Intervista Left To Die (Matt Harvey)
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Intervista Left To Die (Matt Harvey)

Prima dei Death, c'erano i Mantas: tre quindicenni della Florida che, volenti o nolenti, erano pronti a scrivere la storia del death metal. Oggi quel

di Mickey E.vil 17 Luglio 2026 - 09:00
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Prima dei Death, c'erano i Mantas: tre quindicenni della Florida che, volenti o nolenti, erano pronti a scrivere la storia del death metal. Oggi quel capitolo dimenticato torna in vita grazie ai Left To Die: con l'album Initium Mortis, la band non si limita a celebrare un'eredità, ma scava nelle radici stesse del death metal, restituendo dignità a un periodo troppo spesso relegato a semplice curiosità per collezionisti. Abbiamo incontrato Matt Harvey per parlare di demo tape leggendari, del rapporto con la memoria di Chuck e della sottile linea che separa l'omaggio sincero dalla nostalgia fine a se stessa. Ecco cosa ha raccontato ai lettori di TrueMetal.

ENGLISH VERSION

Left To Die è nata come celebrazione live di Leprosy, ma si è ormai evoluta in una vera e propria band discografica con Initium Mortis. Ripensandoci, quando ti sei reso conto che questo progetto era diventato qualcosa di più di un tributo all'eredità dei Death e aveva sviluppato una propria identità?

Fin dall'inizio, non appena è stato annunciato il nostro primo concerto, la gente ci chiedeva se avremmo inciso qualcosa, quindi sapevamo che era un argomento che incuriosiva le persone. In realtà, dopo un paio di tour, quando è diventato chiaro che avevamo una buona alchimia e ci sentivamo davvero una "vera band", è diventata una questione di capire il modo giusto per affrontare la cosa. Sentivamo tutti che scrivere materiale nuovo sarebbe stato piuttosto scoraggiante, perché il peso delle aspettative e il confronto con classici come Leprosy e From Beyond sarebbero stati impossibili da reggere. Mi hanno chiesto della cover dei Gruesome di 'Legion Of Doom', fatta come bonus track per Twisted Prayers, e mi si è accesa una lampadina: c'era un tesoro di materiale d'annata in cui Rick era stato direttamente coinvolto e che nessuno aveva mai davvero ripreso, e mi è sembrata una direzione divertente e credibile per un disco.

Hai raccontato di aver passato molto tempo a scavare tra i vecchi demo e le prove dei Mantas e dei primi Death. Sia come musicista che come compositore, qual è stata la scoperta più sorprendente fatta durante questa ricerca? Ha cambiato in qualche modo la tua percezione della prima evoluzione creativa di Chuck Schuldiner?

Non proprio, perché conoscevo già bene la maggior parte di quei demo. Avevo bootleg di 666esima generazione di un sacco di questo materiale fin dalla metà degli anni '90, e mi sono sempre piaciuti. Ho scoperto un paio di brani che non avevo mai sentito, però - 'Seizure' e 'Rigor Mortis', nessuno dei quali è finito nel disco. E anche senza i demo, il fatto che 'Evil Dead' sia presente su Scream Bloody Gore offre un chiaro collegamento con l'era Mantas. Credo che questo abbia fatto luce sull'evoluzione dello stile di riff di Chuck, perché molti brani come 'Mantas', 'Rise Of Satan' e persino 'Evil Dead' si collocano molto nella tradizione di Show No Mercy / Kill 'Em All / Heavy Metal Maniac / Bathory (l'omonimo), cioè quello stile "extreme metal" delle origini, post-Venom e pre-death metal, mentre i riff di 'Infernal Death', 'Slaughterhouse' e altri sono già chiaramente riconoscibili come riff death metal.

Per molti fan, Scream Bloody Gore rappresenta il vero inizio dei Death, mentre l'era Mantas resta un territorio quasi inesplorato. Qual è stata la sfida più grande nel prendere brani originariamente incisi su demo primitivi e trasformarli in tracce di studio pienamente realizzate, senza perdere lo spirito grezzo che li rendeva così speciali?

Non volevamo pensare troppo ai brani né trasformarli in qualcosa che non erano. Mi sono assicurato di registrare tutti i pezzi in una o due take, aggiungendo solo qua e là qualcosa negli assoli, un po' più vicino al mio approccio. I riff e le strutture sono eseguiti esattamente come nei demo. Sapevo che il materiale avrebbe assunto un'atmosfera diversa perché il mio approccio vocale si basa sulla voce di Chuck, mentre questi brani sono fortemente associati alla voce di Kam - che, sia chiaro, è tra le mie voci preferite in assoluto, sono un grandissimo fan dei Massacre e di Kam Lee. Credo che la chiave sia stata semplicemente non riflettere troppo né strafare con i brani, e divertirsi a suonare un death metal delle origini, grezzo e semplice.

Con i Gruesome hai reso omaggio a diverse fasi della carriera dei Death, mentre con i Left To Die stai rivisitando materiale scritto quando il death metal stesso stava ancora prendendo forma. Dal punto di vista sia vocale che chitarristico, quanto è diverso il tuo approccio nel rievocare il Chuck Schuldiner degli anni Mantas rispetto al Chuck di Leprosy o Spiritual Healing?

Il materiale dei Mantas mi fa sentire davvero libero di lasciarmi andare, ed è molto naturale per me. È un punto d'incontro perfetto tra molte delle mie band preferite, Death, Venom, Possessed, e Hellhammer / Celtic Frost, e non è per niente complicato, quindi è come suonare per divertimento. L'era di Spiritual Healing in poi è un po' più esigente, e ci sono sicuramente parti in cui devi davvero concentrarti per suonarle in modo convincente - o almeno per me è così. Il lato più meticoloso non mi è mai venuto naturale come musicista, quindi devo per così dire uscire da un luogo più fisico e primordiale ed entrare in una dimensione più misurata e deliberata, il che può essere complicato dato che il materiale di Twisted Prayers e Silent Echoes passa spesso da un'atmosfera all'altra più volte all'interno dello stesso brano!

Il contributo di Rick Rozz al primo sound dei Death è stato spesso messo in ombra dai capitoli successivi della storia della band. Lavorare al suo fianco deve averti offerto una prospettiva unica. Collaborare con Rick ti ha rivelato dettagli su quegli anni formativi che nessun documentario, intervista o bootleg avrebbe mai potuto trasmettere?

Non c'è stato nulla di rivelatorio in questo senso, perché la storia dei Death è ormai stata raccontata all'infinito, ma ci sono stati tanti bei aneddoti e storie sulla scrittura dei brani con Chuck e Kam che mi hanno fatto davvero sorridere e ripensare a com'era avere 15 o 16 anni ed essere completamente ossessionati dal voler suonare il metal più pesante e intenso possibile, e che quella fosse l'unica cosa a cui tenevi davvero. Sapere che alcune delle mie canzoni preferite sono state scritte da ragazzini svitati, strafatti di metal e film horror, mi riempie di una gioia e nostalgia genuine. Mettere insieme i primi materiali degli Exhumed non è stato poi così diverso: passavamo l'estate seduti con il nostro piccolo gruppo di amici strani, ad ascoltare la musica più pesante che riuscivamo a trovare e a guardare i film più splatter che riuscivamo a procurarci, cercando poi di riversare tutto questo nella nostra musica, con poca abilità, attrezzatura scadente e tutte le strane ansie tipiche dell'adolescenza - è un insieme di ricordi molto specifico, legato agli anni '80 e '90 e all'ascesa del death metal e della musica più estrema in generale, e c'è qualcosa di magico e agrodolce che risuona davvero dentro di me a livello emotivo e che mi tocca il cuore.

Initium Mortis presenta una produzione calda e organica, fedele allo spirito della metà degli anni '80 senza risultare datata. Quanto è stato importante trovare il giusto equilibrio tra autenticità e standard di registrazione moderni, e quanto tempo avete dedicato a definire quell'identità sonora?

Non volevamo diventare ossessionati dall'attrezzatura analogica né feticizzare certi ampli o cose del genere, volevamo semplicemente ottenere un suono essenziale e diretto, grande e potente, che lasciasse parlare la musica. In realtà non ho passato molto tempo sui timbri - ho usato un Engl Powerball per un lato delle chitarre ritmiche e un Peavey 6505+ per l'altro lato - tenendo conto dell'approccio di Rick al tono: il lato con il 6505+ è un po' più scavato e fa più affidamento sulla manopola dei medi/presenza - lui ha un certo suono a cui punta sempre, che io chiamo il tono "vetro infranto alla Rick Rozz", mentre il mio approccio è più vicino a quello di Chuck - qualcosa più simile a un Marshall potenziato con un Tube Screamer. Semplicemente non ci ho pensato troppo, ho collegato tutto e ho suonato. Abbiamo detto a Matt LaPlant di farlo suonare semplicemente grande e potente, senza preoccuparsi troppo di ripulire le esecuzioni, e credo che il risultato sia venuto piuttosto bene.

Il pubblico odierno del death metal comprende più generazioni, e molti fan più giovani non hanno mai vissuto la cultura del tape-trading che ha contribuito a diffondere quelle prime registrazioni in tutto il mondo. Consideri Initium Mortis come un modo per preservare un pezzo importante della storia dell'extreme metal, introducendo al tempo stesso quel capitolo dimenticato a un nuovo pubblico?

Speriamo che sia proprio questo il risultato del disco. Moltissimi fan dei Death non hanno mai sentito la maggior parte di questi brani, e credo che rappresentino uno spunto interessante sull'evoluzione non solo dei Death e dei Mantas, ma del genere death metal nel suo complesso.

Chuck Schuldiner era noto per guardare sempre avanti piuttosto che indietro. Se potesse in qualche modo ascoltare Initium Mortis oggi, quale pensi sarebbe la sua reazione? Apprezzerebbe questi brani come un importante documento storico, oppure li considererebbe ancora semplici tappe del suo percorso musicale?

È difficile dirlo, perché la prospettiva delle persone cambia nel tempo, e Chuck è morto davvero troppo giovane. So che io stesso oggi sono molto più nostalgico di quanto lo fossi all'inizio dei miei trent'anni, quindi chissà come la penserebbe lui se fosse vissuto altri vent'anni. Posso dire che il primo materiale dei Death mi sembra più collaborativo rispetto ai dischi successivi, dove la visione di Chuck è chiaramente al centro e ci sono musicisti straordinari che lavorano attorno a quella visione per portarla avanti. Sono sicuro che riderebbe di certi testi satanici e splatter, come faccio anch'io, e penso che potrebbe persino un po' vergognarsi di quanto fossero grezzi certi passaggi, ma spero che possa sorridere e conservare bei ricordi di quando incideva questi pezzi nel garage dei suoi genitori ad Altamonte Springs.

I progetti che celebrano band leggendarie a volte rischiano di camminare su un filo sottile tra omaggio sincero e semplice nostalgia. Left To Die sembra invece guidata da una passione autentica più che da mera celebrazione. Quanto sei stato consapevole nel mantenere questo equilibrio, sapendo quanto i fan dei Death siano competenti e protettivi nei confronti dell'eredità della band?

Amo questi brani e ho voluto proporli nel modo in cui avrei voluto ascoltarli da fan, e ovviamente questo è altamente soggettivo. So quanto le persone siano appassionate riguardo ai Death, e condivido questo sentimento, quindi apprezzo anche i commenti negativi su YouTube o altrove, semplicemente perché nascono da un luogo di reale interesse per questo materiale e dal desiderio di proteggere l'eredità di Chuck in sua assenza. Sono sentimenti positivi che nascono da un posto davvero importante, quindi li apprezzo molto. Naturalmente spero sempre che il 100% delle persone apprezzi quello che facciamo, ma non è realistico. Provo molto affetto e rispetto per questo materiale, e per quanto mi diverta un mondo a urlare a squarciagola e a ringhiare "sono il guardiano del caos e dell'inferno", tengo questo repertorio in altissima considerazione e ho cercato di onorarlo nel migliore dei modi che conosco.

Ora che Initium Mortis ha riportato in vita questi brani a lungo dimenticati, dove vedi dirigersi i Left To Die da qui in avanti? C'è ancora altro materiale nascosto negli archivi dei Mantas e dei primi Death da esplorare, oppure riesci a immaginare che questa formazione arrivi un giorno a scrivere musica completamente originale insieme?

Non abbiamo mai avuto un piano oltre a fare qualche concerto, quindi pensare ai "prossimi passi" o cose simili risulta molto forzato. Prendiamo le cose come vengono e facciamo ciò che ha senso in ogni situazione, ciò che ci sembra sincero e divertente. È più o meno tutta la pianificazione che abbiamo mai dedicato alla nostra carriera, e penso che funzioni meglio così. Se dovessimo trovare materiale in cui crediamo davvero, magari lo incideremo, oppure se un giorno avessi una gran voglia di reincidere 'Reign Of Terror' o 'Skill To Kill', magari lo faremo. Chissà. Per ora siamo semplicemente felicissimi di aver pubblicato il disco e di portare brani come 'Slaughterhouse' a un pubblico più ampio, oltre che di suonarli dal vivo.

Infine, Matt, che messaggio vorresti mandare alla comunità metal italiana e a tutti quelli che scopriranno i Left to Die attraverso Initium Mortis? Qualche parola o saluto finale per i tuoi fan italiani, attuali e futuri?

Vorrei solo dire grazie per aver dato una possibilità alla band e per averci accompagnato in questo viaggio attraverso i giorni più sporchi e grezzi dei primi Death e del death metal. Chuck vive!!

https://youtu.be/z6GotdZxoQ4?si=i2JW4HwnXSyNfg5V

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