Intervista Walls Of Babylon (Valerio Gaoni)
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Intervista Walls Of Babylon (Valerio Gaoni)

Truemetal.it ha incontrato Valerio Gaoni, cantante dei marchigiani Walls Of Babylon, a qualche mese dall’uscita del loro quarto album “Aeons Apart”; eccovi

di Ninni Cangiano 13 Giugno 2026 - 12:10
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Truemetal.it ha incontrato Valerio Gaoni, cantante dei marchigiani Walls Of Babylon, a qualche mese dall’uscita del loro quarto album “Aeons Apart”; eccovi cosa ci ha raccontato.

Intervista a cura di Ninni Cangiano

TM: Ciao Valerio e grazie di essere qui con noi di truemetal.it; essendo la vostra prima intervista per la nostra webzine, che ne dici di presentarci la band, i suoi componenti ed i vostri 4 dischi?

WOB: Ciao a tutti i lettori di Truemetal e grazie a voi per l’intervista. Sono Valerio Gaoni, cantante degli Walls Of Babylon e come da te richiesto ti presento i miei colleghi e i nostri lavori:

Francesco Pellegrini- Chitarra solista

Fabiano Pietrini- Chitarra ritmica

Matteo Carovana- Basso

Marco Barbarossa- Batteria

Album:

Aeons Apart: Il nostro disco più heavy e immediato

Fallen: Il nostro concept album

A Portrait Of Memories: Il nostro album progressive

The Dark Embrace: Dove tutto è iniziato, dove nasce il nostro sound

TM: Nel corso degli anni siete passati dall’autoproduzione del vostro debut album, per poi approdare ad una prima label italiana per “A Portrait Of Memories”, per poi approdare alla Wanikiya Record di Mr. Jack per i vostri due LP più recenti; quanto è difficile per una band emergente trovare qualcuno che possa sostenervi?

WOB: Trovare label o “collaboratori” di per sé non è difficilissimo, tutta un’altra cosa è trovare qualcuno che supporti la tua musica e che non ti veda solo come un pollo da spennare. Chiaramente, suonando da 24 anni, ho personalmente trovato e provato tutti i vari “topoi” della discografia nazionale e non e solo dopo aver sbattuto il naso diverse volte si può arrivare ad avere quell’esperienza che ti permette di “schivare” i meteoriti o comunque a cadere in piedi. Direi che con gli Walls ho trovato sempre disponibilità e professionalità, soprattutto con MR Jack e la sua Wanikiya Record. Per arrivare a questo però, abbiamo saggiamente deciso di uscire con il nostro primo lavoro “The Dark Embrace” in forma autoprodotta così da farci un’idea precisa riguardo i nostri limiti o le nostre possibilità, così da non doverci “affidare” a qualcuno a scatola chiusa.

TM: A proposito, ho saputo dalla label che il vostro ultimo disco “Aeons Apart” è già di difficile reperibilità, dato che la Wanikiya ha già esaurito le copie in suo possesso. Come stanno andando le vendite e quali responsi avete avuto in questi primi mesi dalla stampa specializzata?

WOB: Siamo felicissimi di come sta andando la promozione di “Aeons Apart”, sia dal punto di vista puramente commerciale, sia dal punto di vista del riscontro della critica specializzata, la quale ha apprezzato molto il nostro lavoro e il nostro mood in quest’ultimo album. La cosa più bella che ci è capitata è il vedere come il pubblico e la critica abbiano “compreso” il vero spirito di questo lavoro solo ascoltandolo, già dalle prime impressioni. Tutti i nostri lavori, infatti, derivano da un preciso intento e una precisa direzione dettata dal mood che stavamo attraversando nel momento della scrittura. Con “The Dark Embrace” ci siamo messi in gioco come band che voleva essere sì diretta, ma anche dimostrare che la tecnica e le strutture più ricercate potevano avere un pubblico e dei sostenitori (noi per primi). “A Portrait Of Memories” porta all’estremo questo concetto con un album molto complesso e progressive che richiede tempo e impegno per essere apprezzato appieno, nonostante ci siano all’interno alcune delle nostre canzoni più popolari e “catchy” come “Let Me Try”. “Fallen” invece porta con sé il peso e la responsabilità di proiettare un concept oscuro e pesante sull’ascoltatore, il quale si deve districare su brani lunghi e strutturati per poter apprezzare l’interpretazione e il senso profondo di una storia che tira in ballo temi come l’egoismo e la contrapposizione tra la parte eroica e quella primordiale dell’essere umano (Nietzsche). “Aeons Apart” arriva e resetta tutto; parte, ti carica e ti porta via. Nessun fronzolo, nessun compromesso. È figlio della voglia di suonare live, di girare i locali per poter guardare in faccia la gente mentre suoni e canti quello che hai creato. Questa voglia chiaramente deriva dal periodo promozionale del precedente album, avvenuta subito dopo il Covid, con tutte le difficoltà sanitarie e gestionali che potrete tutti immaginare

TM: Parliamo dell’ultimo album, di cosa trattano i testi? C’è forse un concept che li lega tra loro?

WOB: Questo è uno degli aspetti di “Aeons Apart” che mi piace più sottolineare perché, da una parte cerca di colmare una carenza, e dall’altro mi fa capire quanto importante sia la condivisione nella sfera della creatività. Tutto inizia quando, a causa di un mio cambio di ruolo all’interno dell’azienda per cui lavoro, mi trovo impossibilitato a scrivere testi e linee vocali in tempi ragionevoli. Per evitare di dover rimandare l’album, rispetto alla dead line che ci eravamo riproposti, decido di commissionare il lavoro ad una persona esterna al gruppo. Chiaramente la scelta derivava dal fatto che avessi già in mente la persona in questione, anche perché ero stato fino a quel momento l’unico scrittore dei miei testi ed era un’eredità che lasciavo mal volentieri. Marco Ricco, compositore e chitarrista degli Hidden Lapse era la persona perfetta a cui affidare un lavoro simile, primo perché è un nostro amico di lunghissima data, secondo perché conosceva benissimo la nostra musica e il nostro modo di comporre e quindi gli ho dato carta bianca sapendo che non avrebbe tradito le aspettative… e così è stato. In “Aeons Apart” troviamo i primi 8 brani che parlano di setting e personaggi “Distanti Eoni” gli uni dagli altri: Un vecchio cavaliere siede intorno al fuoco raccontando le proprie gesta al nipote, un cacciatore di taglie spaziale insegue la sua nemesi per tutta la galassia, un vampiro si chiede se ha appena salvato una vita o se l’ha condannata all’oscurità eterna, ecc. ecc. Ognuno di questi racconti risulta, seppur con la sua morale, scollegato e senza un leitmotiv che lega l’uno all’altro, fino a che la traccia numero 9, “Epilogue”, entra in scena e presenta uno scrittore sul suo letto di morte che ringrazia tutti i personaggi che ha creato e che lo hanno fatto crescere, ridere, piangere e sognare, a dispetto di una vita che non gli ha mai saputo donare gioie, soddisfazioni o vere lezioni da apprendere per nutrire la propria anima. È un inno all’arte, alla consapevolezza che creare porta sempre la persona che riceve ad apprendere qualcosa e di rimando anche l’artista, ogni volta che crea si conferma nella propria consapevolezza di essere umano, fragile e in cerca, come tutti, di una propria catarsi.

TM: Chi ha realizzato lo splendido artwork e quale legame ha con i testi, se lo ha?

WOB: Il nostro chitarrista solista Francesco Pellegrini è, oltre ad essere un produttore musicale, anche un grafico ed ha creato l’artwork dell’album partendo da alcuni rimandi che gli avevo accennato ad ognuno dei personaggi protagonisti dei vari brani. La scelta è ricaduta sul cacciatore di taglie di “Eternal Hunt” che in piccolo si dirige verso la sua nemesi; un cyborg che gli farà fare i conti con sé stesso e col concetto di vittima e carnefice

TM: Dove avete registrato l’album e chi vi ha seguito per la sua produzione?

WOB: Come detto Francesco è il nostro factotum per quanto riguarda l’aspetto grafico e produttivo e negli anni è cresciuto in maniera esponenziale, soprattutto come produttore musicale. Prima degli Walls infatti, suonavo già con Francesco in un’altra band (Death Riders) e in più di 20 anni l’ho visto migliorarsi continuamente. Inutile dirti quanto questo comporti un’intimità incredibile in fase sia di registrazione che di creazione, eliminando quella pressione che si ha quando si registra dentro uno studio, dove ogni take porta con sé un costo.

TM: Ritengo “Aeons Apart” tra i dischi migliori da me ascoltati quest’anno e molto probabilmente finirà nella mia personale top10 dei migliori album del 2026; vi siete resi conto che avete realizzato un piccolo capolavoro?

WOB: Ti ringrazio per il meraviglioso complimento e ti rispondo altrettanto di getto: Appena finito l’album ci siamo subito resi conto, non di quanto commerciale o “bello” potesse sembrare, ma di quanto personalmente ci piacesse. Ascolto dopo ascolto, non ci stufava e appena portato in sala prove ci trasmetteva, e tutt’ora lo fa, un senso di potenza e divertimento che non sentivamo da tempo. Come detto, è un mood molto diretto ed è apposta pensato per essere portato live e, quando mi trovo sul palco, sento proprio una spinta fisica incredibile. Amo tutti i nostri lavori proprio perché si sincronizzano con il momento che vogliamo vivere in quel dato periodo storico e credo che solo la musica abbia questo potere

TM: Personalmente adoro e non mi stancherei mai di ascoltare “Epilogue”; c’è una canzone che preferite rispetto alle altre e perché?

WOB: La cosa bella è che ognuno di noi ha la sua preferita, il che significa che abbiamo a disposizione diversi “singoli” da poter sottolineare. La mia preferita è “Silent Guilt”, seguita da “Blood For Blood, ma ora che ci penso anche “Tales Of Luminescence”… cavolo mi sono messo in crisi da solo!

https://youtu.be/jzy5ASJfYl0?si=XKMQNFL1cbv8hED7

TM: A tal proposito, chi si occupa dei testi e delle musiche? Come nasce insomma un brano dei Walls Of Babylon?

WOB: Anche qui tiriamo in ballo il caro Francesco Pellegrini. Il nostro chitarrista solista, infatti, avendo a disposizione uno studio, tira giù uno scheletro di struttura o un singolo riff, sul quale poi ognuno di noi mette la propria fase creativa. Spetta comunque sempre a Francesco amalgamare il tutto o dare direzioni precise per far emergere la sua idea grezza iniziale e rispettarla quindi anche nel mix finale.

TM: Per sostenere l’album avete realizzato un primo video per il brano “Epilogue” e qualche giorno fa un secondo video per il pezzo “Once Again”, cosa ci racconti delle riprese e di questa esperienza? E poi, perché proprio quei due brani?

WOB: Per entrambi i videoclip ci siamo rivolti ad Alvaro Raul Diamanti che con la sua Diaframe ci aveva seguito e diretto anche per il videoclip di “Amigdala”, brano tratto dal nostro precedente album “Fallen”. Ci siamo trovati benissimo con Alvaro e la sua strepitosa fotografia che il continuare quella collaborazione ci è sembrato naturale. Ogni collaboratore deve rientrare in standard professionali e comportamentali. Siamo dei quarantenni appassionati di musica e vogliamo lavorare sempre con persone tranquille e appassionate tanto quanto noi, nei loro rispettivi ambiti chiaramente. Per quanto riguarda la scelta dei brani da far “vivere” attraverso videoclip ci affidiamo, come per tante altre decisioni, ad un accurato strumento di valutazione e ponderazione: ognuno dice la sua, ci insultiamo e urliamo come ossessi in sala prove, ci tiriamo i piatti della batteria e cose così… ma poi attraverso un coefficiente alcolico adeguato troviamo sempre un accordo.

https://youtu.be/bNBXCdZyKQ8?si=Vzb--jBcXlndlOaS

TM: Siete assieme sostanzialmente dall’inizio della vita del gruppo, quanto è importante la coesione e l’amicizia tra voi per la riuscita della vostra musica?

WOB: Come per l’aneddoto della scelta dei brani di poco fa, l’essere amici oltre che colleghi è fondamentale per noi. Siamo nati dall’idea di “tornare” in sala prove a suonare e bere birra come ai vecchi tempi di quando eravamo diciottenni e così abbiamo fatto. Andare in giro con gli Walls è un’esperienza estremamente peculiare e paradossale, ma non la cambierei con nient’altro al mondo.

TM: Tra le vostre esperienze passate c’è anche quella di Sanremo Rock, cosa ci raccontate di quella esperienza e pensate ne valga la pena per un gruppo metal, soprattutto di un genere complesso come il vostro prog/power?

WOB: Ricordo che siamo stati selezionati per Sanremo in un periodo in cui ci eravamo dimenticati anche di aver mandato l’iscrizione, ma ci siamo armati e siamo partiti per le semifinali, svoltesi dalle nostre parti, per poi passare in finale direttamente all’Ariston di San Remo. Come esperienza la consiglio sicuramente per prendere dimestichezza con palchi grandi ed esigenti, soprattutto per quanto riguarda fonici iperattivi che devono gestire decine di gruppi in una sola giornata. L’esperienza è esperienza ed è insostituibile. Per quanto riguarda il genere, spero proprio che più esponenti del metal partecipino negli anni, in quanto ricordo benissimo quando, a fine esibizione, uno dei giudici mi cercò di dire quale fosse il nostro genere, balbettando un brusio insensato al quale risposi con: Esatto, progressive metal.

TM: Avete realizzato praticamente un disco ogni 4 anni; dovremo attendere il 2030 per il vostro nuovo LP oppure state già lavorando a del nuovo materiale?

WOB: Bella domanda…al momento siamo totalmente concentrati sulla promozione del nostro ultimo album ma la fase di scrittura non tarderà ad arrivare ne siamo certi. C’è da dire anche che, per esorcizzare il trend dei 4 anni, il nostro precedente lavoro “Fallen” sarebbe dovuto uscire molto prima, ma è stato posticipato causa Covid.

TM: So che avete già avuto qualche data live dopo l’uscita di “Aeons Apart”, cosa avete in programma per l’estate? Avremo occasione di vedervi in qualche festival estivo?

WOB: Si, come dicevo siamo in piena promozione e ci siamo esibiti già diverse volte. In questo senso non posso non citare la nostra prova alla Wacken Metal Battle che si è conclusa il mese scorso e alla quale abbiamo partecipato passando da Roma a Mantova, arrivando in finale ma, purtroppo, non essendo stati selezionati. Peccato! Siamo stati anche ospiti di Rocker tv e questa estate siamo carichissimi per la partecipazione al RMF festival a Taranto il 13 agosto di spalla ai Dark Lunacy.

Con questo vi consigliamo di seguirci sulle nostre pagine social perché arriveranno altre date e non vediamo l’ora di condividerle con tutti

TM: Ti va di svelarci cosa fanno nella vita di tutti i giorni i vari membri della band? Immagino, infatti, che per coltivare la vostra passione verso la musica, siate costretti a fare altri lavori…

WOB: Come dicevo la musica è una passione, ma abbiamo tutti anche la passione nel non morire di fame e quindi ci siamo dovuti trovare anche un lavoro. Personalmente sono un direttivo di Coop Alleanza 3.0, Francesco lavora nella logistica, Marco, Matteo e Fabiano sono operai specializzati. Inutile dirvi che, quando arriviamo alle prove, siamo tutti con un colorito verdognolo, stanchi stremati dal proprio turno, ma siamo lì, proprio per prendere gli strumenti in mano e scrollarci di dosso tutta quella stanchezza e quello stress

TM: Credo di aver abusato fin troppo della tua pazienza; ti ringrazio per la disponibilità e, come mia consuetudine, chiudo l’intervista lasciandoti uno spazio a completa disposizione per aggiungere un tuo messaggio ai fans dei Walls Of Babylon ed ai lettori di truemetal.it

WOB: Grazie a Truemetal per questa intervista e per esservi interessati a noi, così come ringraziamo immensamente tutti quelli che ci leggeranno, che ci conoscano o no. Proprio per i secondi consigliamo di seguire le nostre pagine social e i nostri portali Band Camp e Big Cartel così da entrare nel nostro mondo e nella nostra musica.

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