
"Ogni scelta, a partire dai suoni di chitarra e dall’accordatura fino al concept, è il frutto di un preciso studio e di un processo di maturità collettivo"
(Asmodevs D.D.)
Sono passati ben 13 anni dal vostro precedente full-length, “Ov Tentacles and Spirals”. Come mai siete rimasti silenti sulla lunga distanza così a lungo e cosa avete fatto, sia a livello musicale sia personale, in questo enorme arco di tempo?
A.D.D.: A volte il silenzio fa molto più fragore delle mere parole! Per svariati motivi, decidemmo di fermarci, di metterci temporaneamente in pausa, indefinitamente. Fu un periodo controverso, sia dal punto di vista personale sia artistico. Molto probabilmente sentivamo di aver esaurito le energie, di non avere più nulla di importante da comunicare. Credo che queste siano le vere ragioni. Da lì in poi fu silenzio.
Durante questi anni avete adottato una strategia singolare, pubblicando quasi in sordina un singolo all’anno prima di sganciare la bomba “Kenòs”. Come è nata l’idea di questo rilascio centellinato e quanto è stato difficile mantenere il segreto sul vostro effettivo ritorno?
A.D.D.: Sinceramente, non ci fu una strategia, un piano o un particolare modus operandi. Scegliemmo di rilasciare indipendentemente la nostra musica nel momento in cui lo ritenevamo giusto! Siamo sempre stati spinti dal desiderio di creare arte. Il metal è arte e lo volevamo a modo nostro, senza scadenze, imposizioni, diktat e mode varie ed eventuali da dover seguire. Eravamo ritornati già nel 2019 e cercavamo l’occasione giusta. Poi la pandemia cambiò il mondo, le abitudini e le persone. Non fu facile, ma ritornammo, a modo nostro!
I membri degli Azrath-11 portano in dote un bagaglio di esperienze mostruoso, con passati o presenti in band del calibro di Ancient, Naer Mataron, Lost Soul, Melechesh e molte altre. In che modo siete riusciti a mantenere stabile la vostra line-up e a far convergere tutti questi background così forti in un unico grande lavoro di squadra?
A.D.D.: Ognuno di noi ha collaborato e continua a collaborare occasionalmente con altri artisti. C’è da dire che non sempre le cose vanno come si spera. Non tutte le persone sono inclini ad accettare questa “dispersione/condivisione” e spesso queste ultime decidono di intraprendere altre carriere al di fuori della musica. Ciò che ha tenuto saldo il nucleo degli Azrath-11 è la pura e semplice passione, niente di più. Ognuno di noi era ben conscio che la nostra band fosse l’unico comune denominatore che accomunava i nostri spiriti, l’unica frequenza comunicativa che incanalava il mana che sprigionavamo attraverso l’entità. Quell’indissolubile legame ha mantenuto viva la creatura Azrath-11 per tutto questo tempo!

“Kenòs” suona incredibilmente coeso, quasi come se fosse il frutto di una band con quindici dischi alle spalle. Come si è svolto il processo di composizione e arrangiamento in studio per riuscire a raggiungere una tale maturità e fluidità collettiva?
A.D.D.: Credo che “Kenòs” suoni coeso perché abbiamo la medesima line-up da molto tempo, ormai, e perché in quasi vent’anni di storia siamo riusciti a costruire un’identità sonora e concettuale non derivativa. Ogni scelta, a partire dai suoni di chitarra e dall’accordatura fino al concept, è il frutto di un preciso studio e di un processo di maturità collettivo che ci ha portati a essere una band con un’identità peculiare. L’esperienza dei singoli, poi, ha contribuito a un notevole arricchimento del sound stesso, sia sotto il profilo espressivo sia per quanto riguarda le influenze.
Dal punto di vista lirico e concettuale, di cosa parla “Kenòs”? Esiste un filo conduttore che unisce la ferocia di questo cosmic death metal alla natura profonda e disturbante del titolo?
A.D.D.: “Kenòs” non sarebbe mai dovuto esistere. Ha preteso di prendere vita autonomamente; noi abbiamo soltanto orchestrato la sua gestazione e il conseguente arrivo. Vive di vita propria! Dall’antico greco, “Kenòs” significherebbe “il vuoto”. Perché abbiamo scelto questo titolo? Qualcuno ha ipotizzato che simboleggiasse il periodo in cui siamo stati in silenzio, un’ipotesi che ho apprezzato! In realtà, esso rappresenta un ipotetico scenario successivo alla fine del genere umano: il suo annientamento a opera di coloro che scesero dai remoti angoli delle galassie con la speranza di creare qualcosa di straordinario, l’uomo, rendendosi poi conto, invece, di aver avvelenato il pianeta con il peggiore parassita che avrebbero mai potuto creare! Il vuoto come soluzione di sopravvivenza, il vuoto come unica decisione. Un vuoto che lascia soltanto l’eco dei silenzi di ciò che un tempo fu, fortunatamente dimenticato! Musica e concept vanno di pari passo negli Azrath-11: l’uno crea l’altro, Alfa crea Omega. Con la nostra musica vogliamo raccontare una storia ammantata dal buio siderale, dove le urla si disperdono senza fine!
L’album è un’opera di architettura musicale complessa, che alterna sfuriate annichilenti a momenti introspettivi privi di speranza. C’è il rischio che abbiate composto molto più materiale del previsto durante questa lunghissima gestazione? Dobbiamo aspettarci un altro capitolo a breve o le vostre energie si sono focalizzate interamente su queste tracce?
A.D.D.: Non dovete temere un altro lungo silenzio, stavolta. Il nuovo album è attualmente work in progress!

Per la produzione vi siete affidati ai leggendari 16th Cellar Studios. Com’è stato lavorare con loro e in che modo il loro tocco ha aiutato a rendere i suoni così corposi, caustici e distruttivi?
A.D.D.: Per la precisione, due tracce su cinque furono prodotte ai 16th Cellar Studios di Stefano Morabito, “Hamarteia” e “Theoktonia”. Lavorare con lui è stato facile, perché è una persona estremamente preparata, competente e molto precisa! Ha saputo veramente donare alla musica il vigore necessario perché potesse esplodere in tutta la sua maestosa furia. Siamo stati davvero molto contenti di lavorare insieme a lui: un grande professionista!
Il panorama del metal estremo internazionale e italiano è profondamente cambiato rispetto a 13 anni fa. Come pensate di collocarvi all’interno della scena contemporanea con una proposta così “avanguardistica”, feroce ed esasperata?
A.D.D.: Onestamente, a noi non ha mai interessato far parte di una “scena”.
Il nostro obiettivo principale è la musica. Cerchiamo di evolverci senza snaturare troppo il nostro sound, incorporando elementi nuovi senza apparire forzati o supponenti. Cerchiamo di conglomerare le influenze rendendole nostre. Non abbiamo mai puntato a un approccio easy listening, altrimenti avremmo scelto di suonare un altro genere musicale, forse più adatto alle timide e sensibili orecchie degli ascoltatori moderni. Noi siamo gli Azrath-11 e suoniamo “True Lovecraftian Death Metal”. Se vuoi ascoltarci, saprai già che non sarà facile. Forse, però, ciò che dovresti semplicemente fare è non limitarti ad ascoltare, ma lasciarti affogare dentro la nostra proposta. Non è musica “di facile presa”: è death metal, musica che pretende ossequiosa devozione e serietà!
Ora che il ritorno in pista è ufficiale e in pompa magna, avete già pianificato un’attività live o ci sono eventi importanti e date speciali in cui i fan potranno finalmente rivedervi dal vivo a devastare il palco?
A.D.D.: Siamo già ritornati a calcare il palco! Tra il 2025 e il 2026 abbiamo partecipato a occasioni selezionate che ci hanno dato grandi soddisfazioni. Al momento stiamo pianificando le nuove cerimonie per la fine del 2026 e, a seguire, per il 2027. Non vi rimane altro che seguirci, se volete abbandonare ogni speranza, voi che entrerete… in qualche venue! Spero di vedervi presto e, perché no, di celebrare “Kenòs” tutti insieme!
https://www.youtube.com/watch?v=SPTbrVh6znQ