Iron Maiden: Steve Harris difende "No Prayer for the Dying"
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Iron Maiden: Steve Harris difende "No Prayer for the Dying"

In un'intervista rilasciata a Metal Hammer, Steve Harris prende nuovamente le difese ottavo full-lenght degli Iron Maiden No Prayer For The Dying

di Valeria Campagnale 5 Agosto 2026 - 09:00
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In un'intervista rilasciata a Metal Hammer, Steve Harris prende nuovamente le difese ottavo full-lenght degli Iron Maiden "No Prayer For The Dying", pubblicato nel 1990.

Harris non ha mai capito perché "No Prayer For The Dying" si porti dietro una reputazione così difficile. A più di trent'anni dalla sua uscita, il bassista continua a difendere uno degli album più controversi della band. Tornando indietro, cambierebbe una sola cosa: renderebbe l'atmosfera ancora più "live" aggiungendo il vocio e gli applausi del pubblico.

"È un album davvero solido. All'epoca eravamo diventati talmente enormi, con tour sempre più imponenti, che volevamo tornare un po' alle origini."

Secondo il bassista, questo desiderio di essenzialità è stato influenzato anche da "Tattooed Millionaire", il primo album solista di Bruce Dickinson, il cui approccio più grezzo gli ha fatto venire voglia di scrivere brani con lo stesso spirito.

Questo ritorno alle origini segna una netta rottura rispetto alle grandi ambizioni di "Somewhere In Time" e "Seventh Son Of A Seventh Son". Come sottolineato nella nostra classifica dei dischi degli Iron Maiden, "No Prayer For The Dying" rimane uno dei capitoli più controversi della loro discografia.

Questa filosofia si è estesa fino alle condizioni di registrazione. Gli Iron Maiden installarono lo studio mobile dei Rolling Stones in un fienile nella proprietà di Steve Harris per incidere i brani in condizioni simili a quelle dal vivo.

È proprio su questo punto che Harrisnutre il suo unico rimpianto:

"Volevamo che il disco suonasse come un album live. Probabilmente avremmo dovuto aggiungere i rumori del pubblico. Sarebbe sembrato ancora di più un vero album dal vivo. Lo abbiamo fatto per il video di"Tailgunner", e ha fatto una grande differenza."

Le critiche non hanno mai cambiato il giudizio di Steve Harris su questo disco. Il fondatore del gruppo considera persino "Mother Russia" un pezzo ingiustamente penalizzato e ribadisce la sua linea:

"Se alla gente non piace qualcosa che ho fatto, la difendo con ancora più convinzione. Bisogna credere nelle proprie scelte."

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