Ciao ragazzi e benvenuti su Truemetal.it. Sul nostro sito siete apparsi in maniera perlopiù fugace, principalmente negli annunci di qualche concerto in giro per l’Italia. Rimediamo a questa mancanza con questo articolo e iniziamo dal primo, consueto passo: come, quando, dove e perché sono nati Gli Alberi?
Grazie del benvenuto e di questa chiacchierata! Gli Alberi nascono a Torino, nel 2012. Della formazione originale siamo rimasti in tre (Arianna Prette, Matteo Candeliere e Davide Quinto), a cui oggi si aggiungono Giovanni Bersani e Marcel Alisio.
Il nucleo originale arriva da varie realtà Metal del torinese, e la band nasce proprio dalla volontà di esplorare altre sonorità (Post Rock in primis) rispetto al genere che suonavamo allora.
Il nome del Vostro gruppo è molto semplice e allo stesso tempo di forte impatto. Come siete arrivati a capire che Gli Alberi sarebbe stato il moniker giusto per la Vostra proposta musicale?
Grazie, siamo felici che il nome suoni così. Volevamo un nome semplice e che al tempo stesso esprimesse un'idea che, in fondo, ci accompagna in tutti i nostri lavori: la connessione dell'uomo con la natura, e l'importanza di rispettarla.

Siamo qui riuniti oggi per ricordare a tutti i Lettori che il 15 maggio è uscito il vostro terzo album, “Maturafine”, sotto l’egida della Masked Dead Records. Maneggiando la copia fisica di “Maturafine” salta subito all’occhio la preponderanza del tema della sabbia. La sabbia viene evocata dai testi e dai titoli di alcune canzoni come “Il Quarto Vuoto”, vale a dire il nome tradotto in italiano del deserto arabico Rub’ al-Khali, o “Mare Tranquillitatis”, brano ispirato dall’oceano di sassi lunare obiettivo del primo allunaggio compiuto dall’uomo nel 1969. Cosa rappresenta la sabbia per Gli Alberi, e in che modo la centralità di questo tema si lega alla scelta del titolo “Maturafine”?
Dopo “Reinhold”, il nostro disco precedente, abbiamo deciso di puntare ancora una volta su un concept album. “Maturafine” è appunto un disco che parla di deserti, dal punto di vista geografico e non solo. Il deserto può essere un luogo di morte e desolazione, ma è anche un ecosistema che accoglie forme di vita, umane e non. Nei millenni è poi stato un luogo di tentazioni e perdizioni, ma anche di preghiera e di affascinanti esplorazioni. La sabbia ci è sembrata da subito l'immagine perfetta per raccontare tutto questo: può coprire intere città così come creare paesaggi meravigliosi.

Il vostro stile musicale raccoglie influenze Blackgaze, Doom e Post-Rock. Si percepiscono echi dal Rock italiano anni ’70, oltre a suoni di sintetizzatori che in un paio di occasioni ricordano i lavori degli Air di fine anni ’90, uno su tutti “Moon Safari” del 1998…come se si approdasse sul Mare Tranquillitatis lunare partendo dalla Francia, stessa patria degli Alcest. Quali band e/o sottogeneri musicali potreste aggiungere all’elenco delle Vostre principali fonti di ispirazione?
Come hai giustamente detto, abbiamo tantissime influenze e ci piace farci ispirare da tutto ciò che ascoltiamo. Ai riferimenti che hai già elencato aggiungeremmo sicuramente gli Ulver (anche solo per il loro eclettismo sonoro), le colonne sonore, la musica classica (con Stravinskij in testa). Per restare in Italia da citare anche i dischi più sperimentali di Battiato o, tornando ai giorni nostri, quelli di Iosonouncane.
Il testo della prima canzone, "Q", si apre e si chiude con le parole havel havalim. Si tratta di un'espressione ebraica, solitamente conosciuta nella sua versione latina vanitas vanitatum e resa in italiano con la locuzione vanità delle vanità. Troviamo questa espressione nella Bibbia, in apertura e in chiusura del Libro del Qoelet, o Ecclesiaste. Il testo di "Q", non a caso, cita e rielabora il capitolo 3 dell'Ecclesiaste introducendo il tema del tempo, come già fecero gli Iron Maiden con il brano "The Clairvoyant" una quarantina di anni fa. Cosa vi ha spinto a scegliere il Qoelet per l'incipit del Vostro disco?
Che domanda interessante, grazie! Il Qoelet in qualche modo riassume in pieno il messaggio che volevamo dare con “Maturafine”: l'importanza della nostra civiltà andrebbe ridimensionata, dato che siamo tutti (citiamo) 'diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere'.
Inoltre “Q” è la prima canzone che abbiamo scritto per il disco, e visto che parte con un fill di batteria ci sembrava un ottimo modo per presentare il nostro batterista Marcel Alisio, che con questo album fa ufficialmente il suo ingresso nella band.
https://www.youtube.com/watch?v=tXPlvKp-s_g
Chi sono i nomadi grigi, protagonisti della settima traccia di “Maturafine”?
I nomadi grigi per noi sono i nomadi del deserto – di ogni deserto possibile e impossibile: quindi i leggendari Tuareg, ma anche i Fremen di Arrakis, il pianeta-deserto di “Dune”.
Tra l'altro vogliamo segnalare che questa canzone è stata cantata dal nostro amico Mattia Macrì (in arte Magrìtte), che ha anche scritto il testo.
Nel brano “Sui Relitti” si parla degli scheletri delle navi arenate nel Lago d’Aral, bacino d’acqua salata ormai scomparso e simbolo dei disastri ambientali causati dallo sfruttamento umano delle risorse del pianeta. “Mare Tranqullitatis”, come si è detto in precedenza, è un oceano di sassi. Il testo della traccia recitata “La Sabbia Coprirà Ogni Cosa”, che sembra essere stato scritto a pochi passi dalla riva del mare della Liguria, evoca lacrime e acqua inquinata che lasceremo in eredità ai nostri figli. L’acqua, nel Vostro disco, se non evapora assume contorni negativi: che significato attribuite a questo elemento in “Maturafine”?
Nell'immaginario l'acqua è il contrario del deserto, quasi ne fosse la negazione. Ma esplorando il concetto, ci siamo resi conto che anche i mari possono essere interpretati come luoghi inospitali, impervi. Come teatri di morte. Spesso, nella scrittura dei testi, ci siamo imbattuti in questa dualità: ad esempio nella canzone “El Camino” raccontiamo due storie di migrazioni parallele: una attraverso il deserto di Sonora (quello che separa Messico e USA), l'altra attraverso il Mediterraneo.
Parliamo dei progetti nel prossimo futuro, nella speranza che la promozione di “Maturafine” preveda qualche appuntamento live in giro per la nostra penisola. Avete qualche concerto in programma nei prossimi mesi di cui potete già anticipare qualcosa?
Ma certo! seguiranno alcuni live di cui non abbiamo dato ancora annuncio, ma a breve sveleremo un po’ di dettagli.
Possiamo anticipare che tra i live confermati ce n’è uno nella nostra Torino (allo Ziggy Club) e poi prenderemo parte a un festival ad Erba (al Centrale Rock Pub).
https://www.youtube.com/watch?v=kEnFGf9h3I8
Questa piacevole chiacchierata finisce qui. Oltre a ringraziarvi per il tempo prezioso che ci avete dedicato lascio a Voi l’ultimo spazio vuoto della pagina, per mandare un saluto o un messaggio ai Vostri fan presenti e futuri. A presto!
Grazie a voi. Per noi è sempre un piacere parlare del nostro lavoro, soprattutto con domande così interessanti.
A chi ci legge consigliamo di ascoltare “Maturafine”, e magari scriverci per dirci la vostra!
https://www.facebook.com/glialberitorino
https://www.instagram.com/glialberiband
https://glialberi.bandcamp.com
