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Amon Amarth: la band spiega la realizzazione di "The Allfather Awakens"

In un'intervista rilasciata a TalkShopLive, Johan Hegg e Ted Lundström degli Amon Amarth hanno parlato del prossimo album The Allfather Awakens, in uscita

di Valeria Campagnale 20 Settembre 2026 - 16:00
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In un'intervista rilasciata a TalkShopLive, Johan Hegg e Ted Lundström degli Amon Amarth hanno parlato del prossimo album "The Allfather Awakens", in uscita tramite Metal Blade Records il 2 ottobre.

Riguardo alle tematiche affrontate nei testi di"The Allfather Awakens", Johan ha dichiarato:

"Direi che si tratta di un album a tema, in cui la maggior parte delle canzoni, anche se non tutte, è in qualche modo legata al dio norreno Odino. Attinge molto agli aspetti mitologici di Odino, ma include anche diversi spunti storici relativi all'era vichinga e al rapporto che i Vichinghi avevano con questa divinità."

Alla domanda se l'interesse per il folklore vichingo fosse nato fin dall'infanzia per lui e la band, Johan ha spiegato:

"L'interesse per i Vichinghi è nato quando ero molto piccolo. È iniziato in modo quasi banale, perché sono sempre stato appassionato di storia in generale. Ovviamente sapevo chi fossero i Vichinghi, ma l'interesse vero e proprio è scattato solo quando mia sorella ha scritto delle rune a matita sulla parete di casa. Sono rimasto a bocca aperta. Avevo circa nove o dieci anni ed ero affascinato dal fatto che in Svezia avessimo una lingua scritta risalente a mille anni fa. È lì che è nata la mia passione, poi ho scoperto la splendida serie a fumetti Valhalla di un disegnatore danese. Da quel momento in poi è stato un crescendo".

Ted ha poi aggiunto:

"É stata una passione giovanile. Quando abbiamo fondato la band e iniziato a lavorare alla nostra musica nel '92, cercavamo una nicchia che ci permettesse di distinguerci dalle altre band di Stoccolma e della Svezia dell'epoca. Abbiamo quindi trasferito il nostro interesse per la mitologia norrena nella musica del gruppo, e la scelta ha funzionato alla grande. C'erano già alcune band prima di noi che scrivevano dei Vichinghi, ma non erano molte, quindi si trattava di un genere molto circoscritto."

Tra i temi affrontati da Hegg e Lundström c'è anche l'intesa con il produttore danese Jacob Hansen, che ha lavorato al nuovo album. A questo proposito, Johan ha affermato:

"Lavorare con lui per la prima volta è stata un'esperienza fantastica, oltre a essere una gran bella persona".

Ted ha aggiunto:

"Siamo andati a trovare Jacob durante un precedente tour europeo. Avevamo un giorno di pausa in Danimarca, così lo abbiamo chiamato e gli abbiamo detto: 'Vorremmo fare due chiacchiere e dare un'occhiata allo studio'. Abbiamo passato una bella giornata a discutere di ciò che volevamo realizzare e gli abbiamo chiesto cosa potesse portare al progetto dal suo punto di vista. Le sensazioni sono state subito ottime. Lavorare con lui è stato facilissimo: l'intera sessione di registrazione è andata a gonfie vele".

Riguardo al processo di composizione di "The Allfather Awakens", Ted ha commentato:

"In passato mettevamo mano al nuovo album solo dopo aver finito i tour. Questa volta, però, dato che l'attività dal vivo è durata molto più del previsto, ci hanno proposto tour fantastici a cui era impossibile dire di no, i chitarristi, Olavi e Johan, hanno iniziato a buttare giù riff e a scambiarsi idee direttamente durante la tournée. Quando abbiamo terminato i concerti per lo scorso disco, avevamo già un bel vantaggio con diversi brani pronti nel cassetto".

Johan ha aggiunto:

"Ricordo anche che, per la prima volta dopo tanto tempo... Uno dei problemi è che non abbiamo una vera sala prove da più di dieci anni. So che a Olavi in particolare manca la possibilità di sviluppare le idee in sala prove. Credo che uno dei motivi per cui comporre in tour ha funzionato così bene sia stato il fatto di avere una stanza per il riscaldamento con una batteria digitale e piccoli amplificatori, dove potevano fare jam session sui pezzi, cosa che Olavi ama fare. È stato anche grazie a questo contesto se siamo riusciti a scrivere suonando in giro."

Entrambi i musicisti hanno confermato che gli Amon Amarth hanno scelto di registrare il full-lenght concentrandosi su un brano alla volta, anziché costruire l'intero album registrando ogni singolo strumento separatamente per tutte le tracce.

Ha spiegato Ted:

"È stata una delle idee che abbiamo proposto a Jacob, chiedendogli se gli andasse bene procedere canzone per canzone",

"Abbiamo anche diviso l'intera registrazione in due sessioni in studio separate, lavorando su cinque o sei brani per volta per dedicarci al 100% a ogni singola traccia. Registrare dieci canzoni di fila finisce per sovraccaricarti la testa di riff, diminuendo la qualità complessiva. In questo modo abbiamo inciso un pezzo alla volta batteria, basso, chitarre e voce, consentendo anche a Johan di riposare la voce prima del brano successivo. È stato un processo rilassante e focalizzato al massimo".

Johan ha aggiunto:

"Il vantaggio è che completi una canzone e poi puoi accantonarla. Alla fine della sessione riascolti tutto e valuti: 'Bene, c'è qualcosa da cambiare? C'è un passaggio che non funziona? Sarebbe meglio un roll di batteria diverso?'. Lavorando come facevamo in passato, dove registri prima tutta la batteria per tutte le tracce e poi smonti il kit, non hai più la possibilità di modificare le parti ritmiche a fine sessione. Questo metodo ti permette di fare continui ritocchi... Nella prima sessione avevamo sei pezzi e li abbiamo incisi; poi abbiamo dovuto scriverne e registrarne degli altri."

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