Comunicato stampa
Last Train e LANDMVRKS occupano un posto a sé stante nel panorama musicale francese. Due band fieramente indipendenti, entrambe cresciute lontano dai percorsi più battuti, con la musica dal vivo al centro delle loro rispettive storie. Provenienti rispettivamente dall'Alsazia e da Marsiglia, questi due outsider hanno iniziato da giovanissimi, sono cresciuti sui palchi e hanno lasciato che il tempo trasformasse l'energia grezza dei loro esordi in carriere di grande spessore.
Anno dopo anno, concerto dopo concerto, si sono affermati come due delle rare band francesi della loro generazione capaci di portare la propria musica ben oltre i confini nazionali, fino ai grandi palchi e ai festival di tutto il mondo. Sebbene i loro linguaggi musicali possano essere differenti, Last Train e LANDMVRKS condividono lo stesso approccio istintivo alla musica: senza compromessi, fisico e profondamente emotivo.
Sotto la pura energia dei loro concerti e la potenza delle loro canzoni si cela la stessa meticolosa attenzione alla scrittura: sensibile e curata nei dettagli, con la vulnerabilità sempre al servizio dell'intensità.
È da questo terreno comune che nasce The Very End Of Every Me. Un incontro plasmato meno da ciò che distingue le due band che da tutto ciò che le ha avvicinate fin dall'inizio. Scritta collettivamente, la canzone non è stata concepita come uno scontro tra due identità, ma come una naturale estensione di entrambe.
Le voci di Jean-Noël Scherrer e Florent Salfati si intrecciano e si rispondono lungo tutto il brano, che è tanto malinconico quanto potente. Dopo aver trascorso l'estate incrociandosi sui palchi di alcuni dei più importanti festival internazionali europei — dal Download Festival nel Regno Unito al Rock Werchter in Belgio — questa collaborazione appare meno come un incontro inaspettato e più come la naturale continuazione di due percorsi paralleli.
Le chitarre sono tornate — e la Francia sembra determinata a far sentire la propria voce.
https://youtu.be/gsGU5Lr2l1k
ABOUT III
Formatisi mentre erano ancora a scuola, negli anni 2010, negli ultimi anni i Last Train non solo hanno costruito una fanbase fedele e appassionata attorno alla loro musica, ma hanno anche ottenuto l'approvazione di band come Muse e Placebo, che li hanno entrambe invitati a unirsi a loro in tour.
Con III i Last Train hanno realizzato un album ricco di contrasti sorprendenti, caratterizzato da una serie di dinamiche che cambiano, si intrecciano e si trasformano in modi capaci di coinvolgere l'ascoltatore attraverso un approccio diretto e senza filtri.
È anche un disco carico di una rabbia legittima, perché quando sei una band abituata a riversare tutto il cuore e tutta l'anima nelle proprie canzoni rock e poi a suonarle dal vivo ogni sera, interrompere questo tipo di espressione per un certo periodo a causa del lockdown fa inevitabilmente accumulare una grande quantità di emozioni. «Eravamo incazzati!» sorride Peultier, parlando dell'energia alla base di III. «Non so perché, ma è così che l'ho percepita.»
«Non avevamo fatto tournée, quindi non suonavamo dal vivo da un anno e mezzo, una cosa che non era mai successa prima ai Last Train, perché amiamo profondamente suonare dal vivo», spiega Scherrer, concordando. «Eravamo frustrati e pieni di rabbia. Quando siamo arrivati a queste canzoni eravamo pronti a combattere.»
Scritte nell'arco di tre mesi nella loro base di Lione, le canzoni di III sono nate comprensibilmente in modo rapido. Un aspetto che si riflette nella passione presente nelle dinamiche dell'album, che spaziano da esplosioni emotive incontrollate e rumorose a sezioni più tranquille — a volte affascinanti, a volte minacciose — ma tutte attraversate da un'intensità bruciante.
È un'atmosfera che pervade l'intero album. L'apertura con Home, che mescola chitarre simili a fulmini e batteria incessante con un semplice lamento, crea un intreccio di emozione grezza ed energia musicale estremamente precisa, tanto sorprendente quanto ipnotica.
I brani dal carattere fragile, How Does It Feel? e This Is Me Trying, che si trovano ai due lati dell'irruzione incessante di All To Blame, rallentano il ritmo iniziale, feroce, senza però rinunciare alla forza delle emozioni, che si espandono in modo pervasivo e inebriante.
Revenge irradia da un nucleo genuinamente caloroso — forse ispirato dalla quantità di musica pop che il gruppo ascoltava nei momenti liberi — prima di sbocciare in una foschia di chitarre tintinnanti, subito seguita dall'urgenza travolgente di One By One.
Dopo l'intermezzo atmosferico You’ve Ruined Everything, III si conclude con I Hate You. Sebbene la sua sezione iniziale, languida, sembri inizialmente in contrasto con i sentimenti amari suggeriti dal titolo, non c'è alcun rischio che i Last Train esauriscano la rabbia che ha alimentato il disco: III termina infatti in un'esplosione di musica incalzante e feedback selvaggio, abbastanza potente da conquistare qualsiasi castello. «È un album intenso, ma capace di creare davvero qualcosa per il pubblico», conclude Scherrer. «Non credo sia il tipo di disco per cui ti limiterai a dire “sì, sì, mi piace”, ma piuttosto “questo mi ha fatto provare qualcosa!”. Questa musica susciterà una reazione, ed è proprio ciò che volevamo.»
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