Nati nei primi anni 2020, gli Static Abyss sono un progetto che unisce brutal death, doom e crust. La band ruota attorno a Greg Wilkinson e Chris Reifert, entrambi membri degli storici Autopsy, con Reifert già protagonista della prima formazione dei Death. Dopo Labyrinth of Veins (2022) e Aborted From Reality (2023), il gruppo torna con il terzo album in studio. The Dying Hunt segna inoltre l’ingresso alla batteria di Chad Gailey dei Necrot. Il disco sviluppa ulteriormente il sound della band attraverso riff pesanti, atmosfere psichedeliche e improvvise accelerazioni. Al centro ci sono temi come il declino del mondo e il progressivo disfacimento della psiche umana. Ne emerge una sintesi personale di death metal, doom e crust, costruita senza rinunciare all’impatto. A parlarci di The Dying Hunt e degli Static Abyss è Chris Reifert.
Allora, caro Chris, come descriveresti il sound di The Dying Hunt e quali differenze metteresti in evidenza rispetto alle due precedenti uscite?
Ciao ciao! Non posso davvero descriverne il sound e, fortunatamente… Non devo farlo! Il mio compito è stato imparare come erano strutturate le canzoni, scrivere i testi e poi registrare le parti vocali. Tutte cose che adoro fare. Da quel momento in poi spetta all’ascoltatore descrivere ciò che sente nel modo che preferisce. Se però vuoi qualche aggettivo rapido, posso offrirti: pesante, grezzo, disturbante, da incubo, inquietante, veloce, strisciante, capace di sconvolgere la mente, brutto, bello, strano. È un inizio, comunque. Dove si colloca il disco rispetto ai primi due? Per me sembra una continuazione di quelli. Sembra però che abbia sviluppato qualche tentacolo e dito in più, quindi preparate i vostri buchi delle orecchie.
Quali tematiche vengono affrontate nei testi dell’album?
Niente di normale, questo è certo. A volte so quale sia l’argomento e a volte lascio che rimanga un mistero. Alla fine spetta al lettore e, si spera, all’ascoltatore decidere. Interpretate e analizzate a piacimento!
Raccontaci qualcosa dell’inquietante artwork di The Dying Hunt e del suo significato complessivo.
Solo Santos, che ha dipinto la copertina, può spiegarlo, sempre che possa farlo persino lui. Io comunque ne sono molto contento e mi piace osservarlo nei dettagli e inventare le mie storie su ciò che vedo lì dentro.

Guidaci attraverso il processo di composizione di questi brani e la successiva produzione agli Earhammer Studios con Greg Wilkinson.
Il modo più semplice per descriverlo, per questo album, è il seguente:
- Greg scrive riff/canzoni.
- Li fa ascoltare a Chad, che li impara alla batteria sul momento, con Greg che suona la chitarra insieme a lui.
- Una alla volta, le canzoni vengono registrate in questo modo.
- Greg aggiunge basso e altre chitarre.
- Io ascolto le canzoni, ne scrivo i testi e poi registro le mie parti vocali.
- Greg mixa tutto.
Tutti questi elementi vengono realizzati nello studio di Greg, Earhammer. Ecco qua, proprio così!
Avete intenzione di promuovere l’uscita con qualche attività dal vivo?
Non per il momento, ma chissà cosa ci riserva il futuro?
Che cosa troveranno i fan degli Autopsy in questa nuovissima riedizione di Mental Funeral?
Per cominciare, un leggero lavoro di remastering da parte di Greg. Niente di drastico, non preoccupatevi. Solo un po’ di punch e di volume in più. Siamo stati molto cauti a riguardo ed eravamo consapevoli che un approccio troppo pesante avrebbe potuto rovinarlo. Niente paura, cari amici! E se prendete la versione CD, c’è un disco extra di commento in cui chiacchieriamo di ciò che è servito per realizzare l’album, insieme a qualsiasi altro pensiero strampalato ci passasse per la testa all’epoca.
Puoi darci qualche notizia sulle attività degli Autopsy, sia in studio che sul palco?
È da circa un anno e mezzo che intendiamo realizzare un nuovo album, ma ho dovuto sottopormi a un intervento alla spalla e, non appena mi sono ripreso da quello, anche Eric ha dovuto sottoporsi a un intervento alla spalla. Accidenti! Ora speriamo di riuscire a farlo in primavera. Incrociamo dita, alluci e cervelli! Sul palco… Per ora abbiamo il Maryland Death Fest l’anno prossimo, che è sempre un piacere. Sospetto che prenderanno forma anche altre follie, quindi restate sintonizzati.
Qualche tempo fa ti ho sorpreso dicendoti che possiedo l’unico album mai pubblicato dagli Eatmyfuk! Mi hai detto che era solo una cosa divertente da fare, eppure io lo considero un disco fantastico e un tributo perfetto all’eredità di GG Allin… musicalmente parlando, ovviamente! Qualche pensiero su quel momento della tua vita?
Sono contento che ti piaccia quella lastra di marciume! È stato uno spasso realizzarlo e mi diverto ancora ad ascoltarlo quando ne ho voglia. E… Non mi pento assolutamente di aver creato quella schifezza, anche se, volendo, potrei dare la colpa a Mescalito. Una vera, lurida, abbuffata di vomito punk rock!
Al giorno d’oggi assistiamo a diverse band che rendono omaggio ai Death. I Left to Die rendono tributo alla prima era della band, quella che ti vide coinvolto alla batteria. Cosa pensi di questo tipo di tributi nel 2026?
Ho effettivamente suonato Infernal Death ed Evil Dead sul palco con quei pazzi un paio di anni fa e mi sono divertito moltissimo. Hanno fatto anche un ottimo lavoro riportando in vita quei vecchi brani dei Mantas nel loro album. Mi piace!
Quale messaggio finale e quale saluto vorresti mandare ai tuoi fan italiani?
Grazie per averci sopportato per tutti questi anni e decenni! E nel caso non fosse stato abbastanza, c’è ancora altro in arrivo! Oh, cazzo.
https://youtu.be/9lK7z4LjgGg?si=bneH0886FCqh-tvv