata è già finita: solo due palchi e un numero relativamente ridotto di concerti, ma abbastanza per capire cosa ci aspetterà nei prossimi giorni.
