In un'epoca in cui il black metal norvegese è già stato raccontato e ricostruito da mille angolazioni diverse, i Mortem tornano a scrivere un nuovo capitolo della propria storia con Mørketid, secondo album che approfondisce e amplia il percorso tracciato da Ravnsvart. Marius Vold ci ha raccontato la genesi del disco, tra i temi di guerra, paura e oppressione religiosa che attraversano i testi, e ha ripercorso con noi alcuni momenti chiave del suo passato: dalla leggendaria session di registrazione di Slow Death insieme a Euronymous e Dead, fino agli esordi degli Arcturus e al ruolo di Snorre Ruch nel plasmare il sound della scena. Ecco cosa ha raccontato ai lettori di TrueMetal!
Cosa possono aspettarsi i fan dei Mortem dal vostro ritorno con Mørketid? Come descriveresti il sound dell'album, e che tipo di evoluzione avete affrontato rispetto a Ravnsvart?
Credo che gli ascoltatori riconosceranno la stessa identità presente su Ravnsvart, ma noteranno anche che Mørketid si spinge un po' più in là in ogni direzione. I riff sono più elaborati, gli arrangiamenti più ambiziosi e le dinamiche più marcate. A livello testuale, invece, non è cambiato nulla. Guerra, paura, morte e oppressione religiosa restano i temi centrali. La storia ha la tendenza a ripetersi, quindi di ispirazione non ne manca di certo, ah ah...
Come prendono forma i brani dei Mortem? Potresti raccontarci il processo creativo, dalla composizione fino alla produzione vera e propria della musica al Toproom Studio?
Tutto parte da Sverd. È lui il compositore, e possiede una capacità straordinaria di sentire arrangiamenti completi molto prima di chiunque altro. Raramente un riff arriva da solo; di solito porta con sé già una visione di dove debba collocarsi. Quando il materiale arriva al resto di noi, l'attenzione si sposta dalla scrittura alla rifinitura. Facciamo una breve discussione su transizioni, tempi, armonie e cose simili, finché non capiamo che comunque l'ultima parola spetta sempre a Sverd, ah ah. Hellhammer ha una struttura entro cui muoversi. Io e Seideman siamo più liberi di decidere come e cosa aggiungere al brano. Poi tutto viene approvato, o mixato, da Sverd. Finito.
Quali temi avete esplorato e sviluppato nei testi di Mørketid?
I temi lirici di Mørketid proseguono il percorso iniziato con Ravnsvart. Guerra, morte, paura e oppressione religiosa restano al centro, ma questa volta la prospettiva è più ampia e forse più psicologica. Alcuni testi affondano le radici in eventi storici, mentre altri affrontano gli aspetti più oscuri della mente umana - la paura, la perdita di controllo e il conflitto tra ragione e fede. Il titolo Mørketid non riguarda soltanto un preciso periodo storico. Riflette anche una condizione ricorrente dell'umanità. Ogni generazione sembra convinta di aver superato l'ignoranza, eppure continuiamo a ripetere molti degli stessi errori. Questo rende il titolo attuale oggi tanto quanto lo sarebbe stato diverse centinaia di anni fa.
Raccontaci qualcosa sulla copertina dell'album, semplice ma evocativa. Cosa possiamo aspettarci dal formato fisico del disco in quest'epoca digitale?
La copertina è stata realizzata insieme a Rikke Lundgreen. Volevo un'immagine semplice, ispirata alle xilografie medievali, con simboli legati alla morte, al tempo e all'inconscio. Riflette l'atmosfera dell'album più che un brano specifico. L'album è disponibile sia in vinile che in CD, oltre che in formato digitale. C'è ancora chi ama possedere un disco fisico, e chi preferisce lo streaming. Per me vanno benissimo entrambi.

Cosa ricordi delle session di registrazione di Slow Death, e cosa puoi raccontarci del tuo rapporto con Euronymous e Dead, sia dal punto di vista artistico che personale?
Sia io che Sverd eravamo già buoni amici sia di Euronymous che di Dead da un paio d'anni prima di registrare Slow Death. Il nostro rapporto era del tutto personale. Quindi, quando abbiamo chiesto a Euronymous se potesse occuparsi della registrazione, è stato semplicemente un favore che ha fatto ad amici. Lo stesso vale per Dead. È stato felice di disegnarci la copertina del demo perché ci conoscevamo. La registrazione in sé è andata più o meno come previsto. Abbiamo passato circa due giorni in studio: il primo per sistemare la batteria e trovare il suono giusto, il secondo dedicato alla registrazione vera e propria. Per quanto riguarda le voci, discutemmo se usarci sopra un effetto Fuzz o lasciarle completamente naturali. Non eravamo del tutto convinti, ma Euronymous ci persuase ad aggiungere un po' di Fuzz. In studio le voci suonavano incredibili, ma una volta copiate su cassette economiche, parte di quella qualità andò inevitabilmente persa. Uno dei miei ricordi preferiti di quelle session è successo in realtà prima ancora di entrare in studio. La registrazione era originariamente prevista per il giorno precedente, ma non si riusciva a trovare Hellhammer da nessuna parte. Dovemmo rimandare tutto di ventiquattro ore e passare l'intera giornata a cercarlo per Oslo, controllando tutti i suoi soliti giri. Nel tardo pomeriggio - o forse all'inizio della sera - arrivò infine barcollando verso di noi. Lo riportammo a casa di Sverd, lo lasciammo smaltire la sbornia, e il giorno dopo andammo in studio a registrare Slow Death.
E i giorni in cui gli Arcturus registrarono 'My Angel'? Che atmosfera si respirava in Norvegia agli inizi degli anni Novanta?
All'epoca in cui volevamo registrare 'My Angel', nessuno di noi aveva molti soldi. Alla fine trovai uno studio per giovani chiamato Studio S, a Strømmen, finanziato in parte dal comune, il che lo rendeva abbastanza economico da permetterci di prenotare tre notti. Se ricordo bene, in seguito anche gli Emperor registrarono lì. Un ricordo divertente di quelle session è che credo sia stato lì che Sverd imparò per la prima volta quelli che sarebbero poi diventati i suoi caratteristici accordi di tastiera da "coro d'angeli". Uno degli ingegneri dello studio suonava le tastiere in una band pop e gli mostrò alcuni accordi e tecniche semplici. È buffo pensare che lo stile che Sverd avrebbe sviluppato in seguito possa essere partito da qualche consiglio di un musicista pop. Ah ah, sto scherzando. Ripensando agli inizi degli Arcturus, ciò che mi colpisce di più è quanto tutto fosse piccolo all'epoca, mentre oggi è una band conosciuta a livello internazionale. È stato un periodo incredibilmente creativo. Sembrava che tutti stessero sperimentando, prendendo in prestito idee gli uni dagli altri, mentre allo stesso tempo cercavano di trovare il proprio suono.
A proposito di The Thule Tape dei Thorns: cosa ha significato per te far parte di questo progetto, e cosa pensi abbia contribuito un musicista come Snorre al black metal norvegese?
Sono orgoglioso di aver fatto parte di quel progetto. Mi resi conto del talento di Snorre la prima volta che lo sentii suonare a casa mia. Non ebbi mai il minimo dubbio di trovarmi di fronte a un musicista eccezionale. Era chiaro che fosse qualcuno con cui si voleva lavorare. Snorre ha avuto un'influenza enorme sullo sviluppo del black metal norvegese. Insieme a Euronymous, ha gettato buona parte delle basi musicali su cui molti altri avrebbero poi costruito.
Cosa possiamo aspettarci dai Mortem nel prossimo e nel lontano futuro, incluse eventuali date live?
I Mortem sono ora pronti a suonare dal vivo e magari a fare qualche breve tour. Per quanto riguarda la musica futura, è un po' presto per fare previsioni ora, abbiamo appena pubblicato l'album Mørketid. Godiamoci questo momento per un po'.
Quali sono i vostri generi musicali e le vostre band preferite al di fuori della scena metal?
Ascolto molto più che semplice metal. La musica classica è sempre stata la mia preferita, per la sua raffinatezza strutturale e la sua profondità emotiva. A volte ascolto anche musica elettronica e certe forme di musica folk, e ogni tanto qualche brano pop trova spazio nelle mie playlist. Proprio stasera, mentre scrivo questa intervista, sto ascoltando un brano che mi piace molto, 'Stille vann' di Siri Nilsen. Per i bei testi e la profondità emotiva. La buona musica è meno una questione di genere che di autenticità. Riesco ad ammirare sia Bach che i Bathory per ragioni sorprendentemente simili: entrambi sapevano esattamente cosa volevano esprimere e non hanno mai accettato compromessi.
Infine, che messaggio vorresti mandare ai tuoi fan in Italia, e come li inviteresti ad acquistare la loro copia di Mørketid?
Prima di tutto, vorrei ringraziare tutti quelli che hanno dedicato del tempo a leggere questa intervista, che seguano i Mortem da anni o che ci abbiano appena scoperti. L'Italia è uno dei paesi in cui non abbiamo ancora avuto il piacere di suonare, quindi credo sia arrivato il momento di rimediare. Se siete curiosi di ciò di cui abbiamo parlato, spero che darete un ascolto a Mørketid - o ancora meglio, che ne ordinerete una copia per sostenere la band. Lo apprezzeremmo... Con la ciliegina sulla torta.
https://www.youtube.com/watch?v=qmYCqh75P1U&pp=ygUPbW9ya2V0aWQgbW9ydGVt