Con Fire and Ice, Issa torna a muoversi nel territorio che le è più congeniale: quello dell’hard rock melodico moderno, fatto di ritornelli immediati, slancio AOR e interpretazioni vocali capaci di coniugare energia e sensibilità. In occasione dell’uscita dell’album, abbiamo ritrovato la cantante norvegese per approfondire le dinamiche che hanno condotto alla realizzazione di questo nuovo capitolo discografico.

Intervista a cura di Fabio Vellata
Ciao Issa, è davvero un piacere riaverti con noi. Dalla nostra prima conversazione, avvenuta qualche anno fa, sembra che tu sia entrata in una fase artistica differente: quanto è cambiato il tuo modo di percepirti come artista e in che modo Fire and Ice lo esprime meglio di qualsiasi dichiarazione d’intenti?
Ciao, e grazie per avermi nuovamente ospitata! Da fuori forse può sembrare che ci sia stato un cambiamento di stile, ma per me c’è sempre stato un filo conduttore che attraversa tutti i miei album. Per molti versi Fire and Ice mi ricorda sia alcuni dei miei dischi iniziali sia quelli più recenti. Credo che la presenza di Tom e James come autori nel corso degli anni abbia contribuito molto a mantenere questa coerenza.
Quando un album esce per Frontiers, c’è sempre il rischio di essere collocati entro coordinate molto precise. In questo caso, quale scelta avete fatto per evitare il già sentito senza perdere immediatezza e riconoscibilità?
Per me si tratta semplicemente di restare fedele a me stessa e a ciò che mi piace. Oggi l’aspetto più importante è fare buona musica e godersi il percorso. Mi sento incredibilmente fortunata ad avere alle spalle una carriera così lunga e a lavorare con un’etichetta che mi sostiene e che, nel tempo, è cresciuta insieme a me. Alla fine facciamo rock: una certa prevedibilità ci sarà sempre.
Quale brano dell’album ti ha dato più filo da torcere proprio perché, sulla carta, sembrava funzionare fin troppo bene ma poi ha richiesto un lavoro più approfondito in studio?
C’è una sorta di schema ricorrente quando registriamo i miei album: Tom e James scrivono le canzoni e, ora che sono molto impegnata, io arrivo verso la fine per metterci il mio timbro personale. So che alcuni pezzi hanno richiesto più tempo in fase di produzione, perché è più difficile collocarli nel giusto contesto sonoro, ma per il resto procede tutto abbastanza liscio. Almeno per quanto riguarda me!
Se dovessi spiegare a un ascoltatore distratto perché questo disco non è semplicemente “un altro buon album di melodic rock”, quale canzone, dettaglio di arrangiamento, melodia o interpretazione vocale indicheresti come prova?
Beh, naturalmente direi tutti i brani! Scherzi a parte, ce ne sono stati alcuni più impegnativi per me perché collocati in un registro più basso, e “Call of Love” è uno di questi. A volte le canzoni apparentemente più facili sono le più difficili da interpretare. Però, se dovessi sceglierne una per rappresentare il disco, direi “Running from the Night”: ha cori enormi, da cantare tutti insieme, e possiede davvero qualcosa di speciale.
Come ogni artista cerchi di lasciare un segno tangibile della tua arte. Quando capisci che una melodia porta davvero la tua firma e non è soltanto una linea vocale tecnicamente corretta ma anonima?
Metto sempre tutta me stessa in ogni canzone. Da questo punto di vista, sono felice che Tom e James non siano cantanti, perché mi lasciano una tela bianca sulla quale lavorare. In genere canto seguendo ciò che sento, e credo che questo non possa mai essere davvero sbagliato.
Hai mai percepito che, per risultare davvero convincente, una voce debba anche sapere trattenersi? Su Fire and Ice cercavi soprattutto potenza oppure sfumature più sottili?
Assolutamente sì, non si può andare sempre al massimo: sarebbe troppo per chiunque. Ogni canzone deve avere il proprio climax; se non ti trattieni in alcuni passaggi, poi le parti più potenti non avranno lo stesso effetto.
Tra l’idea di un album “caldo” e quella di una produzione più “fredda”, quale dei due aspetti avete dovuto correggere maggiormente in fase di registrazione per arrivare al giusto equilibrio?
Credo che puntassimo a un buon bilanciamento tra i brani hard rock più veloci e quelli maggiormente basati sui sintetizzatori. Tom si ritrovava spesso a scrivere i pezzi più tirati, mentre James tendeva a utilizzare maggiormente le tastiere e le sonorità synth.
Guardando al percorso che ti ha formata come interprete, esiste un filo che lega l’Issa di oggi a quella che abbiamo incontrato nella precedente intervista, oppure senti di aver cambiato pelle in modo più radicale?
Sono semplicemente me stessa, direi, ma sì: il tempo ti cambia. Avere una famiglia e due figli ha certamente modificato il mio modo di guardare alle cose. Oggi mi sento più rilassata, più sicura di me e più a mio agio sia con la persona che sono sia con la musica che faccio. Oserei dire che è emersa una versione più adulta di me
Il genere che proponi è da sempre piuttosto accessibile e di facile ascolto. Come riesci a bilanciare la fedeltà alla tua visione artistica con le esigenze commerciali o con le tendenze nella scrittura di canzoni e testi?
Tom e James sono i veri maestri quando si parla di testi. So che James tiene sempre da parte titoli interessanti e poi prova a costruirci intorno le liriche, per vedere dove lo portano. Le canzoni devono restare impresse, quindi avere qualcosa di memorabile e accattivante è sempre un aspetto positivo.

Sei sicuramente una delle cantanti più abili attualmente attive nel rock melodico. In una scena piena di voci tecnicamente impeccabili, cosa separa secondo te un interprete capace di emozionare davvero da una che si limita a impressionare?
Le produzioni di oggi sono spesso sature di correzioni d’intonazione e di tecnologie capaci di rendere tutto perfetto: è difficile sapere con certezza se una persona sappia davvero cantare oppure no. Anche quando guardo video “live take”, registrati apparentemente in una sola ripresa, o cover di brani che conosco bene, so che dietro c’è stato un lavoro enorme. Oggi è quasi impossibile giudicare un cantante soltanto da un disco: bisogna vederlo dal vivo. Detto questo, una voce che riesce a trasmettere convinzione fa sempre la differenza, ed è qualcosa che l’editing o l’intonazione artificiale non possono creare fino in fondo.
Ti capita di interloquire con i fan? Hai mai ricevuto un messaggio o un riscontro da un fan che ti ha colpita particolarmente?
Credo di avere i migliori fan del mondo, quindi per me ogni messaggio è molto significativo. Una volta ho ricevuto un’e-mail da una persona che mi diceva che la mia musica le aveva impedito di agire spinta dalle proprie emozioni, in un momento molto difficile. È stata una cosa davvero profonda.
E quindi se potessi lasciare agli ascoltatori un solo messaggio preciso, quale brano dell’album vorresti che affrontassero con maggiore attenzione per coglierne pienamente il carattere?
“Waiting Game”....sicuramente.... è un pezzo micidiale!
Parlavi di mail e contatti tramite il web...personalmente come giudichi il ruolo dei social media e di piattaforme come TikTok nella scoperta e nella promozione della nuova musica?
È davvero incredibile. Non sono la persona più attiva sui social, anche se so che dovrei esserlo di più, ma per gli artisti sono strumenti eccezionali: permettono di raggiungere direttamente il pubblico. Quando ho iniziato, nel 2010, tutto questo non esisteva affatto. Ho visto il mondo e l’industria musicale cambiare enormemente nel corso degli anni: forse in meglio, forse in peggio.
Grazie Issa, è stato davvero un piacere ritrovarti. Ti auguro il meglio per Fire and Ice, in uscita il 28 agosto per Frontiers, e spero che questo nuovo capitolo possa raggiungere tutti gli ascoltatori che merita.
Grazie a te! In bocca al lupo per tutto e ci vediamo alla prossima!
https://www.youtube.com/watch?v=TcqF_GhWuVA&t=1s
Discografia Issa:
2010 - Issa - Sign of Angels
2011 - Issa - The Storm
2012 - Issa - Can’t Stop
2015 - Issa - Crossfire
2018 - Issa - Run With The Pack
2021 - Issa - Queen of Broken Hearts
2023 - Issa - Lights of Japan
2024 - Issa - Another World
2026 - Issa - Fire and Ice