Intervista Kindred North (Andi Kravljaca e Andreas Nergård)
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Intervista Kindred North (Andi Kravljaca e Andreas Nergård)

Kindred North: l’AOR scandinavo secondo Andi Kravljaca e Andreas Nergård. Dopo oltre quindici anni di collaborazione nell’universo Nergard, Andi Kravljaca

di Fabio Vellata 31 Agosto 2026 - 10:00
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Kindred North: l’AOR scandinavo secondo Andi Kravljaca e Andreas Nergård.

Dopo oltre quindici anni di collaborazione nell’universo Nergard, Andi Kravljaca e Andreas Nergård hanno scelto di dare una forma autonoma alla loro intesa artistica. Nasce così Kindred North, progetto votato all’AOR e al melodic rock più ispirato, ma interpretato con sensibilità contemporanea, produzione moderna e una dichiarata distanza da qualsiasi sterile nostalgia anni Ottanta.

Pubblicato da Pride & Joy Music, l’album d’esordio omonimo mette al centro grandi melodie, chitarre scintillanti, tastiere avvolgenti e ritornelli concepiti per restare impressi, trovando un naturale punto d’incontro tra l’eredità di Europe, Dokken e Winger e la personalità di due musicisti che parlano da tempo la stessa lingua. Abbiamo raggiunto Andi e Andreas per farci raccontare la nascita di Kindred North, le radici del progetto e le prospettive future.

Intervista a cura di Fabio Vellata

Ciao Andi, ciao Andreas, sono Fabio Vellata di Truemetal.it. È un piacere avervi con noi in occasione dell’uscita di Kindred North, il vostro album di debutto, pubblicato qualche giorno fa da Pride & Joy Music. Benvenuti e grazie mille per aver trovato il tempo di parlare con noi!

Andi: Il piacere è nostro! È davvero bello parlare con i media rock e metal italiani: voi mantenete davvero viva la fiamma!

Dopo oltre quindici anni di collaborazione nell’universo Nergard, quale esigenza creativa vi ha portati a dare alla vostra partnership un nome e un’identità propri attraverso Kindred North?

Andi: Credo sia stato qualcosa che è cresciuto nel tempo, man mano che ci rendevamo conto di essere cresciuti ascoltando le stesse band. Io avevo già composto musica in stile AOR e Andreas mi chiese se secondo me fosse una buona idea realizzare un disco separato dai Nergard. Quel progetto è più sinfonico e operistico, i testi sono più concettuali e l’atmosfera piuttosto cupa e seria. Questo era un modo per scrivere canzoni d’amore con accordi luminosi, ma senza rinunciare alla spinta.

Il nome “Kindred North” richiama sia il vostro legame artistico sia le vostre radici scandinave: quanto conta questo comune retroterra culturale nel modo in cui scrivete melodie, costruite atmosfere e immaginate il suono della band?

Andi: Penso che i popoli nordici abbiano una malinconia innata e che, musicalmente, ci siano sostanzialmente due modi per affrontarla. Uno è assecondarla: ed è da lì che arrivano black metal, doom metal e artisti come Entombed e Opeth. L’altro consiste nel reagire in modo diametralmente opposto, scrivendo musica idealista e, in sostanza, felice: è ciò in cui band come gli Europe hanno eccelso. Credo che entrambi portiamo dentro abbastanza oscurità nordica da scrivere musica capace di tirarci su!

Andreas: Avevamo già scritto un brano orientato all’AOR per i Nergard, nel lontano 2016: si intitolava “One Of These Days”. Sapevo quindi che avremmo potuto essere una solida coppia compositiva anche in quel genere. Ho sempre pensato che sarebbe stato interessante realizzare un album interamente dedicato all’AOR e al melodic rock, e finalmente ci siamo riusciti, dieci anni dopo.

Andreas, sei conosciuto come polistrumentista e songwriter; Andi, oltre alla voce, qui ti occupi sia delle chitarre ritmiche sia delle soliste. Come avete definito concretamente i vostri ruoli, evitando sovrapposizioni e trasformando le vostre differenze in un punto di forza?

Andreas: È successo in maniera del tutto naturale. La batteria è sempre stata il mio strumento principale, ma in ogni uscita dei Nergard mi sono occupato anche di tastiere e basso. Quando scrivo le canzoni, realizzo demo con tastiere, batteria e basso prima di inviarle ad Andi, e abbiamo semplicemente mantenuto la stessa formula anche per le versioni finali. Andi è inoltre uno straordinario tastierista, quindi avrebbe potuto tranquillamente occuparsi anche di quello.

Andi: Si è evoluto tutto con il tempo. Per quanto mi riguarda, l’unica certezza era che volessi suonare la chitarra, perché è così che mi vedo prima di tutto. Inizialmente non volevo nemmeno cantare in questo progetto, ma alla fine abbiamo deciso che avremmo suonato tutti gli strumenti noi due. Abbiamo quindi seguito le nostre competenze: Andreas è un batterista eccezionale, un orchestratore di livello mondiale alle tastiere e suona molto bene anche il basso; io mi sono occupato di chitarre e voce.

L’album attinge alla grande tradizione AOR e melodic rock, ma viene presentato con una produzione raffinata e contemporanea. Qual è stato il vostro principio guida per evitare che diventasse un semplice esercizio di nostalgia anni Ottanta?

Andi: Fin dall’inizio avevamo un’idea precisa: non doveva essere una parodia. Non volevamo fare qualcosa di divertente o ironico, ma di sincero. Quindi niente hair band, niente parrucche, niente testi autoironici o autoreferenziali, niente Lamborghini Countach. È musica degli anni Ottanta, ma non parla degli anni Ottanta. Ho sempre pensato che le band che ascoltavamo non ci chiedessero di imitarle o di prenderle in giro: ci chiedevano di rispondere.

Winger, Dokken ed Europe sono stati citati fra le vostre principali influenze. Quali album specifici di queste band sentite più vicini e quali insegnamenti o ispirazioni avete tratto da essi nel delineare il suono di Kindred North?

Andi: Out Of This World degli Europe è la mia Bibbia per quanto riguarda il modo di suonare la chitarra: elegante, bellissimo e senza chiedere scusa per la propria perizia. È ancora il mio album più ascoltato su Spotify, anno dopo anno. Per i Winger direi l’omonimo esordio: le prime tre tracce sono una delle sequenze di apertura più forti mai sentite su un disco. Reb Beach mi ha letteralmente sconvolto con il suo modo di suonare quando stavo imparando la chitarra. Quanto ai Dokken, si può scegliere qualsiasi album fra i loro primi quattro. Nessuno scrive canzoni sulle rotture sentimentali come Don Dokken… tranne Andreas Nergård!

Andreas: Out Of This World è un album stellare sotto ogni aspetto. Tengo in grande considerazione anche il successivo Prisoners In Paradise: il songwriting è straordinario e il suono complessivo è eccellente in entrambi i lavori. Dei Winger ho sempre avuto un debole per il secondo album, In The Heart Of The Young: è il disco in cui riescono a combinare le hit con il materiale più progressivo. Un lavoro davvero interessante. Inoltre, Rod Morgenstein dei Winger è sempre stato per me una grandissima fonte d’ispirazione come batterista. Per quanto riguarda i Dokken, Back For The Attack del 1987 è senza dubbio il mio preferito.

“Natural High” è stato il primo biglietto da visita del progetto. Quali caratteristiche del brano lo rendevano la scelta più adatta per presentare Kindred North al pubblico?

Andi: In un certo senso contiene tutta la ricetta! In tre minuti e mezzo mostra ciò che la band sarà. Ci saranno sintetizzatori. Scriveremo testi d’amore. Ci sarà un ritornello enorme. Ci saranno assoli virtuosistici. Se questa formula vi piace, allora ho ottime notizie per voi! Venite con noi.

Con titoli come “A Guiding Heart”, “Walk Through The Fire”, “Divine” e “It’s Hard To Say Goodbye”, quali temi o stati emotivi ricorrono maggiormente nei testi? E in che modo avete cercato di far dialogare parole e arrangiamenti?

Andi: È un album di canzoni d’amore, in un modo o nell’altro. Naturalmente è appropriato per gli anni Ottanta, ma è stata anche una scelta molto consapevole, tornando ancora una volta a ciò che Kindred North non è. Niente testi sulla politica, sulla storia militare, sull’high fantasy o sulla fantascienza più intellettuale. È tutto molto concreto, legato a esperienze che condividiamo tutti. E c’è speranza! Si parla di cuori spezzati, certo, ma sempre di ciò che accade dopo. “Learn To Love Again”, come recita il titolo di una delle canzoni.

L’album è stato realizzato tra Svezia e Norvegia, con le sessioni vocali curate da Daniel Flores. In quale momento il coinvolgimento di questo team più ampio ha modificato o perfezionato la vostra visione originaria dei brani?

Andi: Sia Daniel, che ha curato l’ingegneria vocale, sia Simone Mularoni, responsabile di mix e mastering, hanno lasciato certamente il loro segno sul risultato finale, e ne siamo entrambi molto grati. Daniel ha una grande esperienza nella musica AOR, grazie anche al molto lavoro svolto per Frontiers, quindi durante le registrazioni sono stato davvero ricettivo e aperto ai suoi suggerimenti. Credo che questo abbia migliorato le parti vocali. Simone, invece, ha dato al disco un suono moderno, e questo era fondamentale perché, come dicevo prima, non vogliamo essere una band “retro”. Siamo una band del 2026, ma rendiamo omaggio ai nostri eroi nel modo in cui facciamo musica.

Andi, le tue precedenti esperienze con Seventh Wonder, Hydra, Find Me e Thaurorod attraversano territori musicali molto diversi. Che cosa hai portato da quei percorsi in Kindred North e, al contrario, quali aspetti vocali o chitarristici hai sentito l’esigenza di esplorare qui in modo nuovo?

Andi: A mio parere è estremamente importante cambiare generi, progetti, conoscere persone nuove, nuove menti e nuove abitudini. Ogni volta che lo fai cresci enormemente come musicista. Aver suonato power metal, progressive metal, symphonic metal, AOR e molti altri generi nel corso degli anni mi ha insegnato che cosa questi stili abbiano in comune e quali siano le qualità che dovrebbe avere un buon chitarrista e cantante. L’aspetto nuovo è stato mettere tutto insieme e inventare uno stile per questa band, cosa più difficile di quanto sembri!

Andreas, il progetto Nergard è stato spesso costruito attorno a collaborazioni con musicisti diversi. Lavorare stabilmente in duo con Andi ha cambiato il tuo approccio al songwriting rispetto a un contesto più aperto e collettivo?

Andreas: Con Nergard le decisioni creative sono state più o meno sempre nelle mie mani. Per una manciata di brani ho avuto altri songwriter coinvolti nei testi e nelle melodie vocali, ma a parte questo mi sono occupato personalmente della composizione. Con Kindred North è tutta un’altra cosa. Io ho posto le fondamenta di una canzone e poi entrambi abbiamo lasciato il nostro segno. Non sento il bisogno di controllare nulla. Andi e io parliamo la stessa lingua musicale: una cosa che non avevo mai sperimentato con nessun altro.

L’album trasmette l’idea di una partnership fondata sulla fiducia reciproca. Potete condividere un esempio concreto, magari legato a una canzone o a un dettaglio di arrangiamento, in cui uno di voi ha convinto l’altro a seguire una direzione inizialmente non prevista?

Andi: Come ho già detto, il mio piano iniziale non era quello di cantare! Dopo la fine degli Aeon Zen nel 2021, avevo deciso di smettere di cantare per concentrarmi esclusivamente sulla chitarra. È stato Andreas, sostanzialmente, a convincermi a tornare dietro al microfono, con canzoni scritte per ciò che sapeva della mia voce dopo oltre un decennio di lavoro insieme. E grazie a questo oggi canto ancora!

Andreas: Andi possiede, a mio avviso, una delle migliori voci del melodic rock. Sarebbe stato un peccato se non avesse continuato a cantare. Non riuscivo a immaginare nessun altro alla voce di queste canzoni.

Kindred North nasce come progetto profondamente legato allo studio, eppure queste canzoni sembrano possedere un notevole potenziale dal vivo. Avete già immaginato come portare questa identità sul palco? E quale potrebbe essere il prossimo passo dopo l’uscita dell’album?

Andi: È davvero troppo presto per dirlo. Oggi suonare dal vivo è più difficile che mai. Il pubblico non è mai davvero tornato ai livelli precedenti al Covid, i prezzi dei biglietti — sui quali noi band abbiamo pochissima influenza — sono alti, e si vedono anche artisti affermati cancellare concerti o interi tour. I Roxette, per esempio, hanno recentemente annullato il loro intero tour statunitense per via delle vendite dei biglietti, ed è una cosa sconvolgente. Come band nuova, senza un pubblico già consolidato, dobbiamo prima capire come rendere tutto realistico. E raccogliere lentamente fan suonando nei pub locali non è davvero un’opzione, quando siamo due musicisti che dovrebbero assumere il 60% della band. Dobbiamo quindi valutare quali opportunità e possibilità esistano, ed essere pronti ad agire rapidamente quando se ne presenterà una.

Grazie ancora per il vostro tempo e per la disponibilità. Vi auguro sinceramente il meglio per questa nuova avventura: Kindred North ha tutte le carte in regola per diventare una delle più belle sorprese melodic dell’anno. In bocca al lupo e, chissà, speriamo di vedervi presto dal vivo. Magari da qualche parte vicino all’Italia!

Andi: Grazie mille, e come dicevo all’inizio: continuate a tenere viva la fiamma e grazie per mantenere il rock vivo nella cara vecchia Italia!

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